Aveva adibito un’abitazione per la prostituzione. Denunciata dai carabinieri
Una donna di 53 anni è stata denunciata dai carabinieri della Stazione di Porto Garibaldi con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione
Una donna di 53 anni è stata denunciata dai carabinieri della Stazione di Porto Garibaldi con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione
L’operazione straordinaria dei carabinieri del 27 ottobre ha portato all’identificazione di 43 persone e al controllo di 22 veicoli e due esercizi pubblici. Sequestrati oltre 70 grammi di sostanza stupefacente e un manganello telescopico
Hanno aggredito i carabinieri intervenuti dopo una lite e, una volta bloccati hanno strattonato i militari. Per questo, due cittadini stranieri di 29 e 38 anni sono stati arrestati a Cento
Dopo i sigilli della Dda di Roma al kartodromo di via Diana, la senatrice Ilaria Cucci (Avs) - insieme ai colleghi Rando (Pd), Croatti (M5S) e Lombardo (Azione) - ha presentato un'interrogazione parlamentare al ministro Matteo Piantedosi
Oltre al filone principale per maltrattamento e uccisione di animali, già chiuso, la Procura di Ferrara aveva aperto anche un secondo fascicolo per depistaggio a carico della rettrice Laura Ramaciotti. Per quest'ultimo procedimento, però, lo stesso pubblico ministero ha chiesto l'archiviazione
È la volta dei consulenti tecnici delle difese nel processo per la morte di Gaetano Lamburghini, che vede due medici del Sant’Anna – i chirurghi Gabriele Anania e Giuseppe Resta – accusati di omicidio colposo.
I nomi sono quelli altisonanti di Annibale d’Annibale (per Anania) e Gianluca Melotti (per Resta), tra i padri della laparoscopia in Italia. Per loro l’intervento al colon effettuato per asportare un adenocarcinoma a Lamburghini fu eseguito a regola d’arte, e non vi è stata colpa dei due medici (difesi dagli avvocati Michele Ciaccia e Marco Linguerri) nella morte del paziente. I medici del Sant’Anna avrebbero seguito le linee guida, sia nel decidere di intervenire per la rimozione del tumore – secondo il principio della radicalità oncologica – sia per la vascolarizzazione (approvando la tecnica eseguita della legatura alta, soprattutto a fronte dell’obesità del paziente). Anche sui fattori di rischio, l’anzianità non doveva essere considerata perché Lamburghini non oltrepassava i 75 anni di età, mentre il diabete non avrebbe influito nella morte.
Di tutt’altro parare la parte civile, la famiglia che si è costituita tramite l’avvocato Dario Bolognesi: “Era un paziente anziano, obeso e con un diabete di tipo 2, bisognava usare maggiore prudenza per evitare problemi vascolari”. Il conflitto non è solo sulle modalità di intervento ma anche sulla sua necessità: “Il tumore – spiega ancora l’avvocato Bolognesi – non era in metastasi, né era particolarmente pericoloso, gli stessi medici a mio avviso si contraddicono sotto diversi profili”.
Laburghini, agente immobiliare di 66 anni, morì il 21 giugno 2014, a qualche giorno di distanza dall’operazione, a causa di una peritonite stercoracea.
Il processo riprenderà l’11 gennaio con la chiusura dell’istruttoria e l’avvio della discussione, sempre davanti al giudice Luca Marini.
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