Pug, le opposizioni: “Molta tecnica, poca politica”
Giudizio positivo sull'impianto, ma critiche su casa, mobilità e frazioni. Nel mirino anche i tempi e il metodo dell'approvazione
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Partono i lavori da 11,6 milioni di euro fino ad agosto 2030: quattro fasi per intervenire su tutte le ali senza fermare visite ed eventi
Le aziende potranno essere sottoposte a verifiche su diritti umani, condizioni di lavoro, sostenibili e trasparenza delle filiere
L’episodio era avvenuto a gennaio nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara. Il giovane, riconosciuto seminfermo di mente, sconterà la pena in una struttura dedicata
Nell’ambito dei controlli previsti dalla normativa per il monitoraggio della legionella, l’indagine sta proseguendo anche negli impianti idrici delle palestre comunali, attraverso campionamenti finalizzati a rilevare l’eventuale presenza del batterio
È la volta dei consulenti tecnici delle difese nel processo per la morte di Gaetano Lamburghini, che vede due medici del Sant’Anna – i chirurghi Gabriele Anania e Giuseppe Resta – accusati di omicidio colposo.
I nomi sono quelli altisonanti di Annibale d’Annibale (per Anania) e Gianluca Melotti (per Resta), tra i padri della laparoscopia in Italia. Per loro l’intervento al colon effettuato per asportare un adenocarcinoma a Lamburghini fu eseguito a regola d’arte, e non vi è stata colpa dei due medici (difesi dagli avvocati Michele Ciaccia e Marco Linguerri) nella morte del paziente. I medici del Sant’Anna avrebbero seguito le linee guida, sia nel decidere di intervenire per la rimozione del tumore – secondo il principio della radicalità oncologica – sia per la vascolarizzazione (approvando la tecnica eseguita della legatura alta, soprattutto a fronte dell’obesità del paziente). Anche sui fattori di rischio, l’anzianità non doveva essere considerata perché Lamburghini non oltrepassava i 75 anni di età, mentre il diabete non avrebbe influito nella morte.
Di tutt’altro parare la parte civile, la famiglia che si è costituita tramite l’avvocato Dario Bolognesi: “Era un paziente anziano, obeso e con un diabete di tipo 2, bisognava usare maggiore prudenza per evitare problemi vascolari”. Il conflitto non è solo sulle modalità di intervento ma anche sulla sua necessità: “Il tumore – spiega ancora l’avvocato Bolognesi – non era in metastasi, né era particolarmente pericoloso, gli stessi medici a mio avviso si contraddicono sotto diversi profili”.
Laburghini, agente immobiliare di 66 anni, morì il 21 giugno 2014, a qualche giorno di distanza dall’operazione, a causa di una peritonite stercoracea.
Il processo riprenderà l’11 gennaio con la chiusura dell’istruttoria e l’avvio della discussione, sempre davanti al giudice Luca Marini.
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