Comacchio. “Non sono io il legale rappresentante di Cadf e non esiste nessuna delega specifica da me accettata in materia di sicurezza”. Così Silvio Stricchi, dg della società, rendendo dichiarazioni spontanee al giudice Verter Giacomelli, nel processo che lo vede imputato per violazione della normativa sulla sicurezza sul lavoro.
Il processo è relativo a un incidente avvenuto nell’aprile 2011 in un cantiere a Lido delle Nazioni, quando un operaio subì una grave ustione agli arti inferiori a causa di un’improvvisa fiammata dal sottosuolo, proveniente da una tubatura di metano inavvertitamente danneggiata durante l’inserimento dall’esterno della nuova conduttura.
La medicina del lavoro fece alcuni rilievi in merito alla mancanza di alcune misure di sicurezza – per la quale si è aperto anche un procedimento amministrativo – adottate dalla società. Il processo penale verte sostanzialmente su tre punti e su questi si è focalizzata l’escussione dei testimoni (dipendenti di Cadf) nell’udienza di lunedì: la conoscenza o meno da parte dell’operaio edile della presenza della tubatura nell’area di lavoro (cosa che lui ad esempio nega), la sua formazione per l’utilizzo di uno specifico macchinario spingi tubo (che permette di non effettuare uno scavo a cielo aperto) – fatta effettivamente circa un anno dopo l’incidente – e sugli accorgimenti adottati per la sicurezza dei cantieri in materia di scavi.
La dichiarazione di sostanziale non responsabilità da parte di Stricchi è stata accompagnata dalla presentazione della relativa documentazione da parte del suo difensore (l’avvocato Lorenzo Valgimigli): la visura dell’atto costitutivo di Cadf Spa – il cui legale rappresentante è il presidente del Cda, come ricordato dallo stesso Stricchi – dello statuto che disciplina gli incarichi e le responsabilità affidati al dg. La necessità di vagliare il peso probatorio di tali documenti ha portato il giudice a chiudere l’istruttoria ma a non procedere subito con la discussione, rinviando l’udienza 19 dicembre.
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