Cronaca
17 Novembre 2016
Odissea finita per un 38enne, per i giudici non ha commesso il fatto

Accusato ingiustamente di rapina, il tribunale lo assolve

di Daniele Oppo | 2 min

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Sangue in piazza Cacciaguida, 46enne rischia tre anni e mezzo

La Procura di Ferrara ha avanzato una richiesta di condanna a tre anni e sei mesi per il 46enne di nazionalità straniera, finito a processo con la duplice accusa di rapina e lesioni nei confronti di un altro uomo di nazionalità tunisina per la violenta aggressione avvenuta due anni fa nelle vicinanze di piazzetta Cacciaguida, a pochi passi dal Castello Estense

unnamed (21)La procura ha chiesto la condanna a un anno e otto mesi di reclusione, ma i fatti esposti dall’accusa non hanno convinto i giudici del tribunale di Ferrara. Finisce con un’assoluzione piena il processo a carico di Fabio Scantamburlo, 38enne, attivo nei comitati anti-degrado in zona Krasnodar, accusato nel settembre 2014 da una prostituta di averla rapinata, minacciandola con un coltello e facendosi consegnare 50 euro.

Troppi i ‘buchi’ dell’accusa. Innanzitutto il suo riconoscimento da parte della prostituta. Scantamburlo – difeso in giudizio dall’avvocato Enrico Zambardi – stava andando a prendere le sigarette alle due di notte nella zona di via Verga, dopo essere rientrato da lavoro, quando è passato davanti alla prostituta che raccontava della rapina alla polizia. Lei lo indica e dice che è stato lui, il protettore della ragazza conferma, anche se è strano che un rapinatore si azzardi a rischiare così tanto, soprattutto se ha agito a volto scoperto. Poi c’è la descrizione dell’abbigliamento indossato dal rapinatore: non combacia affatto con i vestiti indossati da Scantamburlo. Poi, ancora, viene trovato il coltello, buttato dentro a una siepe, ma non ci sono indizi che portino a identificare con ragionevole certezza la proprietà dell’arma in capo all’imputato.

Un comportamento ancora più strano se attribuito a un uomo che da anni si batte proprio contro la prostituzione e il degrado in zona Krasnodar, ma che per la procura – in udienza c’era il pm Patrizia Castaldini – poteva invece essere perfettamente rispondente all’obiettivo.

Nell’udienza tenutasi mercoledì pomeriggio davanti ai giudici Debora Landolfi, Verter Giacomelli e Sandra Lepore è comparsa infine – e a sorpresa – la stessa prostituta che ha confermato sì di aver identificato l’imputato quel giorno, ma ha anche sollevato qualche dubbio sul fatto che fosse stato proprio lui a rapinarla. Il suo protettore – l’altro accusatore – è sparito dalla circolazione e non si è mai presentato in udienza.

Alla fine il collegio ha deciso per l’assoluzione piena, per non aver commesso il fatto.

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