
Il dg dell’Ausl Claudio Vagnini
“È prioritario che i servizi sociali lavorino con quelli sanitari, serve una collaborazione forte e per questo conto di andare presto nei comitati di distretto per parlare con i sindaci”. Si presenta con le idee chiare il nuovo direttore generale dell’Ausl di Ferrara, Claudio Vagnini, arrivato in città per sostituire Paola Bardasi (e il sostituto ad interim Mauro Marabini).
Il lavoro in via Cassoli sarà lungo, fino al febbraio 2020, ed è appena incominciato. “Sono stato a Ferrara negli ultimi tre giorni per il Festival di Internazionale che è una delle mie passioni e anche perché sono molto legate a Medici Senza Frontiere”, rivela il neo-dg, originario di Pesaro, specializzato in igiene e sanità pubblica e con un curriculum dirigenziale già corposo. Lunedì il primo “brainstorming” con i direttori centrali dell’Ausl e già l’intenzione di incontrare al più presto il suo omologo dell’Azienda ospedaliero-universitaria, Tiziano Carradori: “Bisogna trovare un canale di comunicazione con il direttore di Cona, non vedo grandi differenze nell’appartenenza all’Ausl o all’Azienda ospedaliera, dobbiamo camminare insieme e fare scelte condivise, con incontri anche a cadenza settimanale”.

Da sinistra: Mauro Marabini e Claudio Vagnini
Ovviamente il primo passo sarà quello di avere un quadro della situazione ferrarese completo, ma Vagnini sa già quale sarà il percorso e quali saranno le sue tappe: “Integrazione tra le aziende, riorganizzazione in ambito ospedaliero, reti e rapporti tra ospedali del territorio e Cona, implementazione delle Case della salute, governo della spesa e rapporti con la medicina territoriale”. Poi – soprattutto – far camminare di pari passo la sanità e i servizi sociali: “C’è tutto un insieme di cose, come l’inserimento lavorativo delle persone con disagio che si devono fare, il lavoro sociale-sanitario per me è determinante”. A partire dalle Case della salute, “che non sono poliambulatori ma strutture importanti per l’assistenza territoriale dove all’interno possono collocarsi gli assistenti sociali per chiudere il cerchio”. Luoghi in cui “potremo fare tutti i percorsi di educazione alla salute per la popolazione anche in tempi tutto sommato brevi”.
Ci saranno alcune grane da risolvere, come quelle che riguardano l’ospedale del Delta e il San Camillo – anche per questo incontrerà i sindaci – ma l’impostazione di base è chiara: “Questo è un Paese che ha bisogno dei localismi e su questo piano siamo un po’ indietro. La sanità è stata migliorata ma siamo molto bravi a lamentarci: con tutti i limiti che vogliamo, noi garantiamo un sistema di emergenza che nessun altro paese offre. Però lo abbiamo dovuto trasformare per renderlo più efficiente: si dovevano fare delle scelte e altre se ne dovranno fare. A volte si passa per il ridimensionamento o lo spostamento dei servizi, ma la gente che sta male va dove ci sono più garanzie più che nell’ospedale sotto casa”.
Il motivo dei cambiamenti? “I costi saranno esorbitanti quando gli ultra 65enni saranno il 40% della popolazione: dobbiamo cambiare approccio e chiederci cosa possiamo fare noi stessi per migliorarci”. Di sicuro però “dovrò intervenire sui costi, cercando di non incidere sull’assistenza”.
Ma è presto ancora per entrare nel dettaglio ferrarese: “Ho chiesto qualche mese all’assessore “, servirà per avere un quadro completo e “decidere quale sarà la mia dirigenza più vicina”.
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