Sms, messaggi su Facebook e, soprattutto, violenze fisiche anche davanti al luogo di lavoro. È il calvario che una donna della provincia ha dovuto subire a causa dell’ex compagno, un 47enne ora a processo per violenze in famiglia.
La vicenda, i cui fatti più duri sono accaduti nel corso del 2015, è arrivata in tribunale dopo le denunce fatta dalle donna ai carabinieri. E proprio la donna ha raccontato al giudice Luca Marini quanto subito: appostamenti sotto casa, telefonate minatorie, insulti, ma anche violenze che l’hanno costretta alle cure mediche – con prognosi in un paio di occasioni sopra i 10 giorni – e a chiedere l’aiuto dei passanti.
Un episodio in particolare è accaduto nel giugno 2015 davanti all’azienda in cui lavora la donna: alle 7 mattino lui era lì ad aspettarla, rincorrerla, acciuffarla per i capelli, strattonarla con violenza e stringerle le mani attorno al collo chiedendole dove fosse il figlio. Proprio il piccolo era una delle maggiori preoccupazioni dell’uomo dopo aver ricevuto un ordine di allontanamento dalla donna a cui il bambino era stato affidato. A quell’ora però non c’era nessuno nessuno per strada da cui ottenere aiuto, fino al provvidenziale intervento di un uomo sulla cinquantina, che ha cercato di far desistere l’aggressore, senza successo, tanto che si è dovuto rivolgere alla guardiola dell’azienda per far intervenire qualcuno.
A quel punto l’uomo ha mollato la presa, ma ha continuato a spintore la ex compagna fino all’arrivo di 4-5 persone che, secondo il racconto della donna, hanno avuto difficoltà nel separali. Lei si è dovuta rivolgere ancora una volta al pronto soccorso: 10 giorni di prognosi per contusioni e ferite multiple.
Ha provato a cambiare città, ma è tornata poco dopo, trovando nella cassetta delle lettere missive dal suo ex compagno: le raccontava che era cambiato, che si era curato (lui, e non è un dettaglio da poco, è da tempo in cura per la depressione, anche se è emerso che ogni tanto sospendesse il trattamento medico), si attribuiva le colpe e chiedeva scusa. Qualche volta c’erano anche fiori.
La situazione, pur rimanendo difficile, sembra stesse assestandosi verso la normalità: si vedevano per far incontrare il figlio al padre dentro una struttura protetta. Lui usciva dopo di lei, per permetterle di allontanarsi tranquilla, fino a che un giorno la nuova routine è cambiata. Lei esce, lui esce subito dopo e la chiama da dietro, un’altra aggressione verbale: cosa vuoi? Soldi? Le chiede lui, di nuovo infuriato. E ancora, recentemente, si è ripresentato sotto la sua casa, a chiamare dalla strada e citofonare.
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