Jolanda
30 Giugno 2016
Udienza dedicata all'arringa del responsabile civile: "Lui era una banca viaggiante, Mediolanum ci ha solo rimesso"

L’avvocato di fiducia ‘abbandona’ Mazzoni, sentenza rinviata per l’ex broker

di Daniele Oppo | 4 min

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immagine di repertorio

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Jolanda di Savoia. L’Aula E del tribunale di Ferrara era piena. Tanti avvocati e, soprattutto, tante persone, perlopiù anziane. Doveva essere infatti il giorno della probabile sentenza per Raffaele Mazzoni, l’ex broker di Banca Mediolanum alla sbarra per un truffa da oltre 11 milioni di euro e abusivismo finanziario. Invece c’è stato un piccolo colpo di scena: la rinuncia del suo avvocato di fiducia proprio nello step finale e il subentro di quello d’ufficio, Alessandra Pisa.

Il nuovo legale di Mazzoni dovrà ora affrontare un enorme fascicolo processuale e per questo ha chiesto i “termini a difesa”, ovvero del tempo per poter studiare i faldoni, concessi dal giudice Debora Landolfi che ha rinviato – con sospensione della prescrizione – al prossimo settembre l’udienza finale per l’arringa difensiva e, forse, la sentenza.

L’udienza in programma si è però tenuta ugualmente perché era il turno di Banca Mediolanum nelle vesti di responsabile civile (in questo processo è anche parte civile), rappresentata dall’avvocato Giovanni Bellingardi di Milano. Il legale ha sostenuto quanto già aveva chiesto l’avvocato della banca, ma come parte civile, di far intervenire la prescrizione per tutte le condotte di Mazzoni precedenti al 30 dicembre del 2008 per il capo d’imputazione che riguarda la truffa (la prescrizione è di 7 anni). Se questa ipotesi venisse accolta, ha spiegato l’avvocato, l’ammontare della truffa scenderebbe a circa 5,8 milioni di euro, sui quali la banca “ha già formulato proposte di transazione per 617mila euro”.

Ma, soprattutto, ha cercato di creare una netta linea di demarcazione tra l’ex broker e la banca chiamata a rispondere civilmente delle sue condotte illecite.

Per farlo ha rimarcato il ruolo di “banca viaggiante” di Mazzoni così come raccontata da alcune parti offese – e parti civili nel processo – costruita con un rapporto di estrema fiducia, in molti casi “cieca”, tra l’ex broker e i clienti. Un ruolo in cui Mediolanum non avrebbe mai avuto accesso ma in cui anzi, la banca “ci ha solo rimesso”. “Mazzoni – ha detto l’avvocato – proponeva investimenti falsi, percepiva le somma e le incassava o usava per finalità personali. Quesi soldi non sono mai stati destinati a un investimento. Si tratta di una serie di truffe autonome”.

Non solo, il legale, pur rimarcando in un paio di occasioni di “non voler mettere in dubbio la buona fede delle persone”, ha messo in dubbio la possibilità di accertare la responsabilità civile della banca proprio sia in base alle loro condotte che per questioni di tipo tecnico-processuale.

Sul primo aspetto l’avvocato Bellingardi ha sollevato un problema “di attendibilità delle parti civili, insistendo sull'”acquiescenza e la renitenza delle parti civili a contattare la banca” nei 12 anni in cui si è consumata la truffa, pur davanti a interessi promessi altissimi, diversi da quelli di mercato (e in alcuni casi conosciuti dai clienti), rendiconti presentati su “fogli di block notes intestati alla banca ma ad uso interno e scritti a mano”, documentazione molto differente che giungeva dalla stessa Mediolanum (è stato citato un caso in un cui la banca comunicava investimenti per circa 800 euro, a fronte di dazioni a Mazzoni per oltre un milione) e cambiamenti “anomali” delle modalità operative: gli assegni che una volta venivano intestati alla banca, dovevano essere intestati o a Mazzoni o a terzi; gli interessi pagati in contanti direttamente dal broker o tramite il suo conto personale o, ancora, proprio con assegni di terze persone. “In 12 anni – ha affermato il legale – nessuna delle parti civili ha contattato la banca per capire le differenze”. Insomma, per l’avvocato, è “mancata l’ordinaria diligenza”.

Il secondo aspetto è invece più tecnico: l’ingresso di un responsabile civile nel processo penale comporta che il giudice decida secondo le regole del processo civile per gli aspetti della relativa responsabilità. E qui l’avvocato ha ricordato che non possono valere le parole delle parti civili-persone offese, chiamate a testimoniare, comportando così che il giudizio si possa basare praticamente solo sulle prove documentali che, nei fatti di specie, i più complessi di tutta la vicenda – e anche per questo non risolti con una transazione – non sono molto forti.

La prossima udienza sarà quella conclusiva in cui parlerà la difesa di Mazzoni – sempre assente – e in cui potrebbe arrivare, ma non c’è certezza vista la complessità del processo, la sentenza. La procura aveva già chiesto una condanna a 9 anni di reclusione, mentre il Codacons ha chiesto una provvisionale da circa 10 milioni di euro.

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