(foto di Alessandro Castaldi)
Superati i tendoni che separano piazza Castello dal resto del mondo di un giovedì sera come tanti, sembra proprio di entrare in un dancefloor berlinese. Siamo stati catapultati nella capitale della cultura giovanile? No, siamo arrivati al primo appuntamento di Ferrara sotto le Stelle. Che, per la sua 21esima edizione, abbandona le chitarre per lasciare la scena alle tastiere. Protagoniste assolute di “Astro”, un minifestival nel festival dedicato interamente alla musica elettronica.
La città estense diventa così una ‘electrocity’. Un evento proiettato verso il futuro che ben si inserisce in una cornice storica come quella del Castello rinascimentale. La contrapposizione tra antico e moderno si percepisce appena: tutti gli occhi sono puntati sul palco dove, dalle 19.30 fino all’una e mezza di notte, si susseguono le esibizioni di Caribou, Floating Points, Junior Boys, Four Tet, Jolly Mare e Populous.
Un migliaio di ragazzi con lo zainetto in spalla muove la testa all’unisono, china il capo quasi fosse una preghiera per venerare quelli che sono considerati gli ‘dei’ dell’elettronica contemporanea. Quattro stranieri e due italiani. Anche se, si sa, la musica non conosce confini geografici o sonori.
Gli organizzatori l’avevano definita “la serata indie-elettronica più succosa dell’estate italiana”. Da fare invidia al vicino Robot festival di Bologna che, fra l’altro, ha collaborato alla riuscita di questa iniziativa sperimentale. Si tratta comunque di una produzione esclusiva perché portare sei artisti di questo calibro sullo stesso palco è un fatto più unico che raro.
A scaldare l’atmosfera ci ha pensato Populous, al secolo Andrea Mangia, che nel suo dj set nel cortile del Castello ha mostrato le connessioni intergalattiche tra ritmi africani e futuristi, prima di lasciare la scena al suo collega, salentino come lui, Jolly Mare, nome d’arte di Fabrizio Martina, eccezionalmente in assetto live per presentare la sua italo-disco rivisitata.
Alle 21 è partito l’esodo dal cortile all’adiacente piazza ciottolata per ascoltare Sam Shepherd, producer inglese più conosciuto con lo pseudonimo di Floating Points che ha proposto la sua miscela di musica elettronica e jazz, senza risparmiare neanche una nota.
Vera chicca della serata sono stati gli Junior Boys: che il duo canadese fosse un punto di riferimento della scena elettro-pop era chiaro da anni, ma non si poteva prevedere che le mura del Castello avrebbero reso così grazia ai loro esperimenti elettronici in chiave pop.
Unica pecca: il passaggio dalla piazza al cortile interno è stata una processione lenta. Va bene garantire la sicurezza, ma non sono state poche le lamentele sui tempi di attesa di chi, avendo pagato 40 euro per il biglietto, avrebbe voluto ascoltare tutto il concerto sotto il palco e non in fila per percorrere una decina di metri.
Ma le star della serata arrivano in chiusura per l’unica data italiana di Caribou e Four Tet, di nuovo in piazza Castello. Il primo è un musicista canadese, il secondo viene dal Regno Unito, entrambi condividono l’amore per la sperimentazione che li ha resi costellazioni luminose nell’universo dell’elettronica mondiale. Un cosmo che, per una sera, trova casa a Ferrara… sotto le stelle.
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