L’abbiamo spesso “denunciato”, ora tempo di una breve analisi più precisa. Andazzo molto discutibile del giornalismo è ormai spulciare profili privati di Facebook e montarci (al di là del vero o falso dei post) casi che poi vivono di vita propria con effetti d’immagine per i “sequestrati” gravi: magari di personaggi si pubblici, ma trattasi sempre di spazi privati, anche giuridicamente e secondo il regolamento del Social Network; infatti ancora in un recente passato, Facebook permetteva per i profili personali anche avatar o nick name come “loghi”. Ora solo nomi e cognomi reali. Questa FB dipendenza dell’informazione è sintomo di giornalismo degenerato, del pensiero unico orwelliano, una app non stop del famoso Grande Fratello. (*Ci riferiamo alla Politica o al massimo Metapolitica, in quanto per la cultura in sè il discorso è più complesso e in questo caso anche i SN possono essere fonte di notizia).
E il discorso vale sia per figure di sinistra che di destra, troviamo vergognoso tale Non Stile giornalistico trasversalmente e siamo chiarissimi. Anche Ferrara e tutte le testate sia ben chiaro, si sono già distinte in tal senso (semplici esempi a memoria) riguardo post di Marattin a suo tempo Masotti e recentemente Lodi, a livello nazionale in queste ore fa clamore un deputato del PD con un post forte, subito a quanto pare radiato dal Partito, non capendo un tubo invece del vero problema. Che ha che fare, in quasi tutti i casi, con la parola libera e anche la Privacy del Blogger di Facebook in questi casi, tutti nei fatti blogger. Tranne casi particolari (social network pedofili o chiaramente filonazisti o fili terrorismo rosso o filo Isis ee cose estremissime del genere) le parole devo restare libere sui Social Network, anche se violano il pensiero unico o la stessa (poi sempre o quasi relativa) buona educazione. In ogni caso la legge attuale permette come per la carta stampata azioni soggettive di denuncia se qualcuno (o anche un gruppo, associazione, partito) si ritiene diffamato.
Ma i post su facebook, non c’entrano nulla con il giornalismo come sorgente di notizia politica. Lo diciamo in nome di Karl Kraus e Oscar Wilde che già un secolo fa hanno ben spiegato la psicologia del giornalista nella sua Ombra negativa: non la ricerca della verità, ma qualsiasi cosa tranne l’essenza del giornalismo. Cercare la verità in sfoghi spesso casuali o comunque legittimi finchè si tratta di parole e non di fatti concreti criminogeni è prassi regressiva e basta: favorisce il grande smulacro che caratterizza ormai l’Informazione, soprattutto in Italia, come sistema e Rete perversa di occultamento del verosimile e del reale probabile, adattanto Verità e Realtà ai paradigmi scientifici e mentali del nostro tempo. Lo diciamo in nome di Roland Barthes e Noam Chomsky, non la De Filippi o Travaglio: Barthes nel suo discorso alla Sorbonne, il primo giorno del suo rettorato lo chiamò più o meno: “Il fascismo è nel linguaggio” oggi da leggersi “Il totalitarismo è nel linguaggio”, per includerci anche, secondo la storia e non le faziosità intellettuali, anche il comunismo e ogni attuale fondamentalismo.
Mentre Chomsky, in nome della parola libera per dimostrarlo concretamente è anche noto per una sua prefazione a un libro negazionista di cui non condivideva neppure la tipografia per intenderci! Oggi con il pretesto di fenomeni e problematiche anche indubbiamente reali , dai migranti ai gay alla famiglia naturale o genderistica ai musulmani ecc., al fascismo o all’antifascismo , alla violenza sulle donne, ecc., che esigono solo analisi complesse e conoscitive e raramente solo sul piano giornalistico (per forza di cose anche e giochi linguistici diversi) i giornalisti sono anche costretti a fare i Funamboli persino dell’esperanto altrimenti rischiano per via di leggi in sè necessarie ma debordate sul totalitarismo del controllo delle parole, attingono a Facebook, spesso sembra che neppure scrivano le notizie. Invece se qualcuno mi da anche giustamente dell’idiota in sè ha diritto di dirlo, certamente non è una notizia diciamo per riviste futuriste visto il mio piccolo ruolo pubblico. (Se poi lo voglio denunciare per diffamazione sono affari miei). Se un politico del PD sul suo profilo personale si è rotto il C di qualche leghista impulsivo ma legittimo e viceversa uno della Lega , altrettanto legittimo, non sono Notizie! Trasformarle in Notizie perpetua come un tumore maligno semmai la malattia storica del giornalismo contemporaneo.
Che non ricerca piu il verosimile per quanto è possibile, ma prende i SN personali come agenzie di stampa! E alla base del pensiero unico una gravissima lacuna psicologica: “parte di quella forza il male che sempre crea il bene” diceva Goethe (idem poi Nietzsche, Freud, Jung, Lorenz e oggi anche le neuroscienze…su basi più oggettivanti): l’equilibrio sociale possibile minimo decente non si basa psicologicamente (tranne per filosofi o idealisti che vivono ormai in qualche buco nero o rosso…) su modelli virtuosi, ma modelli minimali, accettando i limiti (santi, eroi e geni sono pochi) del famoso Altro, secondo quel che è la natura umana. La parola veramente libera anche se rozza, liminare, è ll miglior antivirus all’aggressività normale nel mondo del Reale! Controllare il linguaggio significa generare magmi nell’inconscio personale e socale che poi prima o poi esplodono nel mondo reale, allora si gli effetti sono pericolosi sul serio. Persino i proverbi ricordano ancora questa splendida ecologia mentale: “Can che abbaia non morde!” I Giornalisti in generale o chi fa le leggi stile Pensiero unico non se lo ricordano neppure più, questo abc della società civile?
Roby Guerra
Azione Futurista Ferrara