Ven 20 Mag 2016 - 359 visite
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Crac Coopcostruttori, la sentenza della Cassazione a fine giugno

Chiusa la fase dibattimentale con le richieste delle difese e della parti civili

Foto di Sergio D’Afflitto|CC BY SA 3.0

Foto di Sergio D’Afflitto|CC BY SA 3.0

Bisognerà aspettare poco più di un mese per conoscere il destino del processo sul crac Coopcostruttori: giovedì si è conclusa la fase dibattimentale con l’esposizione delle richieste delle difese e della parti civili, ma i giudici della Suprema Corte hanno rinviato l’udienza al 30 giugno per la sentenza.

Nella scorsa udienza il procuratore generale aveva sostanzialmente smantellato la sentenza di condanna arrivata in Appello, giovedì gli avvocati delle parti civili l’hanno invece sostenuta: “Abbiamo difeso la sentenza d’appello nelle parti in cui condanna gli imputati e contestato le conclusioni del Pg quando ha chiesto l’annullamento – commenta Carmelo Marcello, rappresentante di una parte corposa dei soci e risparmiatori che hanno perso i soldi -. Abbiamo insistito sul falso in bilancio, evidenziando che mai i nostri clienti avrebbero sottoscritto le Apc se avessero conosciuto la situazione del bilancio. Abbiamo per questo chiesto l’inammissibilità e il rigetto dei ricorsi degli imputati e l’accoglimento di quello del Pg presso la Corte d’Appello”.

Diversa, ovviamente, la posizione dell’avvocato Lorenzo Valgimigli, difensore di Renzo Ricci Maccarini, numero due di Coopcostruttori, il cui intervento è stato molto tecnico, a partire da una recente sentenza delle Sezioni Unite sulla rilevanza del ‘falso valutativo’ per quanto riguarda il capo d’imputazione madre, quello sul falso in bilancio: “Da diverso tempo – spiega il legale – si discute se le valutazioni discrezionali possano essere predicate di falso, che però è un giudizio sulle constatazioni. Le Sezioni Unite con una storica sentenza hanno detto che anche le valutazioni possono costituire un reato di falso ma a una condizione: che i principi contabili dettino una linea guida, ma quando si parla di ‘ragionevole certezza’ si apre alla discrezionalità e l’unica possibilità di sindacarla è verificare se il redattore del bilancio abbia dichiarato di seguire un criterio e se poi lo ha fatto. E nei bilanci di Coopcostruttori sono sempre stati seguiti i criteri indicati”. Contestata anche la ricostruzione sulle operazioni dolose (emissione di Apc e fatture irregolari): “Se non esiste il falso in bilancio, come anche il Pg ha rilevato, allora viene meno tutto il processo: le operazioni dolose possono essere dichiarate tali solo se i bilanci erano falsi, ma se così non è, non è vero che il dissesto è iniziato nel 1993 ma nel 2003”. L’ultimo grosso capitolo di tutto il procedimento è quello che riguarda l’acquisto e il finanziamento della Spal: “Qui c’è una contraddizione logica sulla dissipazione – spiega ancora Valgimigli -: l’acquisto e i primi finanziamenti sono stati dichiarati leciti, ma non i finanziamenti dal 1993 perché la coop sarebbe stata già in crisi. Questo solo sulla base della falsità dei bilanci, ma se non erano falsi allora quei finanziamenti erano leciti. Inoltre, se c’era una causa ritenuta lecita per l’acquisto e per i primi finanziamenti, c’era anche per quelli successivi”.

Rimangono poi le questioni legate alle ‘figlie minori’ della Costruttori: Progresso e Messidoro, per le quali arrivarono assoluzioni sia in primo che in secondo grado. “Abbiamo chiesto il rigetto dei ricorsi delle parti civili e del procuratore generale della Corte d’Appello – afferma Giampaolo Remondi, difensore del presidente del cda Giorgio Coatti, del consigliere Claudio Assirelli e del sindaco Villiam Brusi – e l’accoglimento di quello degli imputati”.

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