Il prossimo 17 aprile si terrà il referendum, proposto da 9 Regioni italiane, che deciderà sulla durata delle concessioni per le trivellazioni marine per idrocarburi (gas e petrolio) entro le 12 miglia dalla costa.
Se il referendum ottenesse il quorum – ovvero, votasse la maggioranza degli aventi diritto – e se prevarrà il Sì, le concessioni non verranno rinnovate e scadranno entro i prossimi 5/10 anni. Se restasse l’attuale legge, le aziende degli idrocarburi (che pagano allo Stato italiano una percentuale del 7% sui loro guadagni, la più bassa d’Europa) potrebbero proseguire le estrazioni fino a esaurimento dei giacimenti.
Attualmente, il petrolio estratto entro le 12 miglia marine copre l’1% del fabbisogno nazionale. Il gas estratto una percentuale del 2,2% del consumo nazionale. Cifre basse che non giustificano i rischi che l’estrazione di idrocarburi fa correre ai nostri mari e alle coste: se si verificasse una fuoriuscita di petrolio sarebbe una catastrofe per l’ambiente e anche per la nostra economia: dal turismo alla pesca.
Davvero vogliamo continuare a correre questo rischio per un tempo indefinito?
Alcuni sindacati agitano il tema dell’occupazione: si tratterebbe, dicono, di circa 6.000 posti di lavoro che potrebbero sfumare; la questione è seria, ma il tempo c’è per trovare alternative e impiegare quegli addetti in altre attività.
Il tema del referendum, così importante e, al tempo stesso, tanto ignorato dai mezzi di comunicazione, non ha trovato l’interesse dei partiti politici e dei movimenti locali, impegnati soprattutto a guadagnare spazi per le prossime elezioni amministrative di Cento.
Per questo ci mobilitiamo per fare sì che il 17 aprile ci si rechi a votare e a votare Sì.
Nei prossimi giorni faremo alcune iniziative di volantinaggio per informare sul referendum e invitare al voto e per spingere il Governo, qualunque sia l’esito della consultazione, ad affrontare comunque e senza indugi il tema non rinviabile della transizione energetica verso le rinnovabili.
L’ambiente è un patrimonio da difendere e riqualificare: non possiamo piegarci a pure logiche di mercato per giustificare la deturpazione dei nostri territori e dei nostri mari, la messa a rischio della nostra stessa economia.
Edoardo Accorsi, Vito Salatiello, Agnese Cerritelli, Ruggero Borghi, Ciro Erculanese, Nicola Neri, Federica Zarillo, Filippo Carturan