Cronaca
14 Marzo 2016
Cinque anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per Di Salvatore, assolti dall'accusa di corruzione i due artigiani

Tangenti in Acer, condannato il geometra

di Daniele Oppo | 3 min

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ImmagineCinque anni di reclusione, altrettanti di interdizione dai pubblici uffici, risarcimento nei confronti di Acer e del principale accusatore, condanna a pagare le spese e una provvisionale da 20mila euro.

Si conclude così, dopo quattro anni, il processo di primo grado davanti al tribunale collegiale di Ferrara  a carico di Salvatore Di Salvatore, ex funzionario di Acer Ferrara a processo per concussione con l’accusa di aver intascato mazzette per circa 50mila euro tra il 2007 e il 2009.

Assolti invece “perché il fatto non sussiste” gli altri due imputati, Marcel Danu e Melazim Albrahimi (difesi dagli avvocati Amelia Valentini e Marica Barboni), i due artigiani sui quali pendeva l’accusa di corruzione.

“È stato confermato tutto l’impianto accusatorio”, afferma la pm Patrizia Castaldini che per Di Salvatore aveva chiesto la condanna a 3 anni e 9 mesi di reclusione. Impianto costruito sulla base delle dichiarazioni e dei filmati registrati dall’imprenditore Filippo Dianti – titolare della Global Impianti, attivo nel settore della manutenzione e impiantistica e a cui era affidato l’appalto Acer di “Global Service” – che secondo la difesa dell’imputato denunciò dopo essere stato oggetto di attenzione dalla Guardia di finanza per un’ipotetico fondo nero da poco meno di un milione di euro (indagini poi archiviate) e decise di denunciare i ricatti subiti: dagli atti è emerso che però si era rivolto un anno prima a un maresciallo dei carabinieri che poi lo aveva dirottato alla Gdf.

Dalle dichiarazioni dell’imprenditore è comunque partito il procedimento che ha visto altri due ex funzionari Acer – Luca Rivelli e Ruggero Sinigaglia – patteggiare la pena.

Il geometra è stato condannato anche al pagamento delle spese legali nei confronti di Acer e di Dianti, rispettivamente per 9.800 euro e 10.300 euro.

“Non è un concussore, faremo appello”, le uniche parole rilasciate dal co-difensore, insieme a Fabio Anselmo, del geometra, Alessandra Pisa. “I processi si articolano in più gradi di giudizio. Sbagliato pensare di essere in paradiso od all’inferno subito dopo il primo. Le sentenze anche se si percepiscono ingiuste vanno meditate quando ne si hanno le motivazioni”, dichiara Anselmo che ha concluso la propria arringa nella mattina di lunedì, cercando di smontare la credibilità di Dianti. La difesa ha puntato il dito sulla genuinità delle registrazioni fornite dal principale accusatore a prova del passaggio di denaro, e definito “un’anomalia” il fatto che la Procura non abbia prodotto l’informativa della Guardia di finanza, evidenziando inoltre come la denuncia sia stata effettuata solo tre anni dopo dall’ultima mazzetta ricevuta. Per la difesa quelle non erano mazzette ma pagamenti che Di Salvatore avrebbe percepito come compenso per attività lavorative svolte, come privato, per conto dello stesso Dianti.

“Acer ha fatto bene a provvedere alla sospensione cautelare e poi al licenziamento di tutti e tre i funzionari – commenta l’avvocato Eugenio Gallerani tramite il quale l’azienda case si è costituta parte civile -. Le spiegazioni di Di Salvatore erano destituite di fondamento, poco logiche e smentite dagli elementi probatori. Posso esprimere per conto di Acer la soddisfazione di essere intervenuti prontamente senza attendere il pronunciamento della magistratura che oggi interviene con una conferma”.

Amaro, nonostante la vittoria, l’avvocato Alberto Bova, che rappresentava Dianti, costituitosi parte civile. “Non è tanto che un singolo commetta un reato, ma che la pubblica amministrazione poi punisca chi quel reato ha fatto emergere. Dianti è stato fatto fuori, in questi anni non ha più ottenuto un appalto o un affidamento”.

Soddisfazione invece per i due artigiani assolti: “Siamo contenti, anche se abbiamo sofferto tre anni, senza lavoro e senza nulla, con i nostri nomi sui giornali. È arrivata la giustizia”. Sulle loro posizioni però la pm Castaldini dichiara di “aspettare le motivazioni della sentenza per vedere se si potrà fare appello”.

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