“La possibilità di concedere piccole distese alle attività diverse dai pubblici esercizi esiste già dal 2012 e le associazioni di categoria ne avevano già preso atto, nel regolamento vogliamo dare una forma, un vestito e una misura”.
“Se non è espressamente vietato si può fare”. Non fa passi indietro l’assessore al Commercio Roberto Serra e va dritto nonostante le polemiche di alcune associazioni di categoria, delle opposizioni politiche e di qualche naso storto in maggioranza. “La mia posizione è che quello che non è espressamente vietato, se non lede interessi pubblici, si può fare. Per questo non posso interpretare in maniera estremamente restrittiva le norme e le circolari”.
Distese possibili dal 2012 e nessun Far West. E che non il nuovo regolamento che il Consiglio comunale è chiamato a discutere e votare non sia l’apripista per il Far West, è chiaro a partire da un dato storico: “La possibilità esiste dal 2012 – ribadisce Serra – e c’è già chi, italiano o meno, ha approfittato di questa possibilità. Ma quello che andiamo a fare e normare una situazione che finora è stata molto libera, indicando dei parametri per lo spazio, i numeri di tavolini e dare un’identità a questo tipo di distese nel centro storico, come successo con le insegne”. Insomma, il nuovo regolamento, che non viene aggiornato in maniera corposa dal 1999, in realtà “pone dei limiti a una liberalizzazione che è molto più spinta da almeno quattro anni”. Serra risponde anche a chi avanza paure per un’aumento “all’infinito” di tali distese: “Non credo avverrà, non è avvenuto finora. Poi ci sono anche dei limiti ulteriori legati alle esigenze di mobilità, accessibilità e viabilità e ricordo che le concessioni sono temporanee e soggette a richiesta di rinnovo”. Limiti ai quali si aggiungono anche quelli degli orari: “Abbiamo deciso che le distese potranno rimanere aperte nei limiti delle concessioni per i pubblici esercizi, non di più come invece sarebbe possibile”.
La concertazione. L’assessore è stato accusato da più parti di mancata concertazione con gli attori interessati, e lui non scarta la questione: “È vero che non c’è stato un processo fluido, ma la dialettica c’è stata e io ho raccolto gli appunti scritti delle associazioni di categoria. Poi ci sono stati tempi stretti perché la delibera andava allegata al bilancio. È stato un lavoro complesso di mediazione tra più esigenze e più uffici”. La discussione però ha portato a un emendamento del sindaco, che limita la possibilità di posizionare distese per i negozi di alimentari: potranno farlo solo se venderanno anche prodotti di gastronomia. Un’aggiunta che, seppure non esplicitamente, limita le libertà dei minimarket che solitamente non vendono questo tipo di prodotti.
“Benefici anche per le periferie”. Per l’assessore il nuovo regolamento porterà benefici non solo al centro storico, ma anche alle periferie dove “è necessario che si creino punti di aggregazione e socializzazione”. E mette le mani avanti sulle paure di problemi d’ordine pubblico: “Se in quei punti si creeranno fenomeni negativi le autorizzazioni, così come sono state date, verranno anche tolte. Siamo apertissimi a collaborare con i cittadini e le forze dell’ordine sotto questo punto di vista”.
I sassolini e le deroghe dimenticate. Ma Serra, a proposito di libertà e concorrenza, si toglie anche qualche sassolino: “C si dimentica spesso di dire che la possibilità di mettere delle distese non è mai stata negata neppure agli esercizi pubblici privi di bagno, e in centro storico le deroghe sono state tante. Non le abbiamo toccate perché la nostra funzione non è limitare le opportunità di sopravvivenza delle attività commerciali”.
Il canone Cosap. L’ultimo capitolo della vicenda riguarda il canone Cosap per i passi carrai nelle strade arginali, che il Comune manterrà. “Farli pagare o meno, così come pensare a delle riduzioni è una scelta dell’amministrazione, ma vorrei che fosse chiaro che poi quei soldi vanno trovati in un altro modo, facendo pagare a tutta la cittadinanza e alle imprese”. Ma Serra attacca in particolare il M5S che ha avanzato l’idea di rivolgersi al prefetto: “Non credo sia una cosa che porterà a nulla sul merito della questione in particolare dal punto di vista della legittimità dell’imposizione: che il canone sia legittimo lo dice anche il tribunale”.
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