Jolanda di Savoia. Il pubblico ministero Nicola Proto ha chiesto la condanna a 9 anni di reclusione e il pagamento di una multa da 50mila euro per Raffaele Mazzoni, l’ex broker di Banca Mediolanum a processo per una truffa da oltre 11 milioni di euro e abusivismo finanziario.
In chiusura di fase di istruttoria il difensore di Mazzoni ha depositato tre pagine di dichiarazioni spontanee dell’ex broker – che non si è mai presentato in udienza – in cui l’imputato sostanzialmente ammette ancora una volta di aver dato vita a una truffa, definita come il proprio calvario dovuto alla crisi post bond Argentina, ma afferma di non avervi tratto realmente profitto. Un passo particolare riguarda il modo in cui l’ex promotore finanziario avrebbe pagato interessi e disinvestimenti dei clienti: prelevando somme di denaro – anche 50mila euro – tramite la sua carta di credito in un casinò, puntando sul fatto che l’addebito sul conto sarebbe avvenuto il mese successivo.
Una versione che il pm ha contrastato su più punti. A partire dal fatto che le restituzioni delle somme avvenivano in molti casi passando gli assegni da un cliente Mediolanum a un altro. Ma anche sui prelievi al casinò “il meccanismo non torna”. Secondo il pm “nei rendiconti non ci sono prelievi per le cifre tonde che lui indica, ma ci sono spese sulla carta di credito per un totale di 4 milioni di euro spalmate su tre anni e le causali sono soprattutto viaggi e spese per motivi personali”. Stessa cosa nei conti correnti per gli anni che vanno dal 2006 al 2013: “Ci sono entrate per 4,5 milioni di euro e uscite per solo 1,5 milioni. C’è un saldo attivo che non abbiamo trovato e non sappiamo dove sia finito. Poi Mazzoni si è allontanato e i conto correnti sono rimasti vuoti“.
Per Proto “la scelta dei clienti da truffare era mirata: tutti lo conoscevano, rispondeva puntualmente per gli interessi e per le scadenze, era molto disponibile e questo ha ingenerato un rapporto di fiducia che indica la scaltrezza di Mazzoni”. Un sistema che “è andato avanti per tanti anni perché tutto si basava sulla fiducia“, dal 2000 fino al 2010, con l’ultimo cliente registrato, e che “ha tenuto grazie all’abilità di Mazzoni”. Il broker vendeva strumenti finanziari inesistenti – o esistenti ma senza che la banca ne venisse in alcun modo informata – compilati da lui stesso e con la promessa di interessi fuori mercato, talmente elevati da indotto “alcune persone anche a chiedere dei prestiti perché i tassi che lui prometteva erano più vantaggiosi”.
“Con questo gioco – ha spiegato il pm – il profitto per Mazzoni è stato da 11,3 milioni di euro, identificati con una stima per difetto per via dei problemi nel reperire della documentazione certa essendo passati tanti anni. Il danno è probabilmente più consistente”.
Ma il reato più grave contestato non è la truffa quanto l’abusivismo finanziario: “Lui era abilitato ad agire come promotore finanziario, ma in concreto era lui la banca, diceva ai clienti ‘la banca sono io’, raccoglieva i risparmi e indirizzava i clienti nelle forme di investimento”. Per questo reato la richiesta di pena è stata il massimo: 4 anni più una multa di 12mila euro.
A questo si aggiunge la truffa aggravata che porta così il totale della pena richiesta a 9 anni e 50mila euro di multa, oltre alla confisca dei pochi beni rimasti.
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