Mer 4 Mar 2009 - 4753 visite
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Allontana da me questo Salice

La riunione in via del Melo. Prima del sacrificio

La riunione in via del Melo. Prima del sacrificio

Stasera si balla liscio con “Sergio e i laser”. Solo alla vista del poster all’entrata della sala Aurora, nel centro di via del Melo, già tremavano i polsi. Si capiva subito che dietro la maschera di una polka serale si nascondeva un vero e proprio valzer da batticuore. E a suonare piffero e organetto, subito al di là del maniglione antipanico, c’era mezza giunta Sateriale. Gli agnelli sacrificali. Quelli mandati a farsi immolare sull’ara dell’asilo di via del Salice.

Come spiegare a gente inferocita che si è costruito un nido che deve ospitare 120 pargoli sopra un terreno contaminato?
Sono seduti tutti in fila. C’è Raffaele Atti. Al suo fianco Mascia Morsucci. Anche la Cuccuru (ehm, scusate, è l’assessore comunale alla Sanità… mai dare nulla per scontato). Un po’ più in là Mariella Michelini. Di fianco l’ingegner Alberto Bassi che pare giocare alla playstation (un modo per stemperare la tensione) e l’ingegner Luca Capozzi (sguardo perso nel vuoto, sovrastato dal terrore).

In mezzo a loro il presidente di circoscrizione Pietro Turri. E in mezzo alla loro fronte – forse non se ne sono accorti – un piccolo, minuscolo, bersaglio.
Sta per iniziare la mattanza. Sangue e stridore di denti. Un appena percettibile singulto corre lungo il collo (la corsa termina subito) di Turri. È lui il primo a parlare. E non inizia bene: “dell’argomento inquinamento ne discutiamo dal 2004 con i cittadini: questa è democrazia”. Parte uno scud sovietico (residuato dell’ultima bonifica) che manca di poco il bersaglio. Poi va sempre peggio: “nessuno ha mai presentato altri dati rispetto ai nostri e, soprattutto, nessuno ha mai nascosto dati a nessuno”.
La folla si fa rumorosa. Sulle teste degli astanti c’è chi innalza dei cappi, chi dei forconi, chi Gasparini. Il medico igienista preoccupato per la salute pubblica dei ferraresi ha dismesso l’abito da Santa Klaus (troppo pagano per un’occasione sacrale) e indossato la tunica. Così catechizza gli amministratori filistei: “bastava costruire l’asilo altrove”.

Applausi scroscianti che vengono trafitti da un giuda iscariota che grida “terrorista!”. Sono le prime avvisaglie del crucifige che si sta consumando. Alberto Bassi viene issato sulla croce a mo’ di Fantozzi in sala mensa. Mascia Morsucci si atteggia da Maddalena penitente, ma scatta la rincorsa a chi lancia la prima pietra.

Intanto, sempre più lugubre, salmodia la folla “la carne che vi riveste ce la spartiamo, la vostra pelle è tirata a sorte”.
C’è già chi grida all’Armageddon. Meglio la Passione secondo Mel Gibson. Più sanguigna. Gli apostoli del municipio corrono all’orto degli ulivi per ritirarsi in meditazione, ma si dimenticano dell’ordinanza che li aveva chiusi. Solo allora, prostrati, implorano: “allontana da noi questo Salice”. Si invoca allora la Commissione regionale, in realtà un concilio antiscismatico per riportare l’ecumenismo tra Comune e Asl. Niente da fare, Ponzio Bissoni se ne lava le mani.
Arriva allora il tentativo disperato degli anziani residenti, lefevriani negazionisti che, innalzando tazebao di Williamson, giurano che lì il cvm non c’è mai stato e, se ci fosse stato, vi avrebbero fatto il bagno da piccoli.

Qualcuno si fa prendere la mano e pensa all’apocalisse. Ma i quattro assessori non si ritrovano nei panni dei quattro cavalieri e il settimo sigillo di un provvedimento amministrativo che chiuda anche la sala Aurora per “rischio [di rimetterci la pelle] non più accettabile” è ancora lontano dal venire.

Rimane però l’imbarazzo tra i politici. E adesso a chi tocca fare la bestia apocalittica? Sì, quella con sette teste e su ogni testa una scritta blasfema. A qualcuno viene in mente Giulio Barbieri e i suoi slogan. Ma anche lui non è presente alla notte dei tempi.
Al termine di tutto, prima che la strage degli innocenti si compia e tecnici e assessori preparino per giugno la fuga in Egitto, sopraggiunge Valentino Tavolazzi. Coronato di aureola. I miracoli sulla strada di Ravalle l’hanno tenuto lontano ma poi, lemme lemme, in groppa al suo cammello affittato da Angelo Storari che credeva si trattasse di un camper, arriva. Placido, allarga le braccia: “Lasciate che i 120 bambini vengano a me…”.

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