Mar 8 Apr 2008 - 704 visite
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¡Viva Zappaterra!

Ovvero tra salama e mortadella è corsa all’ultima fetta

Persino a lui gli evviva han dato alla testa... (foto tratta dal sito www.identitario.org)

Persino a lui gli evviva han dato alla testa... (foto tratta dal sito www.identitario.org)

Tra salama da sugo e mortadella si scatena la corsa all’ultima fetta di elettorato da accaparrarsi per apparecchiare nel modo migliore la tavola del 13 e 14 aprile. Ma i nomi dei commensali che potranno dar inizio alla grande abbuffata, grazie alle liste bloccate di partito, già si conoscono. E non hanno bisogno di grand gourmet per prenotare il posto a sedere in parlamento.

Sui portatovaglioli ci sono già i nomi di Franceschini, Bratti, Bertuzzi, Soffritti e Balboni. “E io?”, chiede Patrizia Micai che aspetta ancora gli ospiti della sua festa bondenese. Si vedrà. Intanto può spilucchiare qualcosa al mercato rionale.

Ma partiamo dal grande chef, l’architetto culinario che più ha caratterizzato questa stagione pre-elettorale. È il volto nuovo di Ferrara da lanciare contro il muro della storia. La storia nuova che si chiama Partito democratico. E il volto nuovo, da far balzare sulla sedia gli altri principi europei del riformismo, è quello di Marcella Zappaterra. Che per togliersi di dosso le scorie di un passato poggese vissuto all’ombra dei pioppi di Gambulaga, si ammanta dell’internazionalismo socialista e, in omaggio al premier spagnolo, paladino della “terza via” (o meglio “Nueva Via” come preferiscono al di là degli Iberici), d’ora in avanti chiameremo Marcela Zapatera.

È su di lei che sono fissi gli sguardi del popolo pieddino, un popolo che chiede di partecipare e di essere ascoltato nei processi decisionali. E alla vicesindaco di Portomaggiore (ma non doveva dimettersi?) bisogna in effetti riconoscere un grosso lavoro di gomiti per essere riuscita a mettere sul trampolino di lancio per Roma ben tre parlamentari. E soprattutto per il discorso coraggioso (qui senza ironie) che vuole troncare con “vecchie logiche, vecchie targhe e dai ‘padrini’ e dai meccanismi che hanno fatto in questi anni più danno che altro”.

Ora Marcela sembra riuscita anche a ricucire gli strappi con i peones Marattin e Zaghini del gruppo di “Rivolta al futuro” e ha fatto rientrare la faida della pasionaria de Formiñana Daniela Montani.

Ma veniamo proprio ai futuri parlamentari. La sorpresa è senz’altro quella Maria Teresa Bertuzzi catapultata sulla scena politica che conta dalle dimissioni dell’allora sindaco di Copparo Davide Tumiati. Era il 2004 e in pochi anni da piazza del Popolo la Bertuzzi si è vista catapultata tra il popolo in piazza. C’è chi scommette che Tumiati stia studiando da Ramon Mercader…

Viene poi Alessandro Bratti. L’ex assessore all’Ambiente si è visto intitolare una via dai comitati anti-inceneritore. “Filantropo del XXI” secolo. Mano in tasca a stringere l’apotropaico scongiuro, Bratti guarda avanti e si lega la mano rimasta libera: non firmerà più atti e disposizioni per l’Arpa regionale. A questo punto molti si chiedono se non sarebbe stato meglio candidare Sateriale…

Poi viene il cavallo di razza Dario Franceschini. Del braccio destro di Veltroni, il numero due di Veltroni, insomma il “walter ego”, abbiamo già detto. Quindi spazio agli altri.

Ricalcherà per la seconda volta consecutiva la ribalta di Montecitorio Roberto Soffritti. Il Duca, come già lo chiamava in tempi non sospetti lo stesso Borso, non è proprio il nuovo che avanza, ma promette di catalizzare sulla sua persona voti pesanti. Pesanti come le pietre che gli han tirato addosso Barbara Diolaiti e Tito Cuoghi.

Saltiamo a piè pari dall’altro capo dell’emiciclo e troviamo Giorgio Dragotto. Ehm, andiamo un po’ più in là ed ecco Alberto Balboni. Il senatore non è una sorpresa. Passo dopo passo ha scalato tutti i gradini della scala gerarchica di Alleanza nazionale e ha cosparso sul suo cammino i semi della futura classe dirigente della locale An. Come Pollicino con le briciole di pane. Peccato che siano state mangiate dal passerotto di passaggio (Tuzet).

Questa la schiera che rappresenterà Ferrara e i ferraresi nella prossima legislatura. Non ci resta che chiudere con Kafka che, bontà sua, di elezioni non ne vide molte: “C’è molta speranza, ma nessuna per noi”.

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