Mar 25 Mar 2008 - 572 visite
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Franceschini, il ‘Walter ego’

Ovvero votane uno ed eleggine due

Veltroni con Sateriale sul palco

Veltroni con Sateriale sul palco

Era l’11 marzo e da allora il mondo per me non è stato più lo stesso. Come nell’11 settembre con il crollo delle Torri Gemelle, quell’11 (marzo) rimasi sbigottito nel vedere sorgere le Voci Gemelle. Come nella più azzeccata pubblicità anni Ottanta del “compri uno prendi due”, su quel palco verde come la speranza prima di diventare verde, vedevo concretizzarsi il “voti uno ne eleggi due”.

Era l’epifania del fino allora solo annunciato ticket Veltroni-Franceschini. E invece aveva ragione lui, pardon, lui e lui: i Dioscuri esistevano per davvero. Più che Dioscuri. Lady Hawke e gentleman lupo. Su quel palco erano attesi i due numeri uno, o i due numeri due chedirsivoglia del Partito democratico; eppure i nostri occhi, ingenui come l’attesa, ne scorgevano solo uno. La piazza acclamava Walter Veltroni ma l’eco dell’applauso si voltava attorno per cercare Dario Franceschini. Purtroppo l’ex margherito non aveva potuto partecipare alla grande promenade ferrarese del leader Pd, costretto a un confronto con Fini sulle poltroncine quadrate di Ballarò. In fondo quella era la sua piazza, la sua città, la sua gente. Diamine.

E invece, poveri cinquemila santommasi increduli… Lui c’era. Eccome se c’era. E infatti dopo pochi attimi attoniti una voce ha riscaldato la folla: “Ciao Ferrara stazione di Ferrara”. Ed è stato boato. Poi il Dario nazionale ha continuato a parlare. Ma a molti è rimasto il dubbio: che fosse un gioco di ventriloquio dell’ex sindaco di Roma? Anche Sateriale, a bordo ribalta, squadrava incuriosito i moti labiali del candidato premier rimanendo con quel curioso punto interrogativo in testa tipico dei ferraresi dopo aver ascoltato il messaggio pasquale del vescovo Rabitti.

Ma, dicevano sempre a Roma, “ei incumbit probatio qui dicit, non qui negat” (la prova è a carico di chi afferma, non di chi nega – traduzione approvata dal 97% dei circoli Pd). E allora, visto che ce lo diceva lui, noi credemmo. Dall’altro capo c’era Dario Franceschini, l’uomo “leale, schietto e collaborativo” come l’ha definito Veltroni, il braccio destro di Veltroni, il numero due di Veltroni, tanto da essere entrato a tal punto nella parte che ormai è diventato il suo “walter ego”.

E ripensandoci in fondo non era importante se parlasse davvero l’ex Pp dalla cornetta o se l’ex Ds muovesse la bocca a vuoto lasciando che la voce telefonica riempisse gli spazi labiali lasciati incustoditi.

Comunque sia andata, dopo l’intervento in filo diretto Walter, o Dario con la voce di Walter, si è sperticato in lodi verso – a questo punto – se stesso, tanto che per trovare un ferrarese altrettanto importante nella storia locale ha cambiato i dati anagrafici del reggiano Ludovico Ariosto e, “con un fuocherello d’artificio” (giusto per chiamare in causa Berlusconi), ce lo ha regalato. Ora possiamo vantarci nel dire che l’autore dell’Orlando Furioso è sì nato a Reggio Emilia, ma anche a Ferrara.

Veltroni (o Franceschini) ha ricordato poi nella sua prolusione Aldo Moro e Angelo Bertone (vale qui la lezione di Lucano: “quando un abile prestigiatore si fa cristiano – scriveva quel diavolo di un profano nella Morte di Peregrino -, è sicuro di far fortuna”) per poi prendere ad esempio l’azione governativa Luis Zapatero, riconfermato alla guida del governo spagnolo. Peccato che il “calzolaio” iberico sia riuscito a far approvare alle Cortes il divorzio breve, una legge liberalizzante sulla fecondazione assistita, il matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali, l’adozione da parte delle coppie di fatto. Sempre Zapatero ha poi facilitato le pratiche di modifica delle generalità per i transgender, ha legalizzato la sperimentazione medica della cannabis e ridotto molte restrizioni sulla clonazione terapeutica e sull’uso di cellule staminali di origine embrionale ai fini di ricerca scientifica.

Forse andrebbe rivisto il termine “socialista”. Ma di questi tempi non stupiamoci se di termini “socialista” ne esistono almeno due. Uno interviene al telefono in caso di necessità.

Eppoi che direbbero Moro e Bertone? O – per rimanere in casa nostra – Mario Canella e Tiziano Tagliani? La risposta l’Arcigay ce l’ha pronta dalle lontane amministrative del 2004.

“L’uomo non può avere più di un certo numero di denti, di capelli e di idee – faceva notare Voltaire -: viene un momento in cui perde necessariamente i suoi denti, i suoi capelli, le sue idee”. Figuriamoci se avesse più di una identità.

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