Una donna del futuro torna nel presente per raccontarci “Come ne venimmo fuori”. E’ questo il titolo del nuovo spettacolo teatrale di e con Sabina Guzzanti, per la regia di Giorgio Gallione, che andrà in scena martedì 16 febbraio alle 21 al teatro Comunale di Ferrara. L’artista da sempre impegnata su diversi fronti, cinema, televisione, scrittura e musica, torna sul palco per incontrare il pubblico con un monologo satirico esilarante. Un modo divertente per riflettere, quasi da lontano, sulla nostra attualità politica e sociale.
“Cosa sappiamo degli uomini e le donne vissuti nei primi decenni del 2000? ci accontentiamo di pochi aneddoti sempre gli stessi: Sappiamo soltanto che si ammazzavano di lavoro, che strafatti picchiavano le mogli, che urlavano tutti davanti alla televisione contro i gay e se gli chiedevi perché rispondevano che dovevano essere competitivi con la Cina…” ironizza Guzzanti dal palco. Estense.com l’ha contattata per sapere che cosa pensa davvero degli uomini di oggi.
Com’è cambiato il suo rapporto con il teatro e la televisione e, in generale, con i media?
Il mio rapporto non è cambiato: sono sempre felice di poter fare teatro, cinema e sarei felice anche di fare televisione ma qui qualcosa è sicuramente cambiato. E’ dal 2003 che non mi fanno più lavorare in tv, la tv è sempre meno libera e la riforma della Rai è definitiva in questo senso. Non è più in mano ai partiti come aveva promesso Renzi, ora in effetti è tutta in mano al governo.
Nel suo ultimo spettacolo lei interpreta una donna del futuro… ebbene, come immagina, da donna di oggi, il futuro delle donne nella società?
Nello spettacolo sono una donna qualunque, una donna che coltiva un frutto a noi ancora ignoto: il popozzolo. A questa donna tocca di fare un discorso perché il suo nome è stato estratto a sorte e per preparare il discorso ha fatto uno studio molto approfondito sulla nostra epoca: le nostre abitudini, al lavoro, su facebook, i programmi che guardavamo, i politici che votavamo, i valori in cui credevamo.
Da artista che a volte ha avuto a che fare con la censura, oggi che idea ha maturato rispetto a questa ‘pratica’?
E’ sempre e comunque una pratica anacronistica e contraria a qualsiasi società civile e libera, offensiva nei confronti delle persone, come se loro non sapessero distinguere ed avere un’opinione. E soprattutto è un segno di grande debolezza da parte di chi gestisce il potere.
Secondo lei la satira rappresenta ancora un’efficace forma di denuncia politica e sociale?
Satira è una parola che vuol dire tante cose, è un pensiero critico, una voce fuori dal coro. Quando c’è è segno che la società è sana. Se non fosse efficace non sarebbe vietata in tv.
A proposito di politica, ha ancora senso parlare di destra e sinistra?
Un conto è affermare che la politica di Renzi sia di destra e che i partiti a sinistra del PD siano inconsistenti. Questo mi sembra indiscutibile. Un conto è pensare che non esista una politica alternativa a quella di Renzi che è di destra. Che sia l’unica politica possibile. Questo è un dogma, nessuno può sostenerlo.
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