Attualità
21 Dicembre 2015
La Sinteco di Mascellani chiedeva all'azienda ospedaliera 1,8 milioni di euro per terreni acquistati a circa un decimo del valore

Il Sant’Anna vince la partita degli espropri e risparmia 1,5 milioni

di Ruggero Veronese | 5 min

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conaSi chiude in questi giorni una delle numerose vicende legali relative all’edificazione dell’ospedale di Cona, con il pagamento da parte dell’azienda ospedaliera di 189mila euro alla Sinteco dell’imprenditore ferrarese Roberto Mascellani, attraverso il Servizio Depositi del Ministero delle Finanze. Una cifra che si può definire davvero irrisoria in confronto alla cifra richiesta in partenza della società: ben 1,84 milioni di euro, senza tener conto dei 137mila euro con cui la Sinteco aveva valutato il costo delle perizie.

Ma da dove nasce l’ennesimo contenzioso di Cona? Il nodo questa volta è relativo agli espropri dei terreni confinanti con il nuovo ospedale (circa 24mila mq), necessari per realizzare il progetto della nuova viabilità approvato nell’aprile 2008. Terreni che appena due anni prima erano stati acquistati proprio da una delle ditte che si erano aggiudicate il maxi-appalto per l’ospedale attraverso il consorzio Progeste: la Canova (poi fusa con Sinteco) di Roberto Mascellani, imprenditore ferrarese noto soprattutto per opere come il Darsena City e per il suo ciclo come ex patron della Pallacanestro Ferrara. L’azienda di Mascellani non si voleva privare dei terreni perché aveva in progetto (o almeno aveva annunciato) di realizzare nei terreni di Cona, di fianco al futuro ospedale, una casa di riposo e alcune cliniche private.

Un tira e molla che portò all’esproprio dei terreni nel 2009, in forte ritardo sulla tabella di marcia dell’appalto di Cona e con conseguente allungamento dei tempi di completamento dell’ospedale. In quell’occasione il Sant’Anna pagò alla Canova (attraverso la Cassa Depositi e Prestiti) 110mila euro come indennità provvisoria, ricevendo per tutta risposta la ‘sconvolgente’ controproposta della società, che valutava 1,84 milioni di euro i terreni acquistati solo tre anni prima per 249mila euro. Una valutazione effettuata dal collegio peritale della società, composto da Francesco Mascellani (fratello dell’imprenditore) e Gianni Guizzardi, che per questa stima chiedevano indennità rispettivamente di 74mila e 63mila euro.

Bisognerà aspettare fino al 2015 perché la Corte di Appello di Bologna faccia definitivamente luce sulla reale valutazione dei terreni di Cona, che risulterà pari a soli 249mila euro: la stessa cifra versata dalla Canova al momento del primo rogito. I giudici hanno infatti completamente bocciato la stima dalla ditta calcolata con metodo analitico indiretto, ovvero in base alla differenza tra il valore di mercato previsto dopo le opere future e il costo delle opere stesse. E rigettando in particolare la modalità attraverso cui la valutazione di Canova (e poi Sinteco) era improvvisamente decuplicata nel 2009, dopo il conferimento delle proprietà in un fondo di investimento immobiliare per un valore di 115 euro/mq, contro i 10,67 euro/mq con cui erano stati valutati nel 2006. “Il conferimento di un bene in un fondo immobiliare – scrive la Corte di Appello – non è vicenda giuridica omogenea alla compravendita, trattandosi piuttosto di un’operazione puramente finanziaria”. Discorso simile anche per le indennità dei due periti, ridotte a un settimo (10mila e 8mila euro) di quanto inizialmente richiesto proprio in conseguenza del minor valore fissato per i terreni.

Roberto Mascellani

Roberto Mascellani

L’ospedale Sant’Anna risparmia così oltre un milione e mezzo di euro e chiude – in questo caso con una vittoria – un altro spinoso capitolo sugli appalti di Cona. Quello che però giudici e aziende non possono mettere nero su bianco sono le valutazioni personali su una diatriba a dir poco paradossale, che ha visto un’impresa impegnata in un appalto pubblico essere al contempo uno dei principali ostacoli al completamento dei lavori. Su questo frangente risulta assai indicativo il racconto dell’ex sindaco di Ferrara Gaetano Sateriale, contenuto nelle pagine 259 e 260 del libro Mente Locale in cui racconta la sue esperienza da primo cittadino. Il passaggio in questione riguarda in particolare un “imprenditore ferrarese che fece arrivare un assegno molto alto a sostegno della mia prima campagna elettorale. Non credo che oggi lo farebbe ancora”. Di seguito un estratto:

“Malgrado [l’imprenditore, ndr] abbia costruito tantissimo in città, decine di migliaia di metri cubi, per decisione del mio predecessore e attuazione anche da parte della nuova amministrazione (come il grande complesso di residenza universitaria e attività commerciali ribattezzato dai giornali “il mostro della Darsena”), la sua richiesta di costruire è ancora infinita, assieme alla sua capacità di avanzare riserve e aprire contenziosi con il Comune. Ma fin qui, tutto nella normale patologia o quasi. In almeno due episodi invece l’imprenditore si è rivelato insuperabile, da far impallidire i dirigenti della Coop Costruttori”.

“Il primo episodio che mi ha aperto gli occhi sul suo tentativo di espugnare il controllo del bene pubblico è legato al nuovo ospedale di Cona. Le sue ditte facevano parte del consorzio che aveva vinto l’appalto finale per la realizzazione dell’ospedale assieme alla Cmb di Carpi. Non contento di questo, l’imprenditore assediante aveva acquistato molti ettari di campagna confinanti con l’area dell’ospedale con l’intenzione di costruire una casa di riposo per anziani (proponendo di trasformare in albergo la casa di riposo del Comune situata in centro città), una clinica privata e altre strutture sanitarie, in concorrenza diretta con l’ospedale confinante, che anche lui stava realizzando. Addirittura, per attuare il progetto, chiedeva al Comune di realizzare la viabilità attorno all’ospedale in modo che le sue strutture avessero accesso diretto dall’interno della nuova area ospedaliera pubblica, come se facessero parte. Quando gli abbiamo spiegato (anche personalmente) che il suo piano non aveva senso e quindi non lo avremmo autorizzato, ha cercato in tutti i modi di farci cambiare idea bloccando i lavori di costruzione del nuovo ospedale, impedendo l’accesso alle sue aree e arrivando ad accumulare enormi montagne di terra nei luoghi in cui si doveva scavare per realizzare i lavori di allacciamento delle condutture. Un socio della ditta che doveva realizzare l’ospedale pubblico boicottava i lavori pur di far passare un suo progetto privato. Abbiamo sofferto nuovi ritardi ma abbiamo tenuto duro e impedito lo scempio della sanità privata autorizzata dal Comune a fare concorrenza a quella pubblica. La seconda volta che ha provato a farci saltare è stato attraverso il campionato di basket”.

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