“Nelle prossime settimane avremo importanti elementi sulla vicenda Carife che trasmetteremo in un dossier al presidente della Repubblica”. La Lega Nord punta senza troppi giri di parole all’annullamento del decreto salva-banche, giudicato “incostituzionale” e frutto di “precise scelte politiche del Partito Democratico”, e per farlo si appellerà direttamente al capo dello Stato Sergio Mattarella.
Questa una delle principali ‘bordate’ – ma non certo l’unica – lanciate dal segretario regionale Alan Fabbri e dal consigliere regionale toscano Claudio Borghi, durante l’incontro con i risparmiatori nella sala della Musica di via Boccaleone.
Le critiche dei rappresentanti del Carroccio abbracciano infatti tutti i principali attori che hanno preso parte al salvataggio delle banche: dal governo italiano – con in testa il ministro Padoan – all’Unione Europea, passando per le amministrazioni locali Pd e per il presidente della Regione Stefano Bonaccini. L’unico giudizio positivo di Fabbri è per il presidente della Fondazione Carife Riccardo Maiarelli (“l’azione legale è un grande atto di coraggio, significa che non ha paura di certi poteri”), con cui condivide l’analisi di fondo sulle ragioni per cui puntare all’annullamento del decreto: “Marginalizzare Carife riconducendola al solo decreto salva-banche non è corretto – afferma Fabbri -, perchè rispetto alle altre tre banche quella ferrarese ha una peculiarità particolare che comincia nel 2009 con l’intervento di Bankitalia che portò al successivo commissariamento”.
Un percorso distinto da quello di Carichieti, Popolare Etruria e Banca Marche culminato con il voto dell’assemblea Carife del 31 luglio e con la successiva delibera del Fondo Interbancario di Tutela Depositi (Fidt), che avevano tracciato una soluzione per la banca ferrarese ben prima che l’emergenza coinvolgesse gli altri istituti. Motivo per cui secondo Fabbri il decreto “è frutto di una scelta politica ben precisa del governo, che ha barattato quattro banche cercando di ottenere qualcosa dalla comunità europea”.
Fabbri pur non sbilanciandosi non esclude che questo ‘qualcosa’ possa essere un accordo sull’approvazione della legge di stabilità, mentre secondo Borghi “la sensazione è che non facciano qualcosa per l’Italia ma per se stessi: Padoan è un uomo dell’Ocse e come tale riconosce come capo l’Europa. Abbiamo già visto tanti casi di gente che si è venduta all’Europa per motivi personali, primo tra tutti Prodi con l’ingresso dell’Italia nell’euro e la sua nomina a presidente della Commissione Europea”.
Una “sudditanza” all’Europa che secondo la Lega Nord richiede un deciso cambio di rotta: “O l’Italia si rende conto di essere definitivamente un territorio occupato – afferma Borghi -, oppure ammette di avere ancora sovranità e dichiara incostituzionale questa normativa. Abbiamo una costituzione che dice cose molto banali: che la Repubblica tutela il risparmio, gestisce il credito e che se c’è un esproprio occorre anche un indennizzo. Quindi mi aspetterei che anche le Regioni si rivolgessero alla Corte Costituzionale chiedendo l’annullamento del decreto”. Da qui le critiche ai governi regionali di Emilia-Romagna e Toscana (“entrambi rossi, ma di un rosso diverso”, è la battuta di Borghi): Fabbri riferisce dell’assenza di Bonaccini al question time e della stringata risposta dell’assessore al bilancio Emma Donnini (“ci ha detto che non hanno nessuna intenzione di chiedere l’annullamento del decreto”), mentre Borghi afferma che “stamattina in Toscana siamo riusciti a far passare l’assistenza legale ai truffati indigenti, ma ho dovuto spendere dei crediti politici per riuscirci”.
Altro timore della Lega Nord è che il decreto non possa essere in alcun modo modificabile: “La nostra sensazione – sono le parole di Fabbri – è che il governo lo voglia far passare legandolo al voto di fiducia della Legge di Stabilità, e che quindi non possa essere emendato”, anche se sottolinea che l’imperativo non è intervenire sul testo (“che non è in alcun modo recuperabile”) ma il suo annullamento. Perchè il rischio più grave, secondo Borghi, sta nella creazione di un pericoloso precedente: “Voi avete preso il primo fulmine – afferma il consigliere toscano -, ma io temo che da questo possa partire una tempesta: se facciamo passare il concetto che è pericoloso mettere i soldi in banca non sappiamo si va a finire. Se le banche non riescono ad avere soldi, chi li presterà alle imprese? E se il territorio continua a fallire, la banca lo seguirà subito dopo”.
Quale soluzione avrebbe dovuto prendere il governo? Secondo Borghi si sarebbe dovuto intraprendere un percorso simile a quello di Monte Paschi, che nel luglio 2014 ha saldato il prestito da tre miliardi erogato dallo Stato attraverso i ‘Monti bond’. Altra strada sarebbe stata quella di rispettare le delibere dell’assemblea Carife e del Fidt e procedere al salvataggio come nel caso Tercas: “Anche una procedura di infrazione comunitaria sarebbe stata preferibile – commenta Borghi -, d’altra parte siamo sotto procedura per qualsiasi cosa”.
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