Corsa contro il tempo per accogliere gli sfollati del Grattacielo
Caritas, Arcidiocesi e volontari al lavoro per ospitare fino a 80 persone fino a giugno. Tra riscaldamento, donazioni e difficoltà per chi lavora fuori città, l’emergenza resta aperta
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Lo sgombero del Grattacielo arriva a Roma. I deputati e le deputate emiliani del Pd hanno presentato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e delle Infrastrutture e dei Trasporti
Caritas e Arcidiocesi insieme per gestire - in comodato temporaneo - uno stabile dell'Ausl di Ferrara nel complesso di San Bartolo per accogliere gli sfollati del Grattacielo. La notizia arriva poche ore dopo lo sgombero delle Torri A e C avvenuto nella mattinata di giovedì 12 febbraio
Non solo una mobilitazione nazionale in cento piazze, ma anche un percorso stabile sul territorio. È questo il doppio binario scelto da Centro donna giustizia e Unione donne in Italia
Fp Cgil e Fit Cisl intervengono sul polo "Crispa" affidato da Area Impianti alla Cooperativa Cristoforo: "Le lavoratrici e i lavoratori non sono una variabile di aggiustamento dei piani industriali"
Ci ha fatto ridere con l’automobilista incazzato, ci ha fatto riflettere a teatro, ci ha fatto commuovere con il suo libro che racconta la storia della sua famiglia perseguitata dalle leggi razziali. Gioele Dix, ospite all’istituto Einaudi per il primo appuntamento di ApertaMente, presenta a studenti e cittadini “Quando tutto questo sarà finito”. Un titolo che “porta dentro un fiato di speranza grandissimo” e che “ha un peso straordinario proprio oggi”, introduce la dirigente scolastica Isabella Fedozzi, all’indomani dell’aggressione di un ebreo ortodosso a Milano e del triplice attentato a Parigi, “ancora una volta ferita in maniera spaventevole dalla violenza del terrorismo”.
La preside accoglie Gioele Dix, al secolo David Ottolenghi, definendolo “un riferimento importante della moderna cultura del nostro Paese”, quella stessa cultura che è “uno strumento fondamentale per porre fine all’orrore dell’intolleranza” e che “viene trasmessa a scuola affinché ogni forma di intolleranza e antisemitismo venga rifiutata dalle coscienze dei giovani”. Giovani studenti che seguono con interesse il racconto dell’attore che riesce ad affrontare un argomento doloroso con la sua consueta ironia. “Non ho mai abbandonato la mia indole comica perché ridere è una medicina che serve nei momenti gravi della vita” spiega il celebre attore, in scena fino a domenica 15 novembre al teatro Comunale proprio con un grande classico della comicità, Il malato immaginario di Molière, “in grado di raccontare la difficoltà di vivere attraverso la risata perché è così che si arriva al cuore”.
Il romanzo biografico – descritto dalla presidente dell’associazione Amici del Meis, Simonetta Savino, come “un’opera elegante, pervasa da una meravigliosa leggerezza, utile per comprendere meglio un periodo buio e tristissimo della storia italiana” – è scritto dal punto di vista di Vittorio, padre di Gioele, che all’epoca della promulgazione delle leggi razziali fasciste, nel 1938, aveva 10 anni. Ora ha 87 anni e per praticamente tutta la vita ha custodito in silenzio la sua storia. “Chi affronta guai grossi come la guerra o la persecuzione non ne vuole parlare perché vuol dire riviverle o si sente in colpa per essere sopravvissuto – commenta l’autore -. Questo è successo anche a mio padre, solo a 70 anni di distanza da quella drammatica esperienza sono riuscito a convincerlo a raccontarmi per filo e per segno la sua storia”.
Una storia che Dix ha deciso di mettere nero su bianco assumendo il punto di vista di suo padre bambino: “È stato più facile scriverlo in prima persona – spiega lo scrittore – perché ho provato a capire da dentro la situazione, e questo mi è servito per conoscere meglio mio papà e anche me stesso”. Il libro è quindi un romanzo di formazione di Vittorio che diventa adulto troppo presto attraverso le difficoltà affrontate prima con la sua famiglia e poi da solo durante l’esilio svizzero. Gli Ottolenghi erano infatti riusciti a scappare in Svizzera per sfuggire alla deportazione ma il ricordo delle aberrazioni delle leggi fasciste, che impedivano agli ebrei di fare anche le cose più normali, non li ha mai abbandonati.
“La storia con la s maiuscola passa dalle storie con la s minuscola e in questo senso la storia di Ferrara potrebbe essere simbolica perché qui c’è sempre stata una piccola comunità ebraica ben integrata in città” conclude l’attore che lascia gli studenti con un consiglio: “Guardate La lunga notte del ’43, un film tragico ma bellissimo che va assolutamente visto”.
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