Accusata dalla figlia del marito di averlo sposato in punto di morte per appropriarsi dell’eredità, è stata assolta con formula piena dal tribunale di Ferrara. Dopo aver dovuto affrontare un processo per circonvenzione di incapace ai danni dell’uomo con cui era stata legata per vent’anni, la 69enne Giuseppina Domenicali si libera così di un’accusa tanto infamante quanto dolorosa da sopportare.
Questo l’epilogo di un processo iniziato nel giugno scorso quando la Domenicali, difesa dall’avvocato Marco Linguerri, è comparsa per la prima volta davanti ai giudici per difendersi dalle accuse della procura di Ferrara e dalla figlia del marito, che si era costituita parte civile. Nell’estate del 2012 la 69enne si ritrovò vedova il giorno successivo alle proprie seconde nozze, ufficializzate dall’allora vicesindaco di Lagosanto, Gianluca Bonazza, all’interno dell’ospedale del Delta, dove il suo compagno era ricoverato per un cancro in fase terminale. L’uomo nelle settimane precedenti alla sua morte aveva espresso l’intenzione di sposarsi con la Domenicali, la donna con cui portava avanti una relazione da circa vent’anni, ovvero da quando si separò dalla sua ex moglie. Ma secondo sua figlia – che durante il ricovero non si era recata a visitalo e venne a sapere del matrimonio solo il giorno successivo – la 69enne avrebbe approfittato delle precarie condizioni psicologiche del padre per convincerlo a sposarla, in modo da potersi accaparrare parte di eredità: un appartamento ai lidi e circa 60mila euro in titoli finanziari.
Un’accusa che non ha trovato riscontro in tribunale, anche grazie alla testimonianza di medici e infermieri dell’ospedale del Delta e dello stesso ex vicesindaco che ufficializzò il matrimonio, Bonazza. Secondo i testimoni infatti i ragionamenti dell’uomo erano lucidi e coscienti: l’anziano paziente voleva che la sua eredità non finisse solo alla famiglia ‘naturale’, ma anche alla donna che era l’aveva accompagnato fino al capezzale: la Domenicali. L’avvocato Linguerri ha sostenuto questa tesi anche in maniera ‘scientifica’, mostrando che i valori del sangue del paziente non erano tali da indicare situazioni particolari (ad esempio una ipoglicemia) che potessero causare un appannamento delle sue ultime volontà. Che, oltre a essere esaudite in punto di morte, ora sono state definitivamente ‘convalidate’ anche in tribunale.