“Lo Stato ha già agito più volte in spregio alle leggi vigenti per costringere insegnanti e scolari a seguire corsi sul gender. Sono dovuto intervenire due volte, qui a Ferrara, per segnalare questa situazione. La società ormai è contraria alla Chiesa, c’è poco da fare”. Con queste parole ieri l’arcivescovo Luigi Negri, dalle pagine di Panorama, concludeva un duro attacco alle politiche del governo Renzi, “guidato da un premier che sbandiera la propria militanza cattolica negli scout” ma che “appoggia un’ideologia che disgrega dalle fondamenta la struttura stessa della civiltà occidentale”.
Ciò che stupisce non è la posizione del vescovo – ovviamente fedele alla dottrina della Chiesa cattolica -, ma il fatto che sostenga di aver già segnalato due casi di “corsi sul gender” nelle scuole ferraresi. Quando è avvenuto? In quali istituti? Se lo chiedono in queste ore anche i responsabili delle istituzioni scolastiche, che negano di aver ricevuto segnalazioni di questo genere da parte della curia ferrarese.
Difficile infatti – se non impossibile – trovare conferma alle parole di Negri, che del resto non vengono ulteriormente approfondite nell’intervista su Panorama. Contattato in mattinata da Estense.com, l’Ufficio Scolastico Provinciale ha effettuato un controllo interno per poi rispondere qualche ora dopo via e-mail attraverso il dirigente Francesco Orlando, secondo cui “dopo attenta verifica della documentazione disponibile, non risultano segnalazioni di questo genere”.
Possibile che le due segnalazioni di cui parlava Negri siano arrivate alle istituzioni politiche? L’assessore alla pubblica istruzione Annalisa Felletti non nasconde lo stupore: “Non ci risulta – afferma l’assessore -. Alla mia attenzione non è stato posto nulla da parte del vescovo o dei suoi collaboratori, quindi non so a cosa faccia riferimento con questa dichiarazione”. Dopo aver specificato che il Comune non ha competenze nell’offerta didattica dei singoli istituti, la Felletti spiega che “gli interventi che si fanno nelle scuole sono rivolti alla sensibilizzazione verso ogni forma di discriminazione, quindi anche sulla parità di genere, ma nulla hanno a che vedere con questa ormai famigerata ‘teoria del gender’. Una teoria che, per usare le parole del ministro Giannini, che tutti sanno di essere di estrazione cattolica e moderata, rappresenta una truffa culturale ideata ad hoc”. E rispetto al dibattito in corso sull’educazione sessuale a scuola – che ha visto anche un’interrogazione in consiglio comunale da parte del democratico Alessandro Talmelli -, l’assessore definisce le linee guida della maggioranza: “Per ogni attività didattica o extracurricolare ci deve sempre essere l’approvazione delle famiglie, che devono essere preventivamente informate su tutta l’offerta formativa. È fondamentale anche per evitare fraintendimenti e speculazioni, che purtroppo sono all’ordine del giorno”.
Ma, tornando alle parole di Negri, ogni verifica continua a risultare impossibile, anche per via dell’irreperibilità dell’ufficio stampa della curia. Ogni opinione può essere condivisa o dibattuta in maniera più o meno accesa ma, se vengono riportati fatti a sostegno di una tesi, deontologia ci impone che siano verificati. Restiamo quindi in attesa di chiarimenti da parte del vescovo o dei suoi collaboratori.