“Oggi sembra che i valori che gridiamo con le nostre iniziative politiche e che diamo per scontati, non trovino più ascolto o non siano neppure compresi, o che siano percepiti come svuotati di senso”. È forse questa la frase più incisiva del documento prodotto da Gentedisinistra, quasi in crisi d’identità dopo 7 anni di operato e che cerca di “ripartire dai fondamentali”.
“Gentedisinistra dopo oltre 7 anni di attività si prende il tempo di “maggese” – si legge nel documento – per riflettere sul proprio percorso e sulla difficoltà di cambiare il modo di fare politica con le persone in carne ed ossa. Riteniamo di aver fatto molti sforzi per proporre una politica ‘nuova’, per sviluppare un’idea di partecipazione, per unire le forze in campo, per condividere idee ed energie; abbiamo cercato di esserci su molti argomenti e su molti piani individuando i nessi che li legano. Tuttavia – è la nota amara del movimento di sinistra -, a volte, siamo stati semplicemente assimilati a qualsiasi altro gruppo che fa politica e fare politica in questi anni non è certo associato a fare qualcosa di bello, pulito e necessario”.
Le colpe? Della persone “distratte” e che “non hanno voglia di grattare un po’ la superficie”, ma anche “una forte tendenza a ritirarsi nel proprio privato a cercare di vivere bene insieme al gruppo di persone a cui si è legati affettivamente, senza avere voglia di fare qualcosa di pubblico e collettivo”. E poi ci sono i valori, “che sono cambiati a livello più profondo di quello politico” e il cui senso “è modificato dal potere dominante”, e così “la gente non ci comprende”. Per Gentedisinistra “egoismo ed individualismo hanno pervaso le coscienze e ampiamente eroso collaborazione, solidarietà, responsabilità, dignità e inchiodano le persone alla loro infelicità”. Tutto, di nuovo, grazie al “potere dominante” che, insieme ai media, alla scuola, ai partiti e alle istituzioni, non favorisce “la nascita di un pensiero critico”.
E, ancora, nel lavoro domina la competizione a discapito della solidarietà, “la politica attuale e l’economia che la sottende hanno devastato l’uomo”, al punto che “la complessità della persona viene frammentata nei ruoli che gli attribuisce il mercato e l’economia”.
E il tutto genera “una crisi globale e non settoriale che coinvolge mutazioni antropologiche e riguarda il modo di essere profondo dell’uomo e della sua vita”.
Ecco allora che serve “ripartire dai fondamentali”. Ma questo – si legge ancora nel documento – non significa “costruire definizioni metafisiche di concetti svuotati di significato dalla mistificazione e dalla distorsione profonda di cui sopra ma di ritrovarli con uno sguardo che vada all’essenziale dei bisogni materiali e spirituali della vita”. Per farlo, la proposta è quella di “mettere sotto critica gli stili dominanti chiedendosi di ogni cosa se è veramente importante e perché, cioè se risponde ad un bisogno reale e quale; criticare la mistificazione dei bisogni e trovare quelli veri. In questo, è necessario mettere in campo la questione del ‘desiderio’, la sua ridefinizione per capire quando è autentica spinta creativa esistenziale e quando è compulsione consumistica indotta”. La strada, allora è quella dell’apertura, dell’ascolto “di altre etiche, altri linguaggi da tradurre reciprocamente: riconoscere che i valori non stanno solo nella cultura occidentale di sinistra e nei suoi linguaggi. Questo lavoro deve essere trasversale alle varie culture, religioni, filosofie, esperienze; non deve appiattirle o ignorarle ma valorizzarne l’apporto, perché tutti possano partecipare con la propria identità ma in un atteggiamento di ascolto e integrazione”.
Ma Gentedisinistra guarda anche alla spiritualità: “Bisognerebbe che coltivassimo quell’anima che ogni giorno il “potere” cerca e ci riesce, di distruggere, ma quando si vuol coltivare l’anima il gioco si fa duro per ognuno di noi”.
Infine, se si parla di fondamentali, bisogna parlare delle parole che quei fondamentali indicano. Parole come diritti, libertà, collettività, bene comune, aiuto, ascolto, delle quali “è stata fatta strage” e che oggi sono “da riconquistare, ridefinire e ripulire”. Parole da leggere con “occhiali nuovi”, perché “la realtà che ci circonda è mutata profondamente e noi con lei: abbiamo perso le chiavi di lettura per individuare e ritrovare i valori profondi del vivere
umano, sui quali improntare il vivere sociale, politico, economico”.