Poggio Renatico
15 Ottobre 2015
Visita al Jfac di Poggio Renatico impegnato in un’esercitazione internazionale

Un viaggio nella missione Nato

di Elisa Fornasini | 4 min

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Poggio Renatico. Oltre 400 persone provenienti da 15 paesi della Nato sono impegnate in questi giorni nella sede del Comando Operazioni Aeree (Coa) di Poggio Renatico, dove si sta svolgendo la fase simulata dell’esercitazione Trident Juncture, la più grande esercitazione della Nato dal 2002, che coinvolge 36mila militari provenienti da 30 paesi. L’imponente ed ambiziosa esercitazione multinazionale, che ha lo scopo di verificare ed addestrare la forza di risposta aerea, terrestre e navale della Nato, si svolge in due fasi: la prima di simulazione (dal 3 al 16 ottobre) e la seconda dal vivo (dal 21 ottobre al 6 novembre). La prima tranche ‘computer assistita’, che non prevede cioè l’impiego reale di velivoli ma la simulazione di eventi per l’addestramento del personale, è quella che interessa maggiormente il Coa di Poggio Renatico con l’Italian Joint Force Air Component (Ita Jfac).

Ad accompagnare la stampa nel ‘tour’ guidato al Jfac, la struttura di comando e controllo che viene attivata durante una crisi e in questo caso nell’esercitazione, è il tenente colonnello dell’Aeronautica Militare Daniele Faustini, che apre la visita con una breve presentazione delle attività svolte quotidianamente dal Coa di Poggio Renatico, sul quale insistono 1200 persone. Il primo compito è la difesa aerea dello spazio aereo nazionale, mediante un centro di comando e controllo, una sala operativa (ce ne sono due in tutta Italia), alcuni velivoli intercettori e una rete di radar. Il secondo incarico è la ricerca, soccorso e recupero di militari e civili in aree di crisi, gestito dall’European Personnel Recovery Center (Eprc), centro di eccellenza europeo aperto a luglio di quest’anno. È previsto per gennaio 2016, invece, l’ingresso nell’European Air Transport Command (Eatc) che delegherà il terzo compito, ovvero il trasporto aereo nazionale e internazionale, al comando di Eindhoven. In questo nuovo assetto, la base di Poggio rimarrà come interlocutore nazionale, mentre continuerà ad occuparsi delle ultime due mansioni: la responsabilità delle operazioni aeree nazionali (Mare Nostrum per fare un esempio), la gestione di tutti i voli militari e coordinamento, pianificazione e controllo di missioni addestrative complesse.

A questi lavori ‘ordinari’ si aggiunge quello ‘straordinario’ dell’approntare un nucleo iniziale di Joint Force Air Component, struttura non permanente denominata Core Jfac in tempo di pace ma attiva soltanto in tempo di crisi. Il Jfac è stato attivato a ottobre per l’esercitazione, grazie alla quale ha acquisito la necessaria certificazione della Nato, prima di essere messo a disposizione dell’Alleanza Atlantica nell’ambito della Nato Response Force (Nrf) per il 2016. “Il senso dell’esercitazione è dare una risposta concreta a quello che potrebbe capitare il prossimo anno” spiegano i generali Giovanni Fantuzzi e Paolo Mazzi, che presentano il Jfac come “una struttura mutevole, capace di integrarsi in senso interforze e in ambito internazionale”, con lo scopo di “pianificare, sviluppare, assegnare e condurre missioni aeree in conformità con quelle che sono le direttive del Joint Force Command (Jfc), ossia del comandante di tutte le forze impegnate in un’operazione, comprese quelle terreste e navali”. La struttura, per cui sono addestrati 150 ufficiali e sottoufficiali ogni tre anni, gestisce 100 voli al giorno ma nell’esercitazione si sono raggiunti picchi 4-5 volte superiori.

Entrando nel dettaglio della missione, la prima fase di simulazione utilizza computer e programmi che riproducono uno scenario fittizio ma progettato in modo tale da poter addestrare il personale. In questa esercitazione sono stati coinvolti Canada, Norvegia, Belgio, Germania, Spagna, Portogallo e Mediterraneo, oltre che ovviamente l’Italia con la sede di Poggio Renatico, per liberare un paese occupato e riportare la stabilità internazionale. Per portare a termine questa missione immaginaria, che potrebbe benissimo essere reale, sono attive tutte e cinque le divisioni che compongono il Jfac: Intelligence (che individua gli obiettivi del nemico grazie ai sensori dei velivoli che volano ad alta quota); Combat Support (che supporta le truppe dalla fase di schieramento fino al ritorno in patria), Strategy (che genera il piano di strategia presente e futura), Combat Plans (che gestisce lo spazio aereo ed elabora l’ordine di missione) e la Combat Operations (che si occupa del comando e controllo tattico di tutte le unità). L’ultimo servizio è quello dell’ufficio stampa che, per la prima volta in una missione della Nato, testa l’utilizzo dei social media. A detta di tutti i comandanti che gestiscono le divisioni, la chiave del successo dell’operazione (reale o fittizia) è il dialogo in tempo reale. È proprio quando la comunicazione non è puntuale, infatti, che si va incontro ai cosiddetti danni collaterali.

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