Politica
12 Ottobre 2015
Peverati: "Hanno ancora senso oggi queste categorie?". De Michele: "Sono i fattori economici causare le guerre"

Migranti economici e strutturali? “Una distinzione ipocrita”

di Ruggero Veronese | 3 min

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unnamed (9)“La distinzione tra migranti economici e migranti forzati è di assoluta ipocrisia”. Il giudizio del professore Girolamo De Michele non può essere più netto, al termine di una lunga riflessione sulle cause delle crisi militari e umanitarie in Africa e in Medio Oriente e sulle loro conseguenze in Europa. La cornice della serata è il dibattito “L’Europa tra solidarietà e (non) accoglienza” al centro sociale La Resistenza, che vede come protagonisti anche la docente di giurisprudenza Alessandra Annoni, l’avvocato e garante delle libertà individuali al Cie di Bologna Massimo Cipolla e l’attivista di Cittadini nel Mondo Carla Peverati. Un confronto sul tema dell’immigrazione che agli slogan politici pro o contro l’accoglienza predilige dati e argomentazioni tecniche, soprattutto in materia di economia e diritto.

Il risultato è un dibattito che offre una prospettiva assai originale e in un certo senso ‘vergine’ dagli avvelenati dibattiti politici attuali. Un concetto chiaro fin dalle prima battute di De Michele, che cita una piccola storia molto cara agli amanti di Foster Wallace: due pesci giovani nuotano e incrociano un pesce anziano che li saluta e dice: “Ciao ragazzi, com’è l’acqua?”. I due giovani si guardano e uno dice all’altro: “Che cavolo è l’acqua?”. E secondo De Michele la condizione di quei due giovani pesci, “che non sanno cos’è l’acqua perchè danno per scontato che il mondo finisca dove finisce la loro pelle”, rispecchia un po’ quella degli europei nel 2015, ormai incapaci di uscire dal proprio punto di vista e di valutare ‘dall’alto’ i fenomeni storici.

Fenomeni come l’attuale ondata migratoria, che secondo l’avvocato Cipolla viene classificata come ‘emergenza improvvisa’ solo per poter giustificare più facilmente le inefficienze e le ‘sviste’ a livello di diritti umani nel sistema di accoglienza. Del resto per De Michele già dal 2007 giornalisti e osservatori parlavano dell’avvento di una guerra civile in Siria, “e di conseguenza non potevano non immaginarlo i nostri generali e politici”. Che tuttavia in quel momento avevano ben altri pensieri per la testa: “Invece di pensare che l’effetto domino sarebbe stato incontrollabile,i nostri La Russa erano impegnati a scoprire a chi Fini aveva venduto una casa a Monte Carlo”. E alla Siria si aggiungono altre decine di paesi, anche in Asia, in cui per instabilità interne o tracolli economici si facevano sempre più evidenti le premesse di un esodo della popolazione.

Ondate di migranti che oggi vengono catalogati in due diverse categorie (economici e strutturali) da cui poi dipendono i loro diritti e il loro trattamento nei paesi di accoglienza. Ma è davvero una distinzione così vincolante e immutabile? Non ne è affatto convinta la Peverati, che illustra la progressiva implementazione dei diritti dei richiedenti asilo dal dopoguerra in poi in Europa, fino all’attuale (e tutt’altro che perfetto) trattato di Dublino: “La distinzione tra chi ha diritto a protezione internazionale e gli altri non è scritta nella roccia, e nulla ci vieta di pensare a ulteriori modifiche. Ha ancora senso oggi distinguere chi fugge da una guerra e chi da una carestia, da un regime o da condizioni che rendono invivibile la sua situazione?”

De Michele fa un passo in più con il concetto riportato a inizio articolo: la distinzione tra due categorie “è ipocrita”. E lo è perchè sono proprio i fattori economici a influenzare in maniera più determinante le condizioni di una nazione, e di conseguenza anche i suoi sconvolgimenti politici e bellici: “La causa economica viene prima delle guerre, la guerra è una conseguenza”. E proprio a proposito di economia, tra i dati più ‘pesanti’ riportati in serata circa il ruolo positivo dell’immigrazione, ce n’è uno proveniente direttamente dall’Inps: 3 miliardi di euro, ovvero l’ammontare dei contributi versati da lavoratori immigrati che sono espatriati prima di raggiungere i 20 anni di contribuzione. “Sono cifre da finanziaria – afferma De Michele – con cui, per fare un esempio, si potrebbero regolarizzare tutti gli insegnanti”. Il ‘tesoretto’ regalato all’Italia dall’immigrazione.

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