Cronaca
14 Settembre 2015
Il sindacato denuncia la carenza di mezzi e risorse economiche non solo in via Arginone

“Sovraffollamento risolto, ora pensiamo alla polizia penitenziaria”

di Elisa Fornasini | 4 min

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“È giunto il momento di smetterla di parlare della condizione dei detenuti perché il problema del sovraffollamento nelle carceri è risolto, è ora di affrontare la situazione del personale di polizia penitenziaria che opera in carenza di mezzi e risorse economiche”. È questa la denuncia lanciata dal Sappe in visita alla casa circondariale di via Arginone. Una denuncia che sa di provocazione: “Non è possibile fare tagli in questo settore a meno che non chiudiamo le carceri” commenta il segretario generale aggiunto Giovanni Battista Durante, accompagnato dal segretario regionale Francesco Campobasso.

“Il sovraffollamento in carcere – spiegano i rappresentanti del sindacato di polizia penitenziaria – è stato regolamentato con l’ampliamento della detenzione domiciliare, l’affidamento in prova al servizio sociale e l’aumento degli sconti di pena con una ‘liberazione anticipata speciale’, caratterizzata da una detrazione di 75 giorni ogni sei mesi di pena scontata. Questi provvedimenti hanno permesso di avere in Italia 14mila detenuti in meno rispetto al 2012”. Una diminuzione di presenze riscontrata anche in Emilia Romagna dove i detenuti sono passati da 4200 a 2853, quasi in linea con la capienza regolamentare di 2802 posti. Di questi 1841 sono i condannati, 897 gli imputati e 115 gli internati. A livello locale, i detenuti dell’istituto penitenziario ferrarese sono 290 (di questi 201 sono definitivi e 89 in posizione giuridica diversa) a fronte di una capienza di 256 posti.

“La situazione è molto migliorata per quanto riguarda il sovraffollamento dei detenuti – afferma Durante – ma è peggiorata per il personale di polizia penitenziaria che opera in strutture fatiscenti dove mancano mezzi efficienti e risorse economiche. Il ministro continua a convocare gli stati generali per l’esecuzione della pena e non si preoccupa del personale che lavora senza il toner per il fax e la carta per le fotocopiatrici, guida mezzi che hanno già fatto 400mila km e compra la divisa al supermercato perché non viene offerta dall’amministrazione”. A peggiorare la situazione è anche la mancanza di un rinnovo contrattuale da quasi 6 anni nonostante le promozioni ei miglioramenti di carriera. “Anche questo governo voleva prorogare il blocco contrattuale, già attivo dal 2010, fino al 2018 – denuncia Durante – ma il sindacato, con l’appoggio della corte istituzionale, è riuscito a sbloccare le varie indennità e il contratto. Da luglio è previsto un incremento economico di 5 miliardi ma sembra che ne verranno assegnati solo 2 alle qualifiche più basse. Come li daranno questi aumenti?”.

Per rispondere a questa domanda, il sindacato ha annunciato una manifestazione a Roma entro fine settembre o inizio ottobre per sollecitare il governo ad aprire le trattative e per chiedere un riordino delle carriere per le forze di polizia penitenziaria. Che sono sempre meno. “Ogni anno vanno in pensione 1200-1300 agenti e ne vengono assunti solo 200-300: abbiamo avuto 7mila perdite negli ultimi anni ma il fatto che i detenuti siano diminuiti non cambia il nostro lavoro perché la struttura e i servizi sono gli stessi” nota il segretario generale che offre dei dati anche a livello locale. La casa circondariale di Ferrara conta 196 agenti mentre quelli previsti sono 211. Una mancanza di personale che per ora non incide sulla sicurezza della struttura dove non si registrano atti di autolesionismo da parte dei detenuti, definiti “gestibili”, o gravi episodi di aggressione al personale a parte un pugno sul volto ricevuto un paio di settimane fa da un agente di Polizia Penitenziaria per aver richiamato all’ordine un detenuto.

Ben diversa la situazione in regione. Nel primo semestre del 2015, in Emilia Romagna, ci sono stati da parte dei detenuti, 298 atti di autolesionismo, 1 tentativo di suicidio, 3 suicidi, 53 decessi per cause naturali, 173 colluttazioni, 41 ferimenti, 19 mancati rientri da licenze di internati e 1 dalla semilibertà. Mancano dati riguardanti la salute della polizia penitenziaria “ma in varie strutture i colleghi sono stati infettati da tbc, vaiolo e scabbia – dichiarano i sindacalisti – e costretti a pagarsi le cure da soli perché non c’è più nessuna copertura sanitaria per le patologie contratte in servizio, anche se stanno aumentando perché il 35% dei detenuti sono stranieri e provengono da paesi in cui queste patologie ci sono ancora”. A Ferrara i detenuti stranieri sono 180 e gli agenti lamentano “difficoltà nel capire la lingua, usi, costumi e religioni” e quindi “diventa più difficoltoso l’insegnamento del rispetto delle regole”. In generale, la “mancanza di un percorso di rieducazione” (rispetto delle regole, formazione e lavoro) viene percepita dal sindacato come un problema perché “aumenta il rischio di recidiva per quando i detenuti dovranno reinserirsi in società” e perché “l’ozio aumenta le possibilità di fare scuola del crimine in carcere”.

Siamo servitori dello Stato e vorremmo che lo Stato ci mettesse nelle condizioni di operare al meglio” concludono i sindacalisti che ci tengono a sottolineare che “se i livelli di criticità nella casa circondariale di Ferrara sono bassi è merito della professionalità del personale di polizia penitenziaria”. “Una responsabilità che vorremmo venisse riconosciuta dal governo – chiosa il Sappe – perché l’utenza, ad esempio, vive in condizioni logistiche e igienico-sanitarie migliori degli agenti che svolgono un lavoro delicato”.

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