“L’intesa sul volontariato per i presunti ‘profughi’ è un cavallo di troia per clandestini. Bonaccini pensi agli emiliano romagnoli, invece di preoccuparsi solo degli immigrati. Non basta un inconcludente ‘patto per il lavoro’ per lavarsi la coscienza. Solo un padre degenere sfama gli stranieri e lascia morire di fame i propri figli”.
Così il gruppo consigliare della Lega Nord in Regione si scaglia contro il protocollo d’intesa sull’attività di volontariato per i richiedenti asilo definito oggi dalla giunta di viale Aldo Moro.
“Altro che intese, bisogna dire basta agli arrivi – spiega il capogruppo del Carroccio Alan Fabbri -. L’accoglienza è già degenerata. Si è visto quanto è successo a Reggio Emilia , dove – prima del passo indietro di ieri – il Pd aveva arruolato 30 immigrati come manovalanza per la festa dell’Unità, alla faccia dei lavori socialmente utili. Si è visto quanto è successo a Ferrara, dove l’amministrazione Pd è stata costretta dall’Anticorruzione a fare un passo indietro su due bandi a causa delle contestazioni sugli affidamenti diretti alla solita coop dell’accoglienza”. “Per noi l’intesa approntata oggi dalla giunta regionale è un’ingiustizia sociale clamorosa e odiosa: con tutti gli emiliano romagnoli lasciati a casa dal lavoro la Regione si preoccupa di occupare gli immigrati, che in sette casi su dieci non hanno nemmeno i requisiti per dirsi ‘profughi’? Forse il Pd vuole arruolare nuovi ‘camerieri’ stranieri a basso costo alle proprie feste dell’Unità?”.
“Bonaccini sta assecondando le politiche di invasione del governo Renzi. Al meeting il premier ha raccontato frottole: questo non è il governo che ha salvato vite, ma è quello che – incentivando le partenze in mare – le vite le ha messe a rischio, e continua a farlo”.
“La Regione è collaborazionista di questo governo: si ostina a mantenere, a spese pubbliche, migliaia di stranieri che non ne hanno i requisiti e che, in altri Paesi, sarebbero già state espulse. Il livello di pressione migratoria rischia di scatenare rivolte sociali, come già accaduto. L’Emilia Romagna – di questo passo – rischia di essere il prossimo focolaio di tensioni”.