Lun 3 Ago 2015 - 731 visite
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Il trucco c’è sempre

Le protesi in silicone non sempre sono sinonimo di seno femmineo, e quindi se dico che spesso sono dovuto ricorrervi aspettate un attimo prima di tacciarmi per stravagante.

Fino a non tantissimo tempo fa, il trucco a matita, cipria e fondotinta faceva tutto. Il “pittorico” aveva sempre tolto le castagne dal fuoco per ogni necessità di trasformazione, ma via via la tecnica è andata evolvendosi un bel po’, in questo campo.

Grazie al trucco speciale mi sono trasformato più volte: SuperMario Bros, Gianfranco Miglio (ideologo della Lega Nord negli anni ’90), Nilla Pizzi, Mara Maionchi, Maurizio Costanzo, nell’improbabile figlio di Luciano Pavarotti, Zucchero, Pino Daniele e sono stato invecchiato con rivoli di silicone per fare un rugoso papà credibile di Fabio De Luigi nel film “Gli Amici del Bar Margherita” di Pupi Avati (io e De Luigi abbiamo la stessa età…).

Generalmente, il semplice trucco pittorico ce la fa, tranne quando devi cambiare radicalmente qualche particolare e non vuoi sottoporti ad un vero intervento di lifting!

Correva l’anno 1993, la trasmissione che stavo facendo era “La Sai l’Ultima?” su Canale 5. Oltre alle barzellette, ci si cimentava in satira politica. Mi toccò d’impersonare Gianfranco Miglio (vedi sopra) a cui somigliavo quanto Hugh Jackman a Sophia Loren. “Serve il trucco speciale”. Molto trucco, molto speciale, direi. Mi mandarono a fare il calco alla testa, grazie al quale avrebbero realizzato una calotta in silicone perfettamente aderente al mio cranio per nascondere i capelli. Per chi non abbia mai fatto un calco alla testa (e lo so che tra i miei 25 lettori ce ne sono…) si sappia che è uno dei traumi che non dimenticherò più in tutta la mia vita.

Ignaro di cosa mi attendesse, arrivai nella sala trucco di uno dei professionisti più importanti in Italia, con quella mia solita aria da divertito verso una cosa nuova. L’umore ha cominciato a cambiare quando pian piano mi hanno cosparso tutta la testa di alginato (il materiale usato dai dentisti per ottenere l’impronta dell’arcata dentaria) e successivamente sopra ci hanno messo un bel po’ di gesso. Certo, avevo due cannucce infilate nel naso per respirare e l’attesa non è stata superiore ai 10 minuti, ma la sensazione di essere sul punto di morte mi ha fatto sembrare quel periodo un paio d’ore! Ricordo l’ansia, la voglia di strapparmi tutto di dosso, il sentirsi cieco, costretto a subire il freddo dello stampo che man mano solidificava attorno alla testa, invadendone ogni anfratto. Quando fui liberato, mi sembrò di nascere una seconda volta! Il risultato dello stampo fu eccezionale. Da quello negativo, ricavarono un positivo colandoci dentro altro gesso: un clone perfetto della mia testa. Su quello fecero le protesi di silicone che poi andarono ad aderire su di me alla perfezione.

Quando ho visto il calco non ho saputo resistere e, dopo la fine della produzione, me lo sono portato a casa. Per anni è stata una presenza fissa nel mio studio, spaventando costantemente mia madre ogni volta che lo vedeva. Ancora è a casa dei miei genitori, ma penso lo porterò via per finalmente lasciare in pace mia madre. E comincerà a spaventare mia moglie!

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