Un rapporto iniziato con una serie di confidenze sulle chat online e diventato sempre più intimo con il passare dei mesi, fino ad arrivare a un vero e proprio incontro proibito. Ovvero, secondo la magistraura ferrarese, in una violenza sessuale su minore vista la giovanissima età della ragazzina: appena 13 anni.
È un drammatico caso di pedofilia quello di cui, se le accuse dei pm dovessero essere confermate, si è discusso ieri mattina nel tribunale di Ferrara. Dove un 39enne ferrarese è a processo per aver consumato rapporti sessuali con una giovanissima studente dopo averla ‘adescata’ su internet. I due si incontrano su una chat online nel giugno del 2013, quando la ragazzina è in cerca di un confidente con cui parlare dei propri problemi amorosi con un coetaneo, con cui ha appena interrotto una relazione. L’uomo si mostra pronto ad ascoltarla e a darle consigli, e nel giro di pochi giorni i loro contatti si fanno sempre più frequenti. Fino a quando, appena una settimana dopo la prima ‘chattata’ il 39enne confessa alla giovane di provare dei sentimenti per lei e le chiede di inviarle alcune sue foto.
Nel frattempo i rapporti via chat proseguono e il ferrarese fornisce alla giovane il contatto di una psicologa, per poterle parlare dei suoi problemi sentimentali. Ma è solo in agosto che il padre della studentessa comincia a nutrire sospetti sulle frequentazioni online della figlia e le sequestra computer e smartphone, scoprendo così del contatto con la presunta psicologa, in realtà soltanto un’amica del 39enne. L’isolamento durerà fino a metà ottobre, quando i genitori le restituiscono il telefono e la ragazza contatta il suo ‘confidente’ chiedendogli spiegazioni sulla reale identità della dottoressa.
È a questo punto che il ferrarese esce allo scoperto e chiede alla giovane un incontro dal vivo per poter parlare di persona. I due si incontrano pochi giorni dopo, il 30 ottobre, quando la studentessa, invece di recarsi a scuola, si fa venire a prendere con l’automobile in un parcheggio e passa la mattinata con il 39enne. Che, dopo averle offerto la colazione a Ferrara, cerca di appartarsi con lei prima sugli argini del Po – dove però sono presenti alcuni agenti del Corpo Forestale – e poi in una stradina di campagna isolata. È lì che, secondo la magistratura, sarebbe avvenuta la violenza sessuale, con il 39enne che si sarebbe fatto via via sempre più insistente e aggressivo per vincere la resistenza della giovane, per poi riaccompagnarla in città chiedendole di non parlare mai con altre persone del loro incontro.
Ma una vicenda di questo genere non può restare segreta a lungo: già il giorno successivo la madre della giovane si accorge del foglio strappato dal libretto delle giustificazioni scolastiche della figlia e, dopo averla messa alle strette, riesce a farsi raccontare quanto accaduto il giorno prima. Una scoperta shoccante per la donna, che denuncia tutto alle forze dell’ordine e dà il via alle indagini della procura. Fino ad arrivare al momento del processo in cui i giudici dovranno far luce su quanto avvenuto realmente in quella stradina isolata nelle campagne ferraresi.