Cronaca
5 Giugno 2015
Il parroco smentisce quanto dichiarato ai carabinieri, pm e giudice non gli credono e ora le carte vanno in procura

Minacce al prete, il don ritratta e l’imputato viene assolto

di Daniele Oppo | 3 min

tribunale

Secondo l’accusa nel luglio del 2013 un parroco del ferrarese sarebbe stato invitato nell’abitazione di un amico di un giovane straniero di 35 anni,  con la scusa di chiedere un aiuto per la difficile situazione personale.

Qui sarebbe stato minacciato con un coltello, gli sarebbe stata strappata via la catenina con il crocefisso e poi, una volta scappato a bordo della sua auto approfittando di un momento di distrazione, sarebbe stato raggiunto ad un incrocio dove il 35enne gli ha spaccato i vetri della macchina, continuando a minacciarlo fino all’intervento di alcuni avventori di un vicino bar e poi dei carabinieri.

Ma il processo ha regalato delle sorprese, concludendosi con la piena assoluzione dell’imputato.

Una versione, quella contenuta nel verbale redatto dai carabinieri dopo il fatto, incredibilmente smentita dallo stesso parroco, chiamato a testimoniare durante l’udienza tenutasi giovedì davanti al giudice Debora Landolfi. “Quel giorno mi ha telefonato in tarda serata ma gli ho detto che non sarei potuto andare perché avevo un impegno. Poi alla fine sono comunque andato nell’abitazione del suo amico e ho visto che aveva un po’ bevuto. Con lui c’era il suo amico e la madre di lui”. Al pm Stefano Antinori che gli chiedeva se fosse stato costretto a sedersi sotto la minaccia di un coltello – come riportato nel verbale delle forze dell’ordine – il don ha risposto di essersi seduto volontariamente e di non aver visto alcun coltello: “L’unica cosa vera è la catenina strappata quando ha tentato di fermarmi mentre me ne andavo, ma non mi ha minacciato”. E allora ecco un’altra contestazione del pm che rilegge – quasi stupito ed evidenziando i dettagli circostanziati forniti allora – le dichiarazioni verbalizzate dai carabinieri: “Ha cominciato a tagliarsi collo e braccia e io sono salito sulla mia auto e sono ripartito”.

All’ennesima smentita che ha lasciato interdetto il pm è intervenuto anche il giudice che ha ricordato al don l’obbligo di dire la verità. “Cosa dovrei dire?” ha chiesto il prete, “la verità, dovrebbe saperlo meglio di me”, ha risposto il giudice, “io mi intendo di verità del Vangelo” ha ribattuto il sacerdote: “Se devo raccontare le cose come le volete voi, non ve le racconto”. “Non ho ricevuto minacce e non ho sporto denuncia”, conferma più avanti il prete. Nasce così il dubbio sulle dichiarazioni del prete: sono vere quelle rese ai carabinieri immediatamente dopo i fatti di quel luglio 2013, o sono vere quelle rese in udienza? Un dubbio che porta il pm a chiedere la remissione degli atti al pubblico ministero per verificare, presumibilmente, un’eventuale ipotesi di falsa testimonianza.

“La cosa grave è avvenuta nel tragitto verso il bar dove poi i presenti hanno chiamato i carabinieri – racconta il don -. Ero spaventato a seguito del litigio, delle cose che gli uomini presenti al bar dicevano allo straniero, dall’arrivo dei carabinieri e dell’ambulanza, del carabinieri che si era messo al bancone del bar a ridere, tanto che gli ho chiesto se fosse una situazione in cui c’era qualcosa da ridere, e poi per i danni alla macchina”.

Una versione nella sostanza confermata anche dall’imputato, che ha spiegato di essere in quel periodo di forte depressione tanto da aver tentato il suicidio dieci giorni prima ed esser stato ricoverato a Cona, dove conobbe l’amico che quel giorno lo ospitava. I tagli sono spiegati con i calci e pugni con i quali ha rotto i vetri dell’auto del prete al quale, infine, ha chiesto scusa: “Mi dispiace, è una persona buona e non si meritava quello che ho fatto”.

Ma il pm non ha dato credito a questa ‘nuova’ versione e, oltre a chiedere che la posizione del don venga verificata dalla Procura, ha chiesto la condanna dell’imputato a 6 mesi di reclusione. Il giudice ha però assolto il 35enne “perché il fatto non sussiste”, accogliendo al contempo la richiesta del pm relativa alla veridicità delle dichiarazioni del sacerdote.

 

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com