
Sergio Baroni
Organizzazione paramilitare o iniziativa di impegno civile? Gruppo nato per difendere i cittadini o per attaccare minoranze già al centro di pesanti discriminazioni? L’attenzione nata attorno al progetto ‘Milizia Civile’ dell’ex segretario provinciale de La Destra, Sergio Baroni, è pari solo alla confusione che dilaga sia tra i suoi detrattori che tra i suoi stessi sostenitori. Al punto che, se da parte dei primi è già partita almeno una segnalazione in procura perchè indaghi su eventuali reati in corso (primo tra tutti il divieto di istituire gruppi armati autonomi allo Stato), tra i secondi non mancano militari, ex militari e appassionati delle armi da fuoco “pronti a dare il proprio contributo” alla causa.
Il tutto è nato da una pagina Facebook che Baroni ha creato il 3 marzo, presentandola come “gruppo/ariete per avere il via dal Parlamento per l’istituzione, anche in Italia, di una organizzazione civile che possa operare in modo anche militare, all’occorrenza. Tutti i suggerimenti saranno presi in esame per migliorare il gruppo e la proposta in essere”. Quindi non una pagina di ‘reclutamento’, ma un ben più ‘tradizionale’ gruppo di militanti a sostegno di una proposta di legge. Ma la domanda rimane: di che proposta parliamo esattamente? “Non stiamo raccogliendo soci – ci racconta Baroni -, questo sito serve a riunire persone che abbiano la stessa idea e che partecipano alla stesura di un regolamento e di uno statuto che dovrebbe poi essere presentato e approvato in Parlamento. L’obiettivo è di diventare un gruppo che agisce sotto la supervisione dei ministeri. Parliamo di iniziative per la sicurezza pubblica, quindi servizi d’ordine o ronde di militanti assolutamente disarmati, senza neppure lo spray al peperoncino. Deve essere tutto, al 99,99%, esclusivamente per scopi civili”.
Che dire però riguardo a quello 0,01% escluso dalla casistica di Baroni? I timori di chi vede i semi di un’organizzazione paramilitare si fondano in particolare sulla bozza del primo articolo dello statuto, pubblicato su Facebook dal fondatore, dove si elencano i ‘requisiti’ per aderire. Tra cui è previsto che i miliziani “abbiano svolto il servizio militare, oppure abbiano iscrizione a poligono di tiro, oppure abbiano dimestichezza con arti di auto difesa, o, comunque, dispongano di sangue freddo, capacità di affrontare situazioni difficili con grande controllo, carattere forte, educazione e spirito di corpo”. Come mai il richiamo alle armi da fuoco? Baroni spiega che “in altri paesi, come negli Usa, esistono organizzazioni di questo tipo in caso di gravi emergenze sul territorio nazionale, e possono avere funzioni militari sotto l’egida del ministero”. Ma a questo punto sorge un altro problema: la custodia e la detenzione di armi da fuoco: come verrebbe gestita? “Quando ho svolto il servizio militare nei paracadutisti – risponde Baroni – avevamo il fucile attaccato alla branda ma senza munizioni, perchè la cartucciera era custodita in armeria. Se la nostra idea venisse accettata si tratterebbe di avere un’armeria sotto il controllo dei reparti dell’esercito, con armi che verrebbero distribuite in caso di emergenza interna. E chiaramente coloro che possono essere sottoposti a questo tipo di operazioni devono avere una certa dimestichezza con le armi”.
Il modello, insomma, sembrerebbe una via di mezzo tra la Protezione Civile italiana e i riservisti della National Guard americana, o almeno quella che era la loro funzione fino alla fine degli anni ’90, prima del loro impiego in Medio Oriente in seguito agli attentati del 2001. Ma il rischio, soprattutto in un periodo di crescenti tensioni etniche, sociali e religiose, è che la Milizia Civile di baroni possa attirare personalità violente e desiderose di sfogare in maniera legale la propria aggressività o i propri pregiudizi. Sempre nell’articolo 1 dello statuto si leggono altri requisiti per i miliziani: “non abbiano condanne per reati di mafia e/o di droga, il cui certificato penale riporti la dizione “nulla”, non siano indagati per i reati di cui sopra”. Nessun riferimento a reati come aggressioni, lesioni, risse o altri comportamenti tipici delle personalità più aggressive e potenzialmente pericolose. “Le do parzialmente ragione – risponde Baroni -, ma viene dal fatto che parliamo di una proposta ancora aperta a suggerimenti e migliorie. Effettivamente si tratta di un punto che sarà preso in esame, ma per adesso abbiamo inserito i reati più gravi: ovviamente la mafia, ma anche la droga perchè può dare scompensi psicologici”.
Quali che siano i propositi della Milizia Civile, c’è chi è già partito con gli esposti in procura. Come Mauro Corradini, conosciuto anche per la sua militanza durante il caso Aldrovandi, che scrive agli inquirenti che i post apparsi su Facebook “appaiono sordidi richiami all’illegalità atteso che la difesa del territorio e dello Stato è compito delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate”. Si tratta di un fraintendimento? “Non credo – risponde Baroni -. Siccome so quello che ho scritto credo che la procura avrà l’intelligenza di archiviare l’esposto, visto che non ho infranto alcuna norma. Questo signore è arrabbiato con me e la sua lettera viene dall’odio che cova contro il sottoscritto e lo forze dell’ordine. Durante il caso Aldrovandi ci eravamo già scontrati perchè, pur non essendomi schierato a favore dei poliziotti, che hanno commesso errori innegabili, credo siano stati sottoposti a un linciaggio mediatico”.