
L’ex sindaco di Comacchio Maria Cristina Cicognani
Comacchio. Si torna a parlare di permessi edilizi e pratiche ferme in Comune, tra le mura del tribunale di Ferrara. Dove l’ex sindaco Maria Cristina Cicognani e l’ex dirigente dell’ufficio urbanistica Manlio Carli stanno affrontando il processo per presunta concussione nato dalla denuncia del titolare di due stazioni balneari di Portogaribaldi, che afferma di aver subito indebite pressioni per non dar seguito a eventuali azioni legali per il ritardo della sua pratica edilizia.
Un ritardo che, secondo le ricostruzioni della procura e dell’avvocato di parte civile, Carlo Bergamasco, si sarebbe protratto per circa otto anni – dal 2001 al 2009 – anche se solo gli ultimi cinque secondo le accuse sarebbero imputabili all’operato dell’amministrazione. I titolari dei bagni Sara e Trieste infatti nel 2001 avviarono le pratiche per unificare i due stabilimenti, adiacenti l’uno all’altro, e per sanare alcuni abusi minori presenti sul terreno. Ma l’iter si rivelò molto più lungo del previsto. Prima di tutto era infatti necessaria un’autorizzazione del Demanio, e solo allora il Comune di Comacchio avrebbe potuto avviare le proprie pratiche interne. La prima parte di documentazione tuttavia arrivò solo nel 2005, proprio a ridosso del periodo in cui il consiglio comunale stava approvando il nuovo piano dell’arenile, più restrittivo rispetto al regolamento precedente.
È da questo momento che, secondo i titolari del bagno, la pratica edilizia resta ferma senza motivo per ben cinque anni negli uffici dell’urbanistica. Ed è quindi da questo momento che le versioni di accusa e difesa cominciano a differire. Secondo l’avvocato Bergamasco, gli imprenditori non ricevettero alcuna comunicazione ufficiale riguardo le modifiche ai regolamenti comunali che bloccavano l’iter della pratica; modifiche che invece secondo gli avvocati Lorenzo Valgimigli e Pietro Solinas – difensori dell’ex sindaco e del tecnico comunale – furono abbondantemente fornite sia durante gli incontri con le categorie professionali sia nei colloqui privati con i titolari dei due bagni. Un punto che è stato sostenuto ieri mattina anche dai testimoni in aula – dipendenti o ex dipendenti del Comune – che all’epoca seguirono la vicenda, ma contestato dall’avvocato Bergamasco, che in aula afferma di poter dimostrare il contrario attraverso prove documentali.
La situazione si trascinò fino al 2009 quando, durante un colloquio con il padre del titolare dei bagni, la Cicognani e Carli avrebbero fatto intendere che se voleva dar seguito alle autorizzazioni, avrebbe dovuto rinunciare a qualsiasi azione legale nei confronti del Comune. Un comportamento che secondo la procura – che inizialmente chiese l’archiviazione dell’indagine, alla quale si oppose la parte civile – configurerebbe una concussione ‘per induzione’, reato salito alla ribalta della cronaca dopo la famosa telefonata in questura di Berlusconi durante la vicenda Ruby. Secondo i tecnici ascoltati in aula dai giudici, la situazione degli stabilimenti balneari era davvero problematica, dal momento che durante gli otto anni di attesa per le pratiche i gestori dei bagni edificarono nuove opere abusive tra i due bagni, costretti – secondo la loro versione – a restare al passo con la concorrenza. Alcune di questo opere furono poi demolite dopo i controlli della polizia municipale ed è notizia dello scorso settembre – come si può vedere dall’albo pretorio del Comune – che l’unificazione dei due stabilimenti è stata finalmente approvata. Quale sarà invece il verdetto del processo, si scoprirà dopo le udienze previste nei prossimi mesi.