Partito Democratico e Forza Italia esprimono tutta la propria preoccupazione di fronte all’ipotesi di acquisto di Carife da parte del Fondo Interbancario di Tutela Depositi, puntando il dito contro Bankitalia perchè, dopo due anni di assoluta riservatezza durante la gestione straordinaria, i risultati del commissariamento non sembrano all’altezza delle aspettative. Tanto che tra le ipotesi che circolano in questi giorni compare addirittura il completo azzeramento del valore dell’attuale pacchetto azionario.
A chiedere conto a Bankitalia del proprio operato è soprattutto il gruppo di Forza Italia, secondo cui “la notizia dell’intervento del Fondo Interbancario nel capitale della Cassa di Risparmio di Ferrara lascia davvero senza parole, e le possibili ricadute di tale intervento non possono che allarmare un intero territorio ed un sistema economico locale già duramente messi alla prova dalla crisi e da una situazione generale che ci vede scontare da sempre un gap considerevole rispetto al resto della regione”. I consiglieri forzisti dichiarano di appoggiare l’iniziativa del sindaco Tagliani, “che giustamente e opportunamente chiede conto in primis a Banca d’Italia del perché di una evoluzione della vicenda Carife, che se da un lato ci può soddisfare perché viene salvaguardata la banca con i suoi dipendenti, dall’altro lato registra la possibilità che vengano azzerate le azioni – leggasi risparmi – di migliaia di ferraresi”.
Il gruppo di Forza Italia sottolinea come, dopo la riservatezza concessa ai commissari, sia ora di spiegare alla città la vera situazione della banca. “Fino ad oggi abbiamo atteso, con rispetto e discrezione – affermano i consiglieri -, che i commissari svolgessero il lavoro di risanamento e di rilancio del principale istituto bancario ferrarese. Sono ormai due anni che Carife, uno dei principali patrimoni collettivi di Ferrara, è gestita da Banca d’Italia tramite due commissari: ad un mese esatto dalla fine del commissariamento, proprio alla luce delle notizie filtrate sull’intervento del Fondo Interbancario, riteniamo indispensabile che i commissari di Banca d’Italia squarcino il velo di riservatezza che ha sempre e doverosamente caratterizzato la loro attività, e rendano finalmente conto alla città, agli azionisti, ai risparmiatori e ai dipendenti, del lavoro svolto per risanare e rilanciare la “nostra” banca e per metterla nelle condizioni di tornare a sostenere il nostro territorio, salvaguardando per quanto possibile il capitale ed il valore delle azioni in mano ai soci. Ferrara ha il diritto, sacrosanto, di conoscere esattamente come, quando, perché, e a causa di chi si sia formata una così grave situazione finanziaria nella Carife, tale da renderne necessario il commissariamento. Altrettanto sacrosanto è il diritto di sapere come sia stato gestito il biennio di commissariamento, se a quanto pare saranno poi probabilmente bruciati i valori delle azioni ed il patrimonio che ancora esisteva all’epoca del commissariamento”.
Una chiarezza necessaria soprattutto per quei 28mila ferraresi azionisti della banca che aspettano risposte sui propri capitali investiti: “I ferraresi – conclude il gruppo forzista – hanno soprattutto il diritto di sapere se il processo di “salvataggio” della Carife avverrà grazie alla “cancellazione” dei valori dei titoli: ciò costituirebbe la fine della Fondazione, ma soprattutto un danno incalcolabile per i 28mila ferraresi che hanno sempre sostenuto con fiducia la banca acquistandone le azioni. Se questo fosse il reale prezzo per il risanamento della banca e la sua successiva “messa in vendita”, crediamo che almeno tutte, davvero tutte le responsabilità vengano chiarite. Poiché sappiamo bene che il sistema bancario nel suo complesso ha potenti strumenti di autodifesa, non vorremmo che gli unici a pagare il prezzo del comunque doveroso salvataggio della Carife lo pagassero soprattutto gli azionisti”.
Concetti sottolineati anche nell’interpellanza della consigliera Elisabetta Soriani del Partito Democratico, che riprende alcuni passaggi di quella consegnata alla Camera dai deputati Alessandro Bratti e Paola Boldrini ripercorrendo le vicende di Carife a partire dall’addio dell’ex dg Gennaro Murolo e passando soprattutto per l’aumento di capitale ottenuto nel 2011 grazie all’azionariato popolare. Fino ad arrivare alla commissariamento del maggio 2013 e alle ultime notizie dell’interessamento del Fitd: “Alla luce di ciò – scrive la Soriani – chiedo cortesemente al sindaco di relazionare, per quanto di sua conoscenza e competenza, relativamente alla vicenda in oggetto e di esporre al Consiglio i propri intendimenti in merito”.