Cronaca
23 Aprile 2015
L'Autorità anti-corruzione segnala due contratti del Comune 'sospetti' nell'ambito della manutenzione parchi

Convenzioni con le coop nel mirino di Cantone

di Daniele Oppo | 4 min

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Raffaele Cantone. Foto di veDro - L"Italia del futuro". CC BY 2.0

Raffaele Cantone. Foto di veDro – L”Italia del futuro”. CC BY 2.0

Due affidamenti diretti del Comune di Ferrara sono entrati nel mirino dell’Autorità Nazionale anti-corruzione presieduta dall’ex magistrato Raffaele Cantone per la potenziale violazione delle norme del Codice dei contratti pubblici per lavori, servizi e forniture.

Gli atti in questione sono due determinazioni relative a due convenzioni tra Comune e consorzio Impronte Sociali Scs che che raccoglie diverse cooperative sociali (Integrazione Lavoro, Camelot, Aro, La Città Verde, Il Germoglio, La Pieve, Work and Services, La Casona, Arti in Libertà e Giro giro tondo).

La prima (del 13 settembre 2013) è relativa alla “rimozioni e posa nuovi giochi e sottofondi, nell’ambito del progetto di riqualificazione e messa in sicurezza delle aree gioco di pertinenza di aree verdi e scuole ubicate nel territorio del Comune” per un importo di 100.302 euro, con i lavori affidati alla associata La Città Verde.

La seconda (datata 13 febbraio 2014) per la manutenzione della aree verdi, arredi e tutela igienica delle aree del Parco Urbano per gli anni 2014 e 2015 per un importo di 131.148 euro (servizio affidato peraltro allo stesso consorzio anche per gli anni 2012-2013 tramite affidamento diretto), con lavori affidati a Camelot.

I due atti rientrano fra quelli ritenuti dall’Autorità come “anomali fenomeni di ripetizione contrattuale, ed indici di potenziale violazione” della normativa e sono stati individuati tramite un’analisi dei “dati relativi a forniture e servizi in economia affidati dal 1° gennaio 2010 al 10 marzo 2015, singolarmente di importo inferiore alla soglia comunitaria, che presentano carattere di regolarità o che risultano reiterati nell’arco temporale annuale, assunto come riferimento, e che nel complesso superano la soglia consentita (50mila euro per i lavori in amministrazione diretta, 200mila per quelli svolti mediante cottimo fiduciario, ndr)”.

In particolare, pur con due atti distinti e formalmente regolari (entrambi ampiamente al di sotto del limite dei 200mila euro), il Comune avrebbe potenzialmente aggirato la normativa europea e nazionale, dividendo in due parti e affidandoli in economia, lavori del medesimo tipo (per l’Autorità ricadenti nella “riparazione e manutenzione di parchi giochi”) che avrebbero comportato una spesa maggiore di 200mila euro (231.450,17), violando così la norma – contenuta nel decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 – che vieta il frazionamento artificioso di prestazioni di beni e servizi allo scopo di sottoporle alla disciplina delle acquisizioni in economia.

Per capire se i contratti appartengano o meno alla stessa tipologia l’Autorità ha confrontato i codici Cpv, ovvero i codici usati nel sistema di classificazione unico per gli appalti pubblici che serve a unificare i riferimenti utilizzati dalle amministrazioni e dagli enti appaltanti per la descrizione dell’oggetto degli appalti. Se, dunque, due o più contratti hanno lo stesso Cpv significa che hanno lo stesso oggetto, come verificatosi secondo i calcoli della Autority con le due determinazioni del Comune di Ferrara.

L’indagine non ha ovviamente toccato solo Ferrara ma è stata molto più ampia e incentrata sui Comuni capoluogo di provincia, “sia in virtù dell’importanza che quest’ultimi rivestono sul territorio nazionale – spiega in una nota il presidente Raffaele Cantone -, sia in considerazione del fatto che per alcuni di essi, segnatamente i Comuni capoluogo di Regione, precedenti analisi avevano già mostrato l’eccessivo ricorso all’utilizzo delle procedure negoziate, divenute di fatto procedure ordinarie anziché di carattere eccezionale come previsto dal Codice”.

Il ‘caso’ ferrarese non è neppure tra più rilevanti: le segnalazioni che riguardano il Comune di Modena sono, ad esempio, molto maggiori e per importi  e scostamenti dalle soglie limite decisamente più alti e Bologna non è da meno. Secondo l’Autorità dieci Comuni hanno addirittura “proceduto ad affidamenti diretti o in economia, con identica Cpv di dettaglio, reiterati nel corso del medesimo anno o di più anni consecutivi, per importi complessivi superiori al milione di euro, ossia pari ad oltre 5 volte la soglia consentita per legge”.

“L’analisi – osserva Cantone – ha evidenziato, non solo la sistematica disapplicazione delle modalità di calcolo del valore presunto dell’appalto previste dall’art. 29 del Codice, ma anche il conseguente utilizzo di procedure di scelta del contraente (affidamenti in economia; affidamenti diretti) che, qualora si fosse rispettato quanto disposto dal citato art. 29, non sarebbero state consentite. Le stazioni appaltanti – suggerisce il presidente dell’anti-corruzione – devono, pertanto, prestare la massima attenzione nelle corretta definizione del proprio fabbisogno in relazione all’oggetto degli appalti, specialmente nei casi di ripartizione in lotti, contestuali o successivi, o di ripetizione dell’affidamento nel tempo, evitando l’artificioso frazionamento delle commesse pubbliche per non incorrere nella violazione delle suddette disposizioni. L’Autorità – conclude Cantone – si riserva, altresì, un approfondimento istruttorio con riferimento ai Comuni che hanno mostrato uno scostamento significativo della soglia consentita”.

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