Il congresso Pd va avanti – si chiuderà il 2 aprile (l’11 la proclamazione) – e con esso procedono di pari passo i voti dei vari congressi.
Il candidato outsider Nicola Minarelli, insieme ai suoi due sostenitori principali, Sergio Guglielmini e Andrea Marchi, getta benzina sul fuoco degli esiti del sondaggio interno al partito che ha evidenziato i problemi nell’organizzazione del partito posti dalla base degli iscritti.
Fino a ieri le votazioni dei circoli (11 su 48) vedevano in termini assoluti Minarelli in vantaggio 267 a 265, anche se il numero dei delegati – quelli che voteranno al congresso – vedeva Vitellio in vantaggio (25 a 20). Con gli ultimi aggiornamenti il distacco si fa un po’ più consistente. Ad Argenta il capogruppo in consiglio ha ottenuto 68 voti contro i 9 del rivale, mentre a Formignana il sindaco di Portomaggiore ha incassato 26 preferenze contro 10. Il nuovo tabellone vede Vitellio in vantaggio sia per quanto riguarda i voti (343 a 303) che i delegati.
La sfida si sposta allora fuori dai circoli, con Minalrelli, Marchi e Guglielmini che si lanciano in alcune valutazioni non prive di una vena polemica con il gruppo dirigente.
“Nonostante la stragrande maggioranza del gruppo dirigente si sia schierata su Luigi Vitellio ancora prima di conoscere la sua proposta politica dai dati dei congressi finora svolti emerge che l’opinione degli iscritti è molto più composita e meno scontata di quanto si potesse pensare – osservano i tre -. Il risultato conferma che gli iscritti avvertono la necessità di discutere su molti temi e questo confronto difficilmente avrebbe potuto emergere se ci fosse stato un candidato unico, in particolare sui temi legati al coinvolgimento degli iscritti, al ruolo del partito, alla sua organizzazione, alla sua gestione economica oltre che ovviamente ai temi politici e amministrativi più generali e più importanti quali il lavoro, la sicurezza, le nuove povertà, i servizi pubblici locali, la sanità e il welfare, il riordino istituzionale”.
L’analisi prosegue evidenziando come a parte alcuni circoli “il consenso è abbastanza trasversale per entrambi i candidati e questo sgombra il campo dalle strumentalizzazioni tipo città-territorio e dall’appartenenza alle correnti che fanno riferimento ai leader nazionali. E’ questo riteniamo sia un fatto positivo. Volendo fare un bilancio approssimativo – concludono – crediamo si possa già dire che il partito è più contendibile di quanto qualcuno pensasse all’inizio del percorso e un risultato come questo, dopo una settimana di congressi, ci conferma che l’impegno messo per evitare che fosse uno stanco rito solo ad uso del gruppo dirigente ristretto è stato raggiunto e questo non può che far bene al Pd nel quale tutti crediamo”.
Dal canto suo Vitellio, interpellato da Estense.com, preferisce non parlare dei numeri: “C’è una commissione di garanzia apposita per la gestione dei dati”, afferma per poi rispondere seraficamente al resto delle argomentazioni portate avanti dai suoi sfidanti: “Da organizzatore sono stato il primo a porre il tema della necessità di una riorganizzazione: solo un cieco non poteva vedere che c’erano dei problemi che non abbiamo mai nascosto, dal bilancio alla sostenibilità delle feste. Questo congresso – spiega – è un momento per discutere quanto era già emerso. Credo che il confronto faccia sempre e soltanto bene, ai candidati e a tutto il partito: è il momento – conclude – in cui aumentare il livello della discussione e trovare insieme delle soluzioni”.
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