Cronaca
24 Marzo 2015
La difesa dell'ex dg del Sant'Anna Baldi: "La condotta della pm contraria alle regole del contradditorio"

Processo Cona: “L’impianto accusatorio manca di logica”

di Daniele Oppo | 4 min

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IMG_20150323_132414969“A tutto l’impianto accusatorio manca una pre-condizione: la logica”. È tranciante l’avvocato Andrea Toschi, difensore dell’ex dg del San’Anna Riccardo Baldi, riguardo alle richieste di condanna presentate dalla pm Patrizia Castaldini nel processo Cona.

Durante l’udienza di lunedì nel tribunale di Ferrara ultime arringhe difensive con i legali di Carlo Melchiorri (direttore dei lavori, difeso da Lorenzo Valgimigli), Carlo Beccati (responsabile unico del procedimento, avvocati Romano Guzzinati e Michele Ciaccia), Roberto Trabalzini (Consorzio Cona, difeso dall’avvocato Fabio Anselmo), – oltre che di Baldi – che hanno puntato il dito sulle mancanze dell’impianto accusatorio della procura e sul peso dato alle dichiarazioni di Marino Pinelli, responsabile amministrativo mandato a Ferrara dalla Regione per sovrintendere al progetto “Cona 2”.

Ad aprire le danze è stato l’avvocato Valgimigli, le cui conclusioni hanno costituito per molti aspetti la base degli interventi successivi. Il legale ha criticato duramente il comportamento della pm che avrebbe usato “una metodologia e una condotta mai tesa al confronto con le difese: il processo non è l’illustrazione di una tesi e basta – attacca Valgimigli – ma un confronto in cui si valuta se le tesi dell’accusa superano quelle opposte delle difese”.

L’incipit è stato fornito anche dall’assenza fisica della Castaldini durante l’udienza: “Assenza emblematica di una concezione culturale non in linea con il principio del contradditorio”, osserva Valgimigli che poi passa a smontare la posizione accusatoria. Si parte dalle intercettazioni “per le quali non si è mai accettato il confronto, anche quando gli imputati dimostravano che le interpretazioni della procura erano sbagliate, impossibili anche per questioni cronologiche, ma è stato come se nulla fosse”.

Poi altri punti deboli: “Il processo si basa su un’ipotesi di collusione di cui non è mai stato fornito un elemento di prova, con gli atti che dicono l’esatto contrario. Come può esserci collusione se Melchiorri ha fatto pagare all’azienda milioni di euro per dei ripristini? Come può esserci stata collusione se è in corso un contenzioso per 140 milioni di euro con l’impresa? Come può essere stato colluso Melchiorri se l’impresa è andata in Regione a chiedere la sua testa dopo tutti i lavori di ripristino che gli ha fatto fare?”. L’avvocato attacca poi – come faranno anche i suoi colleghi successivamente – il peso assegnato alle affermazioni di Pinelli: “Il consulente del pm dice che la perizia di variante 1 è legittima mentre le 3, 4 e 5 non lo sono. Pinelli dice esattamente il contrario: è un’accusa che non sta in piedi”.

“Le ipotesi investigative non hanno raggiunto dignità di accusa, sono rimaste ipotesi – osserva l’avvocato Toschi durante la sua arringa -. Chiedo dove, in questo processo, sia potuta trovare una prova che qualcuno abbia favorito l’impresa superando il famoso limite del 5% con le perizie di variante. Sin dall’inizio – prosegue il legale – ci siamo resi conto che il pm era tratto in inganno dalle conclusioni del suo consulente e nel corso del processo, nonostante tutti gli elementi siano stati forniti, l’accusa ha continuato a parlare di norme non più applicabili e dedurre la realizzazione di opere che non erano da comprendere”. Attaccata anche la posizione di Pinelli “documentalmente smentibile”, e la sua credibilità: in particolare la lettera autoaccusatoria inviata sia al dg di Cona Gabriele Rinaldi che alla procura nella quale indicava alcune stranezze e spiegava il perché delle perizie di variante. Una lettera, nella quale Pinelli “non dice il vero, ma mette le mani avanti andando ad attribuire le responsabilità ad altri soggetti”.

E su Pinelli si è concentrata anche parte dell’arringa dell’avvocato Ciaccia (difesa Baldi). “Aleggia come figura a sé in questo procedimento e quello che dice non può essere utilizzato solo quando fa comodo al pm: lui stesso dice che non c’è stato lo sforamento del 5%. Allora – conclude Ciaccia – dice il vero quando accusa e cose insensate quando non lo fa?”. Ritornano ancora le perizie di variante con le quali si sarebbe realizzato appunto lo sforamento del 5%: “Ma non sono state prese in considerazione le norme sopravvenute e i miglioramenti necessari: la normativa del 2002 presa in considerazione dal consulente del pm – afferma ancora l’avvocato – si riferisce solo alle prevenzione antincendio, non ad altre cose”.

“In questa vicenda – aggiunge il collega Guzzinati (sempre difesa Baldi) – non c’è il puzzo di corruzione e neppure quello della collusione. Siamo davanti a un’attività di un dipendete che ha sempre fatto il suo dovere ed è evidente che mirasse all’interesse pubblico senza violazione di leggi”.

Ad attaccare l’impianto dell’accusa è anche Fabio Aselmo (difesa Trabalzini): “L’elaborazione del pm è poco logica, non prende in considerazione una normativa del 2009 sulle modifiche dei prezzi dei materiali tra l’offerta e la realizzazione dell’opera, intervenuta in una situazione di emergenza in cui i prezzi sono oscillati tanto”. Il riferimento è alla contabilizzazione effettuata da Trabalzini su costi per alcuni materiali (acciaio, calcestruzzo) che la procura ritiene fossero stati fissati in sede di offerta. “Ma l’offerta è del 2005 e l’inizio dei lavori nel 2008, in mezzo intervengono oscillazioni dei prezzi in un periodo molto particolare per il mercato, tanto che il legislatore interviene in deroga alla normativa generale esonerando le imprese dall’obbligo di giustificazione proprio per tali oscillazioni. Si prende invece in considerazione una circolare ministeriale, peraltro antecedente alla nuova legge emanata in una situazione di emergenza”.

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