Copparo. Pelle d’oca al cuore nel vedere il trio a fumetti in carne e ossa. Anzi, più ossa che carne dato che Davide Toffolo, la cui bravura come cantante è pari solo a quella di fumettista, Luca Masseroni alla batteria e Enrico Molteni al basso sono da oltre vent’anni i Tre allegri ragazzi morti. Il trio di Pordenone che continua a dare una nuova grinta alla musica alternativa italiana, ha incontrato venerdì sera la Abbey Town Jazz Orchestra a Copparo per l’esclusivo concerto “Quando eravamo swing”. Un incontro concettualmente inedito tra musicalità jazz e racconto contemporaneo che non può non far venire i brividi a tutti i fan presenti, un pubblico attento ed emozionato che ha riempito il teatro comunale De Micheli.
I paladini della musica indipendente nazionale, accompagnati magistralmente dai venti elementi della big band, rileggono in chiave swing le loro canzoni più amate e conosciute: La mia vita senza te, Signorina primavolta, La faccia della luna, Occhi bassi, Il mondo prima, Prova a star con me un altro inverno a Pordenone, Volo sulla mia città, Puoi dirlo a tutti, Di che cosa parla veramente una canzone, Questo è il ritorno di Gianni boy, La tatuata bella, Il principe in bicicletta. La potenza dei quindici fiati e del piano dell’orchestra dà nuova vita alle storiche canzoni del gruppo friulano, immergendo il pubblico in un vero e proprio viaggio nella musica dagli anni ‘40 ai giorni nostri.
Mano a mano che il concerto procede, infatti, si perdono alcuni elementi della big band fino a che non rimane solo l’ossatura dei Tre allegri ragazzi morti: senza più nessun strumento sul palco rimane solo Toffolo, come un crooner degli anni ’50, a dare voce alla componente più sentimentale del gruppo. “La vita è cattiva ma non l’ho inventata io, il concerto è finito” annuncia dopo l’ultima canzone, nessuno gli crede e parte una pioggia di insulti: nessuna paura, è così che funzionano i concerti del trio mascherato. Pochi minuti e tornano tutti sul palco per il gran finale che chiude il viaggio musicale così come era iniziato, con “La mia vita senza te”.
“Io canto per non piangere e non piangerò” canticchiano ancora alcuni fan all’uscita del concerto. Il bello e il brutto delle canzoni del trio di Pordenone è proprio questo: i ritornelli ti entrano in testa, i testi ti entrano nel cuore, le melodie ti entrano sotto pelle. La forza della musica dei Tre allegri ragazzi morti è racchiusa qui: esci dal concerto che ti senti uno scheletro, eppure non sei mai stato così vivo.
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