Cronaca
14 Gennaio 2015
Con una spinta le ha procurato un infortunio alla spalla, per lui 8 mesi di reclusione e condanna a pagare 5mila euro di provvisionale

Lesioni alla barista, condannato l’ex titolare del Maracaibo

di Daniele Oppo | 2 min

tribunale genericaEra accusato di aver arrecato delle lesioni gravi a una giovane dipendente dopo averla spinta in modo violento durante il lavoro. Per l’ex titolare del pub Maracaibo in via Contrari è arrivata la condanna a 8 mesi di reclusione (con la sospensione condizionale della pena), al pagamento di una provvisionale da 5mila euro alla donna e al pagamento delle spese giudiziarie.

I fatti risalgono al 12 novembre del 2011, quando l’uomo, Mansouri Mongi Ben Boujema – difeso in giudizio dagli avvocati Gianni Ricciuti e Vittorio Zappaterra -, già in stato di alterazione secondo quanto raccontato in giudizio da testimoni e parte offesa (la barista, che si è costituita parte civile), ha prima apostrofato in malo modo la ragazza per poi darle uno strattone che l’ha fatta scivolare lungo il bancone, causandole un infortunio alla spalla e alla mano.

Tutto sotto gli occhi degli avventori, essendosi verificati i fatti proprio nell’orario di punta per il locale. Alcuni di essi sono anche intervenuti per placare l’uomo che in tutta risposta avrebbe cominciato ad accendere e spegnere le luci e abbassare la saracinesca del locale. A quel punto, chiamati da qualcuno, sono arrivati gli agenti della Polizia di Stato che hanno consigliato alla giovane barista (rappresentata in giudizio dall’avvocato Rita Cirignano e dal collega Matteo Mangolini) di andare al pronto soccorso per farsi medicare le lesioni che i sanitari hanno giudicato guaribili in più di 60 giorni.

La difesa dell’imputato ha cercato di respingere le accuse o, in subordine, di derubricare il reato a uno meno grave, ma varie testimonianze durante il processo hanno sostanzialmente confermato la versione della parte offesa portando la pm Barbara Cavallo a chiedere la condanna a un anno di reclusione senza benefici. Richiesta accolta solo parzialmente dal giudice Franco Attinà.

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