Economia e Lavoro
13 Dicembre 2014
I manifestanti invocano un cambio di rotta del governo Renzi

Sciopero generale, la carica dei tremila

di Elisa Fornasini | 5 min

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Oltre 3mila persone, meno di 2mila secondo la questura, sono scese in piazza ieri mattina per il primo sciopero generale indetto dal più grande sindacato (di sinistra) italiano contro un presidente del consiglio di centrosinistra. Lavoratori, precari, disoccupati, cassa integrati e pensionati hanno risposto alla chiamata lanciata da Cgil e Uil per protestare contro il governo di Matteo Renzi che “non ha eguali nell’annunciare riforme progressiste mentre taglia i diritti” e contro “la peggiore legge in tema di lavoro degli ultimi 30 anni che finge di rilanciare l’occupazione e la produttività ma che in realtà rende i lavoratori indifesi e ricattati”. La carica dei 3mila si è radunata alle 9 presso piazzale Poledrelli per poi sfilare lungo le vie del centro con un passaggio davanti alla sede di Confindustria di via Montebello, “tappa non scelta a caso – urlano i manifestanti dai megafoni – perché il governo ascolta solo la Confindustria”, per poi arrivare alle 11 piazza Castello, dove era stato allestito un piccolo palco per gli interventi.

Nel mirino dei sindacati la Legge di Stabilità e il Jobs Act. I manifestanti puntano il dito contro il taglio ai patronati, la tassazione della previdenza complementare, il nuovo contratto a tutele crescenti, lo sgravio Irap e gli ammortizzatori sociali; “tutti provvedimenti che non solo non contrastano la crisi e non danno nessun sostegno all’economia, ma che peggiorano la vita di tantissime persone”. I partecipanti allo sciopero generale, considerato “solo la prima fase di una mobilitazione molto più lunga”, chiedono al governo di cambiare il verso di queste “politiche inefficaci e sbagliate che non producono risultati ma solo precarietà”, e invocano un cambio di rotta. “Anche perché con queste riforme si arriverà al paradosso – secondo Cgil e Uil – che converrà assumere per beneficiare degli sgravi, quindi licenziare evitando il reintegro, per poi magari riassumere, senza arrivare all’aumento della base occupazionale”. A detta dei sindacati, l’impostazione secondo cui basta incentivare l’impresa, tagliare le tasse e la spesa per agganciare la ripresa non è realistica ma, anzi, servono investimenti pubblici e la ripresa dei consumi.

“Lo stato invece di tutelare il lavoro si accanisce sui lavoratori – annuncia dal palco Pamela Fiorini della Fiom Ferrara – mentre noi non vogliamo niente di più di quanto ci spetta: non vogliamo la guerra tra poveri ma vogliamo un lavoro dignitoso e che vengano tutelati i diritti costituzionali perché non sono privilegi ma diritti!”. Dopo lo scroscio di applausi contro l’abolizione dell’articolo 18, “che non va abolito ma esteso a tutti”, a salire sul palco è Roberto Rosa della Uil Fpl: “Il sindacato è attaccato duramente ma è vivo e difende tutti i lavoratori. Le persone che sono scese in piazza hanno capito la differenza tra spot pubblicitari e realtà, ovvero che il premier ha messo in atto una vera e propria strategia per distruggere il pubblico impiego e per passare al privato”. Dopo gli interventi di Agnese Chinelli della Fisac Cgil e di Luca Tumiati della Uila Uil, a scaldare il pubblico è il segretario generale Uil Massimo Zanirato con una lettera rivolta direttamente a Renzi: “Il governo venga a visitare le pmi che sono il tessuto economico del territorio invece di stringere patti con gli esponenti più potenti del mondo confindustriale. Le risorse e i soldi ci sono a patto che si sappia dove tagliare, ad esempio non eliminando le province senza sapere chi prenderà il loro posto e cosa ne sarà dei dipendenti, e non tagliando l’Irap solo per fare gli interessi di Confindustria”.

“Con questa manifestazione – chiosa Zanirato – noi chiediamo di cambiare un cambio di rotta perché di sola austerità si muore e perché bisogna far riprendere i consumi ma questo non è uno sciopero politico, quello l’hanno fatto i cittadini non andando a votare alle regionali”. A chiudere la manifestazione il segretario nazionale Filctem-Cgil Emilio Miceli che ribadisce i pensieri già espressi dai suoi compagni: “Aumentare i licenziamenti per aumentare le assunzioni è il regalo folle del Jobs Act e di Renzi che colpisce con la clava i lavoratori e i sindacati, ma anche il cuore della produzione e l’anima del Paese perché l’Italia è un paese industriale e deve continuare ad esserlo. Renzi togli le manacce dai contratti, dalla videosorveglianza, dal salario minimo, dall’idea di uscire dalla crisi solo aumentando le disuguaglianze”. Lo sciopero si conclude con l’inno “se ci vogliono schiavi ci avranno ribelli”, come riportato in uno degli striscioni portati in corteo dai manifestanti.

Le aziende che hanno aderito allo sciopero per la categoria edili/legno (Fillea) sono Paver di Ferrara (che ha partecipato al 100%), Falco Trombini di Ferrara (al 100%) Pasini Ettore di Codigoro (100%), Maltauro Cantiere Edile di Ferrara (95%) e Lavoranti Legno di Ferrara (90%); per i metalmeccanici (Fiom) sono Fox Bompani di Ostellato (94%), Lte di Ferrara (89%), Berco di Copparo (84%), Fava Impianti di Cento (70%), Trw di Ostellato (65%), Vm Motori di Cento (50%) mentre non ha aderito Lamborghini Calor di Sant’Agostino i cui metalmeccanici sono già in cassa integrazione; per il settore dei servizi (Filcams) figurano Copma di Ferrara (89%) e Cir di Ferrara (60%) e per quello dei trasporti/logistica (Filt) Tper Ferrara (74%) e Coopser Ferrara (65% con 100% dal petrolchimico e 40% da altri cantieri). Per il settore del pubblico impiego (Fp) ha manifestato solo il Comune di Codigoro (46%) mentre per quello agroindustriale (Flai) la cooperativa agricola Sorgeva di Argenta (100%), Salvi Vivai di Ferrara (70%), Coop Veba di Ferrara (60%), Mazzoni Agricole di Ferrara (55%), Conserve Italia Pomposa di Codigoro (40%) e Bonifiche di Ferrara (37%). Nella categoria delle comunicazioni (slc) hanno protestato Cartiera di Ferrara (90%), Telecom Ferrara (50%) e le Poste di Ferrara (col 40% di uffici chiusi), mentre l’unica scuola (Flc) che ha risposto alla chiamata è stato il Circolo Piazza Libertà di Copparo (48% docenti e 29% personale ata). Infine per la categoria chimica/tessile (Filctem) hanno manifestato Softer di Ferrara (100%), Fratelli Zuccini di Ferrara (94%), Basell di Ferrara (80%) e Mary Fashion di Ferrara (50%).

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