Parenti dei malati di Alzheimer “costretti” a pagare le quote di assistenza che spetterebbero al servizio sanitario nazionale. Il tutto per via della carenza di informazioni ricevute dal Comune di Ferrara, che rifiuta di dare notizia ai cittadini per i propri diritti paventando anche problemi legati alla legge sulla privacy. Nasce da questa situazione l’esposto contro il Comune estense depositato in procura dal partito Rifondazione Comunista, che chiede alla magistratura di “valutare la sussistenza di eventuali profitti di rilievo penale” nel comportamento dell’ente pubblico ferrarese.
A denunciare il fatto è il segretario della sezione locale del partito, Andrea Ricci, che affiancato dall’avvocato Sergio Di Chiara entra nei dettagli legali e politici della vicenda. Allo stato attuale infatti molti malati di Alzheimer ricoverati presso le strutture sociosanitarie private (convenzionate con il sistema sanitario nazionale) pagano quote fino al 50% (con costi anche di 500-600 euro al mese) per ricevere le cure. Una situazione che, spiega Ricci nell’esposto, si scontra con normative nazionali (DLgs 130/2000) e sentenze della Cassazione, dal momento che “la legge è chiarissima nell’escludere che i parenti siano tenuti al pagamento delle rette a carico dei congiunti con handicap gravi o ultrasessantenni che vivono nelle residenze assistenziali”. E per quanto riguarda la Cassazione Ricci mostra una sentenza in cui venne respinto un decreto ingiuntivo di 73mila euro ai familiari di un paziente da parte della Congregazione del Terzo Ordine di Francescano. Nelle motivazioni della sentenza i giudici pongono l’accento sul fatto che gli istituti privati hanno in cura determinati pazienti solo in quanto convenzionati con il sistema sanitario nazionale, e che la loro situazione soddisfa i requisiti minimi per avere una piena copertura delle spese da parte dello Stato.
Tutto insomma, dal punto di vista legale, sembra diretto a sollevare i parenti dei malati dal pagamento delle quote di ricovero. Il problema nasce dal fatto che molti di essi non sono a conoscenza dei propri pieni diritti, e si ritrovano quindi a stipulare contratti di assistenza con le case di cura e a pagare parti rilevanti delle spese. “Parliamo di qualche centinaio a livello provinciale, mentre il numero di non autosufficienti sale a qualche migliaio – afferma il segretario Prc -. I Comuni sono responsabili dal punto di vista amministrativo e dovrebbero informare i loro cittadini dei loro veri diritti”. Cosa che secondo Ricci, nei fatti, non avviene: il partito ha inviato lettere a tutti i Comuni della provincia per chiedere di contattare i parenti dei ricoverati. L’unica risposta pervenuta (oltre a quello di Ostellato, che dichiara di non aver notizia di malati di Halzheimer sul proprio territorio) è stata da parte di quello di Ferrara, che ha però negato la richiesta: “Si ritiene – si legge nella risposta pervenuta al Prc – che non sia corretto informare i parenti in quanto la loro individuazione confliggerebbe con la normativa sulla privacy in tema di dati sanitari sensibili, sia perchè la normativa nazionale vigente non è stata modificata da una decisione giurisdizionale su un caso singolo (la sentenza di Cassazione, ndr)”.
Una risposta che manda su tutte le furie Ricci: “Se è violazione della privacy, perchè fanno sottoscrivere ai parenti l obbligo di pagamento rette? Stiamo parlando dei diritti alla salute di base”, chiede il segretario Prc, che chiede la nullità di tutti i contratti stipulati tra i pazienti e le strutture private convenzionate. E che, con l’esposto depositato in procura, lancia ufficialmente la campagna di informazione a parenti e malati di Alzheimer sul territorio provinciale e non solo.
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