Quando siedi a tavola pensa a ‘chi’ stai mangiando e non a ‘cosa’ hai nel piatto. Questo è uno degli slogan lanciati oggi pomeriggio da una ventina di attivisti dell’associazione Animal Defenders che sono scesi in piazza Duomo per celebrare, per la prima volta, la giornata mondiale vegan che ricorre il 1° novembre, data della fondazione della prima società vegana, di ogni anno in tutto il mondo. Un’azione dimostrativa all’ombra della cattedrale per promuovere lo stile di vita vegano e soprattutto per mostrare gli orrori che si nascondono dietro il consumo di prodotti di origine animale nell’alimentazione, affinché cresca la consapevolezza di ciò che realmente sta dietro i piatti che comunemente portiamo sulle nostre tavole. I cartelli che mostrano come dovrebbe essere la vita dell’animale in natura, vengono così affiancati alle foto della vita in allevamento e del prodotto finito per far vedere cosa si cela dietro il consumo di carne e di tutti i derivati animali da conigli, cavalli, pesci, mucche, polli, agnelli e maiali. Una rappresentazione scenografica che ha incuriosito i passanti, anche di giovanissima età.
“L’obiettivo di questa manifestazione – annunciano Cristian Romanin e Maria Elena Cirelli, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione ferrarese Animal Defenders – è portare alla luce gli orrori che si nascondono dietro l’industria alimentare, una realtà fatta di sfruttamento e sofferenza, e promuovere la cultura vegana. Essere vegani è uno stile di vita completo, volto all’abolizione di ogni forma di sfruttamento animale, e l’esclusione dall’alimentazione di qualsiasi prodotto derivante da esso ne è l’aspetto più evidente. Una filosofia di vita che non deriva solo da una scelta etica ma anche dalla tutela della salute e dell’ambiente”. Le considerazioni etiche, che derivano ovviamente dalla visione egualitaria degli animali (“gli animali sono tutti uguali, il nostro senso di giustizia ci dice che causare sofferenza e morte di esseri senzienti, capaci di provare sensazioni, emozioni e sentimenti non è giustificabile”), abbracciano così la causa green, secondo cui l’allevamento è la prima causa del deterioramento ambientale. “La scelta vegan – spiega Cirelli – fa risparmiare il 90% delle risorse, evita la deforestazione e l’inquinamento da deiezioni animali, fa diminuire l’effetto serra perché il 18% delle emissioni di gas serra sono dovute agli allevamenti, contro il 13,5% dell’intero settore dei trasporti”.
La scelta vegana è dettata anche a motivi legati all’ambito della salute. A detta degli animalisti di Animal Defenders, infatti, scegliendo di preparare i piatti con ingredienti vegetali non rinunciano a nessun piacere della tavola, hanno un’alimentazione più varia e una salute migliore perché possono prevenire, e spesso anche curare, le malattie degenerative (malattie cardiovascolari, cancro, diabete, osteoporosi, sovrappeso-obesità) che sono la maggior causa di morte nei paesi industrializzati. Secondo gli attivisti, quindi, chi manifesta per la diffusione di questa filosofia “non solo si oppone all’abuso sistematico, intenzionale e non necessario che viene perpetrato ogni giorno sugli animali, a partire dall’industria alimentare, ma compie anche una scelta consapevole nel rispetto della propria salute e dell’ambiente. Mangiare carne, pesce e derivati animali è solo una questione di abitudine in nome della tradizione, non di reale necessità”.
Ma i ferraresi come hanno preso questa azione dimostrativa nel cuore della capitale dei cappellacci al ragù e della salama da sugo? “Abbiamo avuto più risposte positive che negative – dichiara una soddisfatta Elena Cirelli – perché molti ferraresi, e anche tanti bambini, si sono soffermati a guardare le foto e ci hanno chiesto informazioni e volantini. Sicuramente non siamo passati inosservati – conclude la vicepresidente di Animal Defenders – e abbiamo in programma altri banchetti informativi per la promozione della scelta vegana e cortei contro lo stabulario dell’Università di Ferrara, a cui lo scorso 11 ottobre hanno partecipato più di mille persone”.
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