Dom 12 Ott 2014 - 894 visite
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a-contemporaneità della cultura ferrarese

Sabato 11 ottobre è stata la giornata nazionale del contemporaneo, manifestazione che, da 10 anni, vede musei e istituzioni culturali di tutto il Paese offrire al pubblico iniziative di coinvolgimento e avvicinamento alla cultura e all’arte.

Sono andata in perlustrazione: 45 km in auto da Ferrara verso il Lido di Spina, breve tappa a Comacchio e poi via, di nuovo in marcia verso la Romagna, per raggiungere il faentino Museo Carlo Zauli. Solo ora, cercando di sapere cosa mi sono persa nella mia città essendo altrove, mi rendo conto che della giornata del contemporaneo a Ferrara non vi è stata traccia.

Ma torniamo al tour che mi ha entusiasmato, tanto da trovare il tempo per scrivere un post per questo blog, dopo una lunga assenza.

I° tappa: Museo Alternativo Remo Brindisi. È stato fatto il piccolo sforzo di aprirlo fuori stagione e due volontarie mi hanno accolta sorridenti, spiegandomi che l’ingresso era gratuito, proprio in occasione della giornata del contemporaneo e che, nella cucina al piano interrato, avrei trovato la proiezione di un’intervista inedita di Giglio Zarattini a Nanda Vigo (l’architetto che ha progettato questa astronave atterrata sul Lido di Spina negli anni ’70). Purtroppo il museo era deserto, così dopo aver constatato che tutto è rimasto come me lo ricordavo qualche anno fa, ho ripreso la macchina per spostarmi poco più in là.

II° tappa: ex Ospedale degli infermi, Comacchio. Qui, nel contesto della mostra antologica dedicata a Giglio Zarattini, e nel più ampio contenitore della Sagra dell’Anguilla, l’Amministrazione comunale ha organizzato la presentazione della nuova guida al Museo Remo Brindisi, che si è trasformata in una piccola conferenza, alla presenza della direzione dell’Istituto dei Beni Culturali dell’Emilia-Romagna, della Soprintendenza e di rappresentanti di ICOM (International Council of Museums). È stato un piacere ascoltare i contributi di addetti ai lavori con esperienze decennali in ambito di gestione culturale, ma è stato altrettanto sconfortante comprendere come ci siano voluti molti anni per riuscire a pubblicare una (bella e completa) guida cartacea del museo, quando ormai la carta stampata sembra essere un mezzo obsoleto e la fruizione di un bene culturale passa per molti altri strumenti che andrebbero sviluppati assieme a quelli tradizionali.

III° tappa: Museo Carlo Zauli di Faenza, per assistere alla presentazione del progetto “Residenza d’artista”. L’appuntamento ha valso di per sé gli oltre 200 km percorsi e mi ha fatto mettere davanti al computer per scrivere questo post.

Vi spiego in breve in cosa è consistito: il Museo Carlo Zauli (sorto nel 2002 nei locali in cui il famoso scultore lavorava e in cui ora si promuove l’arte contemporanea, soprattutto legata alla produzione della ceramica) ha mostrato i risultati di un progetto durato un intero anno. Residenze d’artista ha visto ospiti in città cinque giovani artisti internazionali che sono stati chiamati a lavorare la ceramica e conoscere il territorio. Sabato sera le loro opere sono state rese pubbliche ma, fino all’apertura il pubblico invitato non sapeva cosa avrebbe visto e come questi oggetti ignoti sarebbero stati svelato ai suoi occhi. Dal ritrovo nel cortile del museo siamo stati accompagnati lungo una breve passeggiata per il centro città fino a un incredibile palazzo privato. Palazzo Ferniani ha offerto i propri ambienti per ospitare l’installazione dei lavori e ha messo a disposizione i propri uffici per permettere al personale del museo di lavorare da lì per un periodo. In questa cornice, i makers di Fablab Faenza, che risiedono nel Museo Zauli, hanno presentato il loro lavoro, mostrando una stampante 3D all’opera per produrre gadget legati alla serata.

Vi chiederete cosa c’è di tanto straordinario in tutto ciò. Vi rispondo subito per punti:

– grande afflusso di pubblico, giovane e curioso e pure forestiero, come la sottoscritta (tante presenze le si vedono solitamente ad Art City Bologna, la manifestazione cittadina, collaterale ad Arte Fiera);

– la rete tra le istituzioni culturali cittadine che ha dato vita a una intera settimana del contemporaneo, fatta di iniziative coordinate e pianificate in un programma condiviso;

– diversi artisti di cui alcuni di fama mondiale (da Patrick Tuttofuoco a Eva Marisaldi) prestare il proprio talento a una piccola città romagnola, cimentandosi (alcuni per la prima volta) con una materia come la ceramica, prezioso elemento identitario;

– partecipare a un evento ben organizzato e pubblicizzato, non troppo formale ma dalla cui organizzazione traspaiono grande competenza e serietà da parte dei curatori

– spiccata sensibilità e generosità di partner privati (un importante studio notarile faentino, fondazioni bancarie e industrie della ceramica), presenti e visibilmente orgogliosi di aver dato lustro alla città e alla propria attività investendo nell’arte contemporanea;

– la presenza di un laboratorio di makers attivo all’interno del museo (che sta svolgendo una ricerca per integrare l’arte della ceramica e le ultime frontiere della stampa 3D) presente e ben integrato nell’iniziativa.

PERCHÉ FERRARA NON È UNA CITTÀ CONTEMPORANEA?

Il giorno dopo, ancora esaltata dal mio peregrinare, sono vittima di sentimenti contrastanti: la voglia di mettermi subito a immaginare grandi progetti per il futuro e grandi interrogativi sul potenziale inespresso della mia città rassegnata alla nebbia.

Perché i musei della cittadina di Faenza riescono a creare interesse e grande partecipazione di pubblico facendo leva sulle collezioni e gli artisti, senza inventarsi grandi e costose operazioni di marketing, mentre Ferrara, che ha circa i 2/3 di popolazione in più e un maggior numero di musei e enti impegnati nella valorizzazione culturale, non ha mai avuto un appuntamento che durante l’anno li veda uniti e impegnati in un progetto comune?

Dati di fatto:

  1. pensate ai Musei di Ferrara. Meravigliosi e all’avanguardia nei percorsi, come il Museo Archeologico di Spina e il Museo di Storia Naturale. Io li trovo spesso non affollati come dovrebbero, assolutamente muti e sordi alle logiche della rete e scarsamente abituati all’utilizzo dei nuovi media per raccontarsi e promuoversi
  1. guardate la cartina dei FabLab dell’Emilia-Romagna – palestre per inventori e sperimentatori del nuovo fare creativo (http://www.makeinbo.it/4-e-5-giugno-2014-fiera-r2b-a-bologna/).
    Mak-ER: i FabLab della regione Emilia-Romagna

    Mak-ER: i FabLab della regione Emilia-Romagna

    Notate per caso un buco? Ahimè, corrisponde proprio alla Provincia di Ferrara, la stessa città in cui l’anno scorso, per un mese, alcune realtà imprenditoriali e associative sono riuscite con le loro forze a portare i Makers di tutta Italia e a concentrare il dibattito sui nuovi artigiani (https://www.facebook.com/MemeFerrara ), iniziativa che credo non sia stata capita dalla città – cittadini in primis.

La verità, per come la vedo io, che vorrei il meglio per la mia città e mi domando spesso come lo si possa ottenere, è che Ferrara è una città fatta di singole componenti lontane e individualiste, incapaci di condividere e abbracciare una causa comune, qui ancora il successo di un singolo è motivo di invidia cieca per i suoi simili.

Qui non avremo mai una giornata del contemporaneo, finché non si inizia a pensare in modo contemporaneo, seguendo le logiche di una pianificazione culturale condivisa, fatta di strutture e saperi aperti e messi a disposizione della collettività, che potrà essere chiamata a contribuire a questa crescita.

Da appassionata e da operatrice culturale (volontaria) sto facendo un’autocritica e un accorato appello a tutte le istituzioni cittadine: cominciamo a lavorare insieme, coinvolgendo da subito l’amministrazione che avrà il compito di facilitare i processi di crescita (processi che non passano per l’organizzazione del grande evento di portata nazionale, ma per piccole iniziative concertate rivolte ai cittadini, primi destinatari del sapere contenuto nei musei). Finché non saremo noi a dare il buon esempio e a creare massa critica e operativa, sarà molto difficile che imprese private abbiano voglia di investire in una cultura che non è motore di innovazione e sarà ancora più difficile che i giovani (unico ingrediente davvero essenziale alla sopravvivenza dei musei) abbiano voglia di formarsi all’interno di queste strutture, conoscerle e prestare al loro servizio cervelli e braccia nuovi e fertili.

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