Bondeno. Avevano fatto montare un impianto fotovoltaico da 700mila euro, sicuri di coprire la spesa grazie agli incentivi pubblici per le energie rinnovabili, ma si sono trovati costretti a una inaspettata e ulteriore spesa di 332mila euro, a causa delle prestazioni insufficienti dei pannelli. E ora i titolari della ditta Maglificio Zancogni Iliana di Bondeno hanno deciso di portare davanti ai giudici, con l’accusa di truffa, le aziende che si occuparono dell’installazione del parco fotovoltaico.
Nella giungla di regole e normative per l’accesso ai finanziamenti pubblici è facile perdere l’orientamento. Questo almeno quanto sostengono i titolari dello stabilimento di Bondeno, che si dichiarano truffati da due ditte produttrice e installatrice di impianti che avrebbero ricavato “un ingiusto profitto” dalla vendita e dall’installazione di un impianto fotovoltaico che non corrispondeva a quanto dichiarato alle autorità per l’energia elettrica. Infatti secondo la denuncia dei proprietari del maglificio, i 91 pannelli installati presso l’azienda avrebbero un rendimento del 15% più basso rispetto a quanto era stato stipulato nel contratto (110 Wp invece che 130), e questo ha impedito all’azienda di ottenere i contributi statali.
Prima dell’installazione dell’impianto l’azienda bondenese aveva chiesto alle banche un finanziamento di 700mila euro, già certa di rientrare nei parametri tecnici necessari per ottenere i finanziamenti. Ma dopo aver inoltrato la documentazione agli enti pubblici, ecco la sgradita sorpresa: per avere accesso ai finanziamenti era necessario ‘sanare’ l’impianto sostituendo tutti i 91 pannelli con prodotti più performanti. Il tutto al costo di altri 332mila euro, incassati ancora una volta dalle due imprese.
Una volta concluso tutto l’iter relativo all’impianto fotovoltaico, i titolari del Maglificio Zancogni hanno quindi deciso di denunciare i rappresentanti legali delle due aziende (oltre a M.F. anche M.M. e D.F.), e di costituirsi parte civile nel processo attraverso gli avvocati Paolo Scaglianti e Pasquale Longobucco. L’accusa è di aver truffato la società bondenese attraverso la violazione del contratto, installando pannelli meno ‘pregiati’ di quanto non fosse inizialmente previsto. E costringendo il proprio cliente a pagare di tasca propria l’onerosa sostituzione dell’impianto per non rischiare di perdere i finanziamenti pubblici.