Dom 28 Set 2014 - 662 visite
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Il decreto Notte e Nebbia ai giorni nostri

Terry May: “Nella dittatura le diversità spariscono come nella democrazia”

Notte e Nebbia - fotogramma film di Alain ResnaisNacht und Nebel, niemand gleich. “Notte e Nebbia, non c’è più nessuno” scriveva Richard Wagner, prima che Adolf Hitler prendesse l’accezione più negativa di questa frase per decidere dell‘esistenza delle persone considerate diverse all’epoca della Germania nazista. Per evidenziare l’attualità del decreto Notte e Nebbia, con il quale il regime nazista si occupava appunto della ‘sparizione’ dei prigionieri politici, l’artista Terry May ha realizzato il suo nuovo progetto sull’identità inserito nel circuito del Festival di Internazionale.

L’artista, che dopo il diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma si è trasferita a Ferrara per svolgere l’attività di pittrice e gallerista, presenterà la sua nuova mostra “Nacht und Nebel (Notte e Nebbia)” venerdì 3 ottobre alle 18 presso l’home gallery in via Porta San Pietro 56. L’esposizione, visitabile fino al 30 ottobre, è organizzata da Terry May Home Gallery con il patrocinio del Comune di Ferrara e aderisce alla decima edizione della Giornata del Contemporaneo promossa da Amaci (associazione dei musei d’arte contemporanea italiani).

Le opere pittoriche mostrano il mondo attuale come un campo di concentramento ‘rivisitato’. “Ora il regime non si chiama più regime ma democrazia – spiega Terry May – e la ‘sparizione’ avviene con metodi invisibili che annullano l’individuo: dittatura il tuo nome è democrazia”. Per l’artista, quindi, il problema della dittatura è lo stesso della democrazia: il ruolo dell’identità. “Durante il regime nazista, che deportava le persone reputate diverse, il prigioniero era privato della propria identità. Ma rispetto agli altri prigionieri politici e ai deportati, chi era preso nella Notte e nella Nebbia non aveva neanche un nome o un numero sul braccio, solo una giacca grigio scuro e due lettere bianche segnate su di essa: NN”.

Da questa immagine (visibile nel fotogramma del film Notte e Nebbia di Alain Resnais) è partita la ricerca di Terry May verso l’identità ai giorni nostri. E triste scoperta: anche noi ‘spariamo’. Tutte le volte che puntiamo il mirino sui nostri volti scende la nebbia, cala la notte, e noi spariamo. Il bisogno ossessivo di essere, di immortalarsi, di auto-ritrarsi, di metterci sempre la faccia fa vacillare la nostra identità, e per ritrovarla ci si scatta un altro ‘selfie’. Si casca così in una spirale definita “terrificante” che porta a una verità altrettanto terrificante: “il bisogno di essere tutti uguali nonostante l’identità sia tutto ciò che si è e tutto ciò che si ha”.

“La storia si ripete – commenta Terry May – perché quella Notte e Nebbia nazista non è finita: sono mutati gli usi e i costumi ma sempre e ancora Notte e Nebbia è. Di fondo chi reca fastidio ad un sistema basato essenzialmente sull’economia, che sia democratico o dittatoriale, è da eliminare. I modi sono tanti per togliere di mezzo l’individualità, la personalità, tutto ciò che fa di un essere quell’essere e non un altro – sottolinea l’artista. – I regimi usano i mezzi bruti, le democrazie hanno metodi subdoli. Incantano. Ne sa qualcosa l’Italia, una repubblica fondata sulle anti-rivoluzioni (nel senso che non se ne sono mai fatte) e sulle televisioni. Come si potrebbe avere il controllo di tante teste se fossero tutte differenti?”.

Una domanda senza risposta che aleggia tra le opere pittoriche che mostrano la sparizione dell’individuo dal punto di vista concettuale. La perdita dell’identità dal regime nazista alla società contemporanea, come è facile intuire, è un tema abbastanza complesso da rappresentare. “Ho scelto di sviluppare questo percorso – spiega l’artista – non usando le immagini strazianti del regime, che ormai passano quasi inosservate, ma basandomi su un’astrazione molto concettuale”. Tanto che la figura umana non viene quasi contemplata: “Ci sono solo due figure – specifica Terry May – ovvero quelle di Hitler e Mussolini che rappresentano un simbolo, una chiave di lettura per tutti gli altri quadri”. La mostra è composta da un’opera madre minimalista e da una ventina di opere più piccole ma molto elaborate, su cui l’artista sta ancora lavorando in vista del Festival di Internazionale con cui collabora da ormai 3 anni.

La mostra sarà visitabile su prenotazione dal 3 al 30 ottobre. Per informazioni e prenotazioni contattare il numero 320 9019341 o scrivere a terrymayhomegallery@gmail.com .

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