
Da destra: Roberta Fusari e Caterina Ferri
Il Comune di Ferrara, tramite le assessore all’Urbanistica e all’Ambiente e Attività Produttive Roberta Fusari e Caterina Ferri risponde duramente all’imprenditore Giancarlo Marangoni – che, su Estense.com, aveva lanciato un grido di dolore per la difficoltà a mantenere aperta la sua impresa a causa dei paletti piantati dalla burocrazia – accusandolo di sfruttare il sisma per continuare a non rispettare le regole.
L’impresa “sfrattata” da via Modena. La ditta di autodemolizioni di Marangoni – che impiega 8 dipendenti – era stata infatti “sfrattata” da via Modena dopo il cambio di destinazione urbanistica dell’area nel 2004, costringendo l’imprenditore a trovare, non senza difficoltà e problemi per il rilancio dell’attività, a spostare i capannoni a Vigarano Mainarda, fino a che il terremoto del maggio 2012 non li ha resi inagibili. A quel punto ha cercato di trasferire provvisoriamente i container di nuovo in via Modena, in attesa dei lavori di riparazione, ma il Comune di Ferrara aveva negato i permessi in quanto l’attività non è compatibile con la classificazione urbanistica della zona.
La posizione del Comune. “Desideriamo precisare che è dal 2004 che l’attività di autodemolizioni di via Modena deve trovare altra collocazione, a seguito di una delibera della Provincia che non approva il progetto di adeguamento, in quanto l’ambito in cui è insediata si caratterizza per essere di tipo urbano e non può accogliere attività di quel tipo, per l’impatto sul traffico e la viabilità di mezzi pesanti e per la criticità ambientale di tale attività legata allo smaltimento acque”, scrivono in una nota le due assessore fornendo una precisazione che, in realtà, era già stata data dallo stesso imprenditore. “L’atto provinciale – continuano Fusari e Ferri – prescriveva inoltre la delocalizzazione dell’attività entro 18 mesi dalla data di adozione dello stesso ed entro 6 mesi dalla stessa data la presentazione del progetto di dismissione dell’area. Solo nel 2008, ben oltre i 18 mesi previsti, il signor Marangoni con l’acquisto dell’area di Vigarano Pieve determina i presupposti per poter delocalizzare l’attività. L’area ha ottenuto una variante urbanistica con il nuovo Piano Strutturale Comunale approvato nel 2009 di destinazione d’uso residenziale, al fine di valorizzarla consentendone la trasformazione idonea urbanisticamente e come compensazione del disagio di spostamento, sottoscritta dallo stesso Marangoni”. Nel 2013 – prosegue la ricostruzione delle due amministratrici comunali – l’Arpa ha richiesto al Comune di Ferrara l’emanazione di un’ordinanza per la rimozione dei materiali, presenti nei container, classificati come “rifiuti” in accordo anche con la Provincia. A fronte di tale richiesta il Comune ha proceduto con l’ordinanza indicando i tempi entro i quali doveva essere effettuato l’intervento; l’ordinanza è stata prorogata su richiesta del signor Marangoni per consentirgli di rimuovere i rifiuti. Ad aprile 2014 – raccontano ancora – è stata richiesta un’ulteriore proroga e di mantenere in loco i container riempiendoli con i materiali provenienti dall’attività di Vigarano Pieve; non è stato possibile accogliere la richiesta di proroga – spiegano – perché presentata oltre i termini, ma è stata data comunque la possibilità di mantenere in loco i container purché vuoti in quanto l’attuale destinazione urbanistica non consente lo svolgimento di ‘attività inquinanti’”. Fatti, quelli raccontati dalle due assessore, che già Marangoni aveva descritto denunciando però l’inutilità di portare i container vuoti in via Modena in una situazione in cui la sede di Vigarano è inagibile: ” Cosa me ne faccio dei container vuoti – si chiedeva Marangoni, senza che sia arrivata una risposta – visto che mi servono proprio a sostituire il capannone inagibile? A cosa ci serve portare lì i container per poi lasciarli inutilizzati?”.
“Fatto tutto il possibile”. Per Ferri e Fusari “risulta evidente che è dal 2004 che l’area deve essere liberata e, ad oggi, ancora non è accaduto”, mentre “in questi 10 anni l’Amministrazione comunale ha fatto tutto il possibile per accompagnare la proprietà nell’individuare una zona idonea all’attività, compreso naturalmente il ricevere il signor Marangoni per trovare altre soluzioni, così come accade quotidianamente con tutti i cittadini, non solo imprenditori. E non gli è mai stato impedito di svolgere l’attività che, ad oggi, è svolta in entrambe le aree di sua proprietà”.
Il sisma non sia una scusa per non rispettare le regole. Dopo le spiegazioni arriva però l’affondo, pesantissimo, contro l’imprenditore: “Non si usi il sisma come scusa per continuare a non rispettare le regole (che valgono per tutti) e gli impegni sottoscritti molto prima del 2012 – tuonano senza giri di parole le due assessore -. E non si accusi l’Amministrazione comunale di non essere accanto agli imprenditori, a tutti gli imprenditori. Non è vero, e i fatti degli ultimi anni lo smentiscono: non solo i nuovi insediamenti (e non sempre e solo Berluti), ma anche tutto il lavoro urbanistico fatto in Regolamento Urbanistico Edilizio e Piano Operativo Comunale per agevolare l’impresa e consentire agli imprenditori tempi rapidi e strumenti flessibili”.
Rendine. Non manca, infine – anche senza farne il nome – una replica indirizzata al consigliere comunale di opposizione Francesco Rendine (Gol) che si era schierato dalla parte di Marangoni accusando il Comune di non aiutare le imprese: “Per una corretta informazione – scrivono Fusari e Ferri – stupisce come un consigliere comunale, dirigente dell’Ausl, e quindi a conoscenza delle procedure in tema ambientale, utilizzi la stampa in modo distorto per sollevare casi inesistenti, potendo utilizzare la possibilità che gli consente la legge di accedere agli atti del Comune di Ferrara, all’interno dei quali è ricostruita l’intera vicenda, consentendogli in tal modo di avere e dare alla stampa le informazioni corrette e complete. Tutta la documentazione – concludono – è naturalmente disponibile negli uffici del Comune”.
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