Eventi e cultura
5 Agosto 2014
Quest’anno sono state superate le 18mila presenze, oltre 2mila in più rispetto allo scorso anno

Ferrara sotto le stelle supera se stessa

di Elisa Fornasini | 4 min

OLYMPUS DIGITAL CAMERAFerrara sotto le stelle è finita e così anche la magia che accompagna da sempre la storica rassegna musicale di piazza Castello, che per questa diciannovesima edizione ha proposto sette concerti dal 22 giugno all’1 agosto. Una manifestazione che continua a incassare successi: quest’anno sono state superate le 18mila presenze, oltre 2mila in più rispetto allo scorso anno.

“Mi sembra un buon risultato – commenta il presidente dell’associazione Ferrara sotto le stelle Roberto Roversi – considerando l’aggravarsi della crisi economica e la diffusa psicosi da maltempo che sicuramente non ha giovato né all’acquisto dei biglietti in prevendita, né a quello in loco. Questo traguardo, inoltre, non è stato ottenuto a scapito della qualità complessiva del programma”.

E in effetti la rassegna ha portato all’ombra del Castello Estense artisti di riconosciuto prestigio e giovani autori di talento. Sold out per la data dei Simple Minds, considerata senza bisogno di spiegazioni la punta di diamante della manifestazione, e dei Franz Ferdinand che hanno confermato il tutto esaurito dopo la loro prima esibizione nella città estense del 2008. Bastille e The National portano sui ciottoli di piazza Castello circa 3mila presenze ciascuno, Le Luci della Centrale Elettrica hanno esaurito il cortile del Castello con 900 spettatori, Kodaline e The Naked & Famous, sommati insieme, hanno ottenuto lo stesso risultato.

Le due date del chiostro di San Paolo, che hanno visto sul palco Demdike Stare e Teho Teardo & Blixa Bargeld, hanno totalizzato complessivamente circa 500 presenze. Si tratta della prima edizione di Ferrara sotto le stelle off, il nuovo laboratorio sperimentale inserito nel contesto di “Zuni Outdoor” organizzato dal circolo Arci di via Ragno. “È stata una bella esperienza – dichiara Roversi – soprattutto perché mi ha permesso di aggiungere alla manifestazione un ulteriore spazio di pregio, il chiostro di San Paolo allestito con gusto, e di collaborare con due persone, Matteo Andreolini e Nicola Marighelli, con cui esiste una comunanza di visione sulla scena musicale. Inoltre, trattandosi di una venue più piccola e raccolta, si è rivelata la location ideale per continuare il lavoro di scouting e di sperimentazione che è sempre stata una delle prerogative del festival”.

Un festival che richiama anche turisti in città. “I dati relativi all’ospitalità saranno resi noti tra qualche settimana – anticipa Roversi – ma da una prima e sommaria valutazione dei report geolocali delle piattaforme di prevendita online, si può già notare che i maggiori acquisti dall’estero sono stati effettuati nel Regno Unito. La presenza di spettatori stranieri ai concerti, poi, è ovviamente da imputare a turisti o studenti già in Italia in vacanza o per scambi universitari”.

Ma qual è il segreto della longevità di questa rassegna in uno scenario economico e culturale sempre più in crisi? “Credo che la formula di accostare grandi star internazionali ad artisti in via di definitiva affermazione – risponde Roversi – permetta di tenere alto il profilo e la visibilità della rassegna e allo stesso tempo garantisca un’elevata partecipazione di pubblico. Un altro elemento vincente si è rivelata la scelta di calibrare un’offerta che potesse essere attrattiva per pubblici molto diversi tra loro, anche dal punto di vista strettamente anagrafico”. In effetti i ciottoli di piazza Castello sono stati calpestati sia dagli over 40, accorsi in massa per il concerto dei Simple Minds, sia dai giovanissimi attratti dalle sonorità dei Bastille e George Ezra.

Come tutte le manifestazioni che si rispettano, però, gli aneddoti più curiosi accadono proprio nel backstage, lontano dagli sguardi adoranti, dagli applausi scroscianti e dalle voci urlanti del pubblico. Piccoli angoli di cuore che solo agli organizzatori e allo staff è permesso di conoscere e, in minima parte, di riferire. A questo proposito “i Franz Ferdinand si sono dimostrati la stessa band scanzonata e divertente di sei anni fa anche in privato” racconta Roversi che riferisce anche che “l’aura di austerità, intransigenza e perfezionismo che circonda la figura mitica di Blixa Bargeld non è una leggenda metropolitana”.

Mentre viene smontato il palco, vengono portate via le luci e si staccano le spine degli amplificatori, la mente è già proiettata alla prossima edizione. “Abbiamo già iniziato ad abbozzare alcuni scenari per il 2015 con le nostre agenzie di booking di riferimento – anticipa Roversi – ma ovviamente fino a che non avremo un’idea precisa delle risorse a disposizione, non è possibile assumere impegni concreti. In un momento di tagli draconiani della mano pubblica, è chiaro che il ruolo dei privati assume un’importanza sempre più decisiva. In particolare, la partnership con Segest, determinante per mantenere elevata la qualità dell’offerta negli ultimi tre anni, potrebbe rafforzarsi e portare qualche piacevole sorpresa già a partire dalla prossima edizione”. Non rimane allora che chiudere gli occhi e sognare una ventesima edizione straordinaria che renda merito agli ultimi 19 anni di grande musica sotto le stelle.

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