Bisognerà attendere venerdì prossimo per conoscere l’esito dell’udienza preliminare che vede l’assessore provinciale all’agricoltura Stefano Calderoni indagato per abuso ufficio. Il gup di Ferrara si è riservato 10 giorni per valutare l’opposizione alla richiesta di archiviazione della procura sollevata dall’avvocato Carla Campanaro, che segue la Lega Anti Vivisezione (Lav) come parte civile.
È stata proprio la Lav a far partire la denuncia contro ignoti che ha portato gli inquirenti a concentrare le proprie attenzioni sull’assessore Calderoni. Che attraverso la delibera 287 del 2012 dispose l’abbattimento di 230 volpi per l’anno successivo a causa dei potenziali rischi idrogeologici per gli argini e per i possibili contagi portati dagli animali selvatici negli allevamenti del ferrarese.
Un abbattimento che secondo l’associazione animalista è avvenuto su basi e con modalità illegittime, dal momento che nell’esposto si sottolineava sia “l’omissione di un passaggio procedimentale obbligatorio” (il parere dell’Ispra), ossia la “preventiva verifica della non effettività dei metodi di controllo non cruenti”, sia le “atrocità” connesse all’uso dei cani, “che sbranano femmine e cuccioli nelle tane” o, in alternativa, “ne provocano la morte per inedia dei cuccioli qualora le madri siano uccise a colpi di fucile”. E a questo si aggiunge che, sempre secondo l’esposto della Lav, gli abbattimenti non stati nemmeno giustificabili, dal momento che “gli interventi di controllo sono accettabili solo nel caso di accertata inefficacia o inapplicabilità degli interventi di prevenzione e qualora la presenza delle tane di volpi risulti direttamente collegabile ad accertati rischi idraulici”.
Accuse sollevate dall’associazione ambientaliste ma che secondo la procura non hanno trovato basi decisive, visto che al termine degli accertamenti il pm ha avanzato la richiesta di archiviazione per l’unico indagato Calderoni. L’avvocato Campanaro, legale della Lav, ha richiesto un approfondimento delle indagini che possa portare a un rinvio a giudizio per l’assessore: “Dagli atti processuali – afferma la legale – sono emerse le modalità molto cruente con cui venivano svolte queste attività di controllo. Secondo il gip mancava la prova di questa crudeltà, ma abbiamo chiesto un prosecuzione delle indagini per verificare cosa accadeva durante questi ‘controlli’, un termine asettico che spesso nasconde intere cucciolate sbranate dai cani. Parliamo di pratiche che sono sempre state condotte, nonostante una recente legge del 2004 sulla tutela degli animali che prevede il divieto di uccisioni cruente. A Ferrara il piano di controllo sarà in vigore fino al 2015: vorremmo maggiori accertamenti su questi aspetti, richiamandoci proprio al contenuto della delibera provinciale, che comunque contestiamo, ma che prevedeva il rispetto delle norme di legge. A Siena abbiamo partecipato a un’inchiesta analoga a questa, che si è conclusa con la sospensione dell’ordinanza”.