Casoria-Adamant, le pagelle di Estense.com
Le pagelle di Estense.com della trentatreesima giornata di Serie B, che ha visto la Psa Casoria imporsi sull’Adamant Ferrara per 80-64
Le pagelle di Estense.com della trentatreesima giornata di Serie B, che ha visto la Psa Casoria imporsi sull’Adamant Ferrara per 80-64
Ancora una volta, niente da fare. Un'Adamant falcidiata dagli infortuni regge poco più di un quarto di gioco al PalaDennerlein di Napoli contro la Psa Casori
Il Comune ha aperto una sezione web dove scoprire il progetto, scaricare i materiali informativi e accedere direttamente al modulo di segnalazione per gli avvistamenti
Ieri - domenica 29 marzo - una delegazione di Fratelli d'Italia Comacchio ha accompagnato il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Claudio Barbaro in una visita sul territorio, con due tappe particolarmente significative: prima la Pineta di Volano, poi le Valli di Comacchio
Partecipazione anche da Ferrara alla manifestazione No Kings a Roma, dove sabato (28 marzo) una delegazione di Rete Pace Ferrara ha voluto prendere parte a quello definito come "un altro momento forte per riappropriarsi della possibilità di decidere"
Cento. Era stata rinviata a giudizio, imputata per omicidio colposo, per aver dato indicazioni ritenute sbagliate a una coppia di genitori. Indicazioni che secondo l’accusa avevano causato un ritardo nelle cure che risultò fatale a un piccolo neonato, morto di meningite all’ospedale di Bentivoglio due giorni dopo aver visto la luce. Ma il giudizio del tribunale è stato netto: assoluzione completa, perchè il fatto non sussiste. Una tesi che del resto era stata accolta anche dal pm Titta Ferrante, che durante l’udienza conclusiva aveva chiesto l’assoluzione per l’infermiera triagista imputata nel processo, non ravvisando alcun nesso di causalità tra la morte del bambino e quell’informazione che li indirizzò nel reparto di ostetricia.
Si chiude così il calvario giudiziario di Silvia Gilli, sulla quale pendeva dal 2009 l’accusa di aver cagionato con un’indicazione la morte del figlio di una coppia di genitori di nazionalità bengalese. Che si costituirono parti civili chiedendo una dura condanna per l’infermiera oltre che, al termine delle arringhe conclusive, 200mila euro di risarcimento. Ma sul buon operato dell’infermiera triagista era convinta anche l’azienda Ausl, che all’indomani dei fatti svolse un’indagine interna per ravvisare se vi fossero responsabilità da parte del proprio personale alla base della tragedia. Un’indagine che oltre alla Gilli si concentrò anche su un altro infermiere e su un medico del reparto ostetricia, concludendosi con una sostanziale “assoluzione interna” verso i tre dipendenti. Che durante questi anni hanno continuato a svolgere le stesse mansioni senza ripercussioni professionali di sorta.
E con l’udienza emessa ieri pomeriggio il tribunale ha accolto la tesi difensiva proposta fin dall’inizio del procedimento dall’avvocato Gianni Ricciuti, che aveva indicato come le indicazioni della triagista (unica rinviata a giudizio al termine dell’udienza preliminare), pur non trovando motivazione in un protocollo operativo dell’ospedale Santissima Annunziata, fossero effettivamente le più adatte alla circostanza in cui si ritrovava la famiglia bengalese. E che anzi – questa la linea tenuta dalla difesa – avessero con ogni probabilità fatto risparmiare alla coppia tempo prezioso per cercare di salvare il neonato, per il quale purtroppo non ci fu nulla da fare.
I due genitori tornarono nell’ospedale il giorno dopo essere stati dimessi, dopo la nascita del figlio, che dopo meno di 24 ore accusava una febbre altissima. La Gilli pittosto che mandarli al pronto soccorso – a Cento non sussiste un pronto soccorso pediatrico – li indirizzò al reparto ostetrico, dove avrebbero trovato lo stesso personale che li aveva seguiti il giorno precedente. Lì fu consigliato loro di recarsi all’ospedale autonomamente all’ospedale Bentivoglio di Bologna, luogo più adatto per risolvere la grave emergenza che si stava profilando. Purtroppo tutto fu inutile. E i due genitori cercarono di individuare una responsabilità – oggi smentita dal tribunale – da parte del personale.
“Si chiude un capitolo doloroso – commento Ricciuti dopo l’assoluzione della sua assistita – per la mia cliente, che per cinque anni ha subito un processo per omicidio colposo in cui probabilmente non doveva essere imputata. Ma non dobbiamo dimenticarci della tragedia vissuta dai due genitori del neonato, che purtroppo hanno visto morire il proprio figlio a poche ore dalla nascita. Il mio plauso va al pm Ferrante, che dopo un’intensissima attività istruttoria ha riconosciuto ciò che andavamo dicendo e ha chiesto l’assoluzione per la mia assistita”.
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