La ballerina si mette in posizione per iniziare la sua coreografia. È sola, si rannicchia, si mette il cappuccio della felpa sugli occhi, poi inizia la musica, è una canzone di Lady Gaga. I passi sono ben studiati, non è il solito “stacchetto” stile veline, si vede che ci sa fare: mima il cantato, passa le mani tra i capelli, lunghi e biondi, si accarezza il volto, i fianchi. E balla con cadenze sinuose, salta e si raccoglie nuovamente a terra. Il pubblico ammutolisce, ma non smette di registrare la scena con telefonini, videocamere, tablet. Con un’ultima piroetta, la ballerina arriva quasi in faccia alle prime file, si ferma e guarda dritta negli occhi il pubblico. I capelli ondeggiano sul volto, lo sguardo è assieme sicuro e speranzoso dell’applauso, che arriva, scrosciante. Il sorriso è smagliante: la prova è piaciuta, tutto è andato bene, anzi benissimo. Solo che la ballerina ha dieci anni, siamo in una scuola primaria ferrarese, e lo spettacolo è il saggio di fine anno degli alunni. E io resto con le mie domande su quello che ho visto, così diverso dalle esibizioni ingenue e “naif” che hanno animato il pomeriggio. E mi chiedo: va bene così? Va bene qualsiasi cosa, compresa una bambina che fa la donna sexy? E’ un modello educativo come qualsiasi altro? Non mi interessano risposte istituzionali, non le chiederei comunque tramite una testata giornalistica. Dico solo che la vita ci interroga quotidianamente, e spero che anche altri dei presenti, dopo la foto o il filmato di rito, si siano chiesti cosa hanno fotografato o cosa hanno filmato. E mi auguro che le stesse domande se le siano fatte i docenti, presenti in gran numero all’esibizione, che a me e ad altri ha lasciato non un ricordo piacevole, ma un’angoscia profonda.
Un genitore perplesso