Comacchio. Con l’arrivo dell’estate riaprono i locali del pronto soccorso dell’ospedale San Camillo di Comacchio, che resteranno aperti fino al termine della stagione balneare (indicativamente fino a fine settembre). Non mancano tuttavia le differenze con il precedente servizio e lo si capisce già dalle insegne all’ingresso degli ambulatori, che riportano la dicitura “primo intervento”: saranno quindi effettuate solo prestazioni mediche di base, in mancanza di reparti diagnostici e chirurgici necessari per le situazioni più delicate, che verranno trasferite al pronto soccorso dell’ospedale del Delta o, nei casi più gravi, al Sant’Anna di Cona.
“Adesso l’insegna descrive la realtà dei fatti”, taglia corto Manrico Mezzogori, presidente della consulta per l’ospedale San Camillo, che sottolinea come “si può parlare di pronto soccorso quando c’è un ospedale completo, ma in effetti è dal 2002 che questo era un punto di primo intervento”. Ma il nodo critico, secondo l’attivista comacchiese, è un altro: le insegne e indicazioni per l’ambulatorio, in particolare per chi proviene dalla strada principale, non sono illuminate e in parte sono ancora assenti. Si rischia quindi che turisti e automobilisti di passaggio non si rendano conto del ripristino del servizio e continuino a rivolgersi altrove per ricevere cure, rendendo di fatto superflua la riapertura del primo intervento.
“L’insegna di primo intervento va bene – puntualizza Mezzogori -, ma è alquanto discutibile quello che sta avvenendo con le indicazioni. I funzionari dell’Asl sono venuti diversi mesi fa a prendere le misure e immagino sapessero che dovevano anche premunirsi dei permessi per poter posizionare le insegne, cosa che invece non è stata fatta. Per non parlare dell’insegna sulla rampa di accesso per le auto, che non è illuminata e non può essere vista da chi viene dalla strada”.
Questioni tecniche dietro le quali Mezzogori pensa ci sia uno scopo preciso da parte dei dirigenti Asl: “Sembra che la tirino apposta per le lunghe con i tempi e facciano di tutto per non informare della presenza del pronto intervento – afferma Mezzogori – ed è evidente che viene da pensar male: in questi mesi hanno disabituato la gente a venire qui e ora mi domando come farà la gente a sapere che il primo intervento è aperto. Dobbiamo girare noi con le trombe o ci va Saltari (direttore generale Asl, ndr)? Sembra che si cerchi di far andar male questo servizio per poi poter dire che la gente si reca in altri ospedali piuttosto che al San Camillo. È da 12 anni che viene boicottato il nostro punto di primo intervento e ora non lo vogliono far funzionare nemmeno in questi tre mesi”.
Quale che sia la spiegazione ufficiale, resta il fatto che effettivamente le insegne non sono illuminate e che quella principale, lunga circa sette metri e che dovrà essere posizionata sul lato che si affaccia alla strada principale, resta ancora ‘impacchettata’ all’interno di un magazzino. Mentre il conto alla rovescia prosegue e nel giro di due giorni il primo intervento dovrà essere attivo e in funzione. “Non c’è alcun motivo per non segnalare adeguatamente questo servizio – conclude Mezzogori -: il primo soccorso non è un servizio della casa della salute, ma rientra nei servizi di emergenza e urgenza, anche se a un livello inferiore al pronto soccorso. I tecnici e i dirigenti Asl devono guardare le normative, non le proprie volontà politiche”.
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